"Cosa sarà mai l'amore?", si chiedeva Duncan, "E' un sentimento umano o solo una parola saltata fuori dalla penna di uno scrittore ottocentesco?"
L'amore è molto più di questo. E' uno stato d'animo per cui le parole si trasformano in sensazioni, in cui non c'è più niente da dire. Duncan cercava qualcuno da amare. Si sentiva solo, aveva bisogno di percepire il profondo affetto di una donna.
Chiunque non si fosse trovato nei suoi panni gli avrebbe setto: «Scuotiti, che si amori intorno ne hai a iosa».
E questo non si poteva negare.
Nella gang c'erano molte ragazze che gli facevano la corte.
Ma non erano ragazze innamorate, solo bambine tira e molla, che facevano di tutto per ottenere un sorriso, un complimento da lui. E così i suoi "amici" che lo veneravano come un dio. Ma Duncan sapeva che si sbagliavano. Sapeva di essere debole, come ogni essere umano. Eppure agli occhi degli altri era rimasto un duro. Lui, con i capelli corvini lunghi e folti, la sua bellezza sinistra, enfatizzata dal pallore, e gli occhi che ti trapassavano da parte a parte, non poteva essere nient'altro che un duro. Ma dietro quella maschera che nessuno poteva scalfire si nasconteva un cuore tenero, che si scioglieva per poco.
Ma per i suoi era il boss, si aspettavano il meglio da lui, e non poteva e non voleva deluderli. Così era riuscito a far tacere il vento in tre parole, a calmare le acque subito dopo lo tsunami. Ma in realtà non era mai stato bravo a parole.
Era timido, insicuro.
Ma soprattutto era stanco. Stufo di nascondersi dietro la maschera dell'indiferenza. Stanco di sfruttare l'ignoranza dei tanti che trovavano unica consolazione nel bere, opprimendo la libertà di pensiero. Stanco di cercare una scusa dietro l'altra. Ogni giorno doveva scovare nuove prove per convincere gli altri che lui era quello lì, insensibile, freddo, taciturno. ma prendeva consapevolezza che cercava solo di convincere sé stesso.
E aveva paura di riuscirci. Di cancellare quel poco di buono che c'era ancora in lui. Ecco perché cercava l'anima gemella. Voleva poter rivelarsi a qualcuno che lo avrebbe capito. Per non dimenticarsi di sé stesso.
Alla fine aveva gettato la spugna.
Il mondo avrebbe conosciuto solo l'opacità del suo sguardo.