Oggi non voglio scrivervi la solita pappardella di mio pugno, non mi va.
Voglio piuttosto comunicarvi una mia neonata passione: Nietzsche. So che egli è stato manipolato e usurpato nella sua assoluta "figaggine" da Hitler e dal fascismo, e immagino che egli stesso avrebbe voluto morire una seconda volta al solo pensiero di essere stato frainteso. So bene che essendo ateo si è scagliato in maniera particolare contro giudaismo e cristianesimo, ma ha anche apertamente polemizzato contro l'antisemitismo. Come scrive Giulia Sapi in un articolo a riguardo su http://ospitiweb.indire.it/~copc0001/ebraismo/il1.htm: assurdo e repellente risulta
l'antisemitismo, poiché non fa altro che esprimere il "risentimento" dei
falliti contro i benriusciti, contro le posizioni di prestigio professionale occupate
dagli ebrei. Sono parole dello stesso Nietzsche.
In effetti però, la sua teoria della "violenza del superuomo" è stata ripresa dal nazionalsocialismo, ed è importante ora interpretare correttamente il complesso pensiero di questo filosofo. Ma delle sue teorie non mi intendo, per ora ho solo letto il "Tentativo di autocritica" anteposto alla "Nascita della Tragedia", e aggiunto dell'autore quindici anni dopo la prima edizione di quest'opera giovanile.
In breve, anche se è molto difficile per me sintetizzare un testo tanto sublime, egli intende spiegarci come il dionisiaco, il gusto per il brutto, l'orrorifico, per una visione del mondo dominata dalle passioni, sia scomparso dalla faccia della terra. Da quando Socrate rifiutò di unirsi ad Alcibiade preferendo il filosofare, da quando egli mise in primo piano le regole della virtù e della morale, non c'è stato più un freno a fermare questa rovinosa caduta. La nostra caduta verso l'intellettualismo etico e la religione che è pura morale, cioè il Cristianesimo.
Ora vi propongo un passo di questo "Tentativo di autocritica", senza commentarlo. Provateci voi, vi assicuro che una grossa fetta di voi si gaserà moltissimo.
Se siete praticanti potreste odiarmi: questo è il pensiero di Nietzsche, ma lo condivido, ed è una bellezza vedere formalizzato in parole così alte il mio rozzo punto di vista.
Buona lettura!!
Buona lettura!!
della sensualità, un al di là inventato per meglio calunniare l'al di qua, in fondo
un'aspirazione al nulla, alla fine, al riposo, fino al «sabato dei sabati» - tutto ciò,
come pure l'assoluta volontà del cristianesimo di far valere soltanto valori morali, mi
parve sempre la forma più pericolosa e sinistra di tutte le forme possibili di una
«volontà di morte», o almeno un segno di profondissima malattia, stanchezza, di
malessere, esaurimento, impoverimento di vita; giacché di fronte alla morale
(soprattutto cristiana, cioè alla morale assoluta) la vita deve avere costantemente e
inevitabilmente torto, dato che la vita è qualcosa di essenzialmente immorale – e la
vita deve infine, schiacciata sotto il peso del disprezzo e dell'eterno «no», essere
sentita come indegna di essere desiderata, come priva di valore in sé. La morale
stessa, – ebbene, la morale non sarebbe una «volontà di negazione della vita», un
segreto istinto di distruzione, un principio di decadenza, di discredito, di calunnia,
un inizio della fine? E, conseguentemente, il pericolo dei pericoli? Contro la morale
si volse dunque allora, con questo libro problematico, il mio istinto, come un istinto
che parla in favore della vita, e inventò una sistematica controdottrina e
controvalutazione della vita, una valutazione puramente artistica, una valutazione
anticristiana. Come chiamarla? Da filologo e da uomo delle parole la battezzai, non
senza una certa libertà – giacché chi saprebbe l'esatto nome dell'Anticristo? – con il
nome di un dio greco: la chiamai la valutazione dionisiaca (ivi, pp. 10-11).
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