Voglio riportare qui di seguito in traduzione l'inizio di un articolo di Roger Cohen pubblicato sul New York Times nel 2010. In lingua originale è considerato un C1 advanced, l'abbiamo letto e commentato in classe con la nostra prof di inglese e oggi con un supplente che ha un accendo americano stupendo <3...
Questo post serve a me come rito propiziatorio per la mia vacanza studio di quest'estate in famiglia con la Mari! Quindi leggete, leggete... Intanto, ecco come lo introduce la rivista Speak Up:
"Più che un articolo è un'ode: al mondo com'era prima che la tecnologia dominasse ogni nostra singola azione. Da leggere piano, come una preghiera. Entrate nel ritmo e poi riflettete: forse sarete più o meno d'accordo con l'autore a seconda della vostra età, ma non è detto!". E effettivamente questo editoriale rievoca un mondo che non ho mai conosciuto, - sono classe '95 - ma mi piacciono talmente tanto i teen movie degli anni ottanta che vorrei esserci stata... anzi, vorrei starci dentro!
We managed just the same (ce la cavavamo lo stesso)
Prima degli sms e dei messaggi via twitter, quando c'era tempo, prima degli autovelox, quando potevi andare a tutta velocità, prima delle compagnie contro i graffiti, quando le città avevano un'anima, ce la cavavamo lo stesso.
Prima dell'omogenizzazione, quando c'era il mistero, prima dell'aggregation, quando l'originale aveva valore, prima del digitale, quando c'era il vinile, prima del Made in Chine, quando c'era Mao, prima dello stress aziendale, quando c'era fascino, ci sembrava che andasse tutto bene.
Prima sella selezione della suoneria, quando il telefono faceva "ring", prima degli individui dal reddito molto elevato, quando l'amore era tutto ciò che cui avevi bisogno, ce la cavavamo lo stesso.
Prima dei social media, quando eravamo sociali, prima di usare il pollice per scrivere sms, quando il pollice serviva per fare l'autostop, prima dell'eliminazione di qualcuno dalla friendlist di un social network, quando un amico era per la vita, prima dei "contenuti", quando raccontavamo storie, ce la cavavamo lo stesso.
Brima delle celebrità, quando c'erano le stars, prima di Google Maps, quando le bussole erano interiori, prima dei flirt virtuali, quando le gambe si toccavano, sentivamo di cavarcela lo stesso.
Prima del furto di identità, quando nessuno poteva portarvi via voi stessi, prima dei sistemi di localizzazione globale, quando erano persi, prima di monitorare e di essere allertati da sms e e-mail ventiquattro ore al giorno, quando c'era l'ozio, prima degli e- readers, quando si voltavano le pagine, ce la cavavamo lo stesso.
Prima dell'organico, quando le carote non erano categorizzate, prima del riscaldamento globale, quando temevamo l'inverno nucleare, prima si "save the planet", quando vivevamo dei nostri cantucci, sembrava che ce la cavassimolo stesso, in un modo o nell'altro.
Prima delle cigliegie di gennaio, quando la frutta aveva delle stagioni, prima del global sushi, quando mangiavi quello che avevi, prima del fast food e dello slow food, quando era solo cibo, come povevamo - potevamo - cavarcelo ugualmente?
Prima del rap, al tempo di Frank Zappa, prima della nuova proibizione, quando si consumavano i liquid lunches, prima dei reality shows, quando le cose erano reali, sì, credo che ce la cavassimo lo stesso.
Prima di dire "Ti richiamerà", quando, la gente si fissava appuntamento, prima degli algoritmi, quando si facevano le cose senza uno scopo, prima di YouTube, quando eravamo solo tu ed io, prima di Gortex, nell'umiltà, prima della stoffa antisudore, quando il sudore era sexy, prima dei telecomandi nell'era della distanza, sono sicuro che ce la cavassimo lo stesso.
Prima del multiplatform, quando le penne scrivevano sulla carta, prima dei profili, quando c'era privacy, prima della "auto silenziose", quando c'era silenzio, prima delle comunità virtuali, in un mondo con dei confini, prima delle TV a circuito chiuso, nell'invisibilità, prima dei networks, nella galassia della singolarità, ho l'impressione, se no sbaglio, che ce la cavassimo abbastanza bene.
In effetti io senza i miei affezionati lettori qui su Pretty Rotten morirei, ma un mondo più romantico e che dia spazio all'originalità, alla diversità lo sogno, e penso di non essere l'unica...
Ma non è troppo tardi ancora, non è tardi per cambiare
Per sognare altri mondi non è mai troppo tardi (Altri Mondi - Modena City Ramblers)
http://www.youtube.com/watch?v=7W82o19nGZ4
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