sabato 22 febbraio 2014

Un canto in tempo di depressione

Ecco a voi, dopo tanto che non pubblico nulla, un'interpretazione poetica di Mary Austin di un canto tradizionale Paiute, una tribù nativa del Nord America. Credo rispecchi molto fedelmente lo stato d'animo in cui si ritrovano le nuove generazioni - e non solo - in questo momento di crisi, economica ma anche culturale. Si perdono di vista punti di riferimento e anche i propri sogni, non si sa più dove guardare...

Ora tutti i miei sogni melodiosi se ne sono andati
ma nessuno sa dove
e seguendo quali vie mi abbiano lasciato.

Tornate, oh Sogni del mio cuore,
e cantate nel crepuscolo estivo,
vicino all'insenatura e al bosco di mandorli
e al campo circondato dai lupini!

Ora rifugio devo cercarlo
nella cavità di spalle amiche,
perché il canto ha smesso di pulsarmi nelle vene
e la terra e il cielo non mi vogliono;
ora devo star vicino agli occhi di un amico
quando le alte e chiare stelle mi sono avverse.

Dolcissimo è il rifugio della fede;
tornate e cantate, oh Sogni miei,
nei palpitanti pascoli bagnati dalla rugiada,
finché l'amore per la vita non si risvegli
e la forza delle colline torni a sorreggermi.