So bene che questo non è un diario di bordo, ma qualcosa su Londra devo scriverla. E' enorme, sei zone diversissime l'una dall'altra. E c'è una daily travel card per attraversarle tutte, per ventiquattrore, con qualunque mezzo pubblico, e costa appena 4 sterline. Beckenham, il quartiere residenziale dove vive la mia Host Family, e dove è situato in King's College, è zona cinque, tranquillo, silenzioso, con basse case di mattoni e legno, che ogni volta che passa una macchina tremano tutte, tanto che alla mia compagna di stanza per un momento tornava l'angoscia del terremoto. E' una dolce ragazza, all'inizio aveva qualche problema con lo spicy food(cibo piccante), e con i piatti tipicamente inglese che il signor Cullen, il nostro daddy inglese, ha cucinato durante la nostra prima settimana. Però alla fine anche lei si è affezionata alla famiglia, e soprattutto, meno intensamente di me però, credo, alla city. Gli spazi ampi e strapieni di gente, così squallidi a volte eppure così vitali e colorati, vissuti a pieno da giovani che li hanno resi il loro playground(terreno di gioco). Questo ho pensato giovedì scorso, verso le cinque e mezza ora locale, vedendo le rampe e le piste da ballo clandestine a South Bank Centre, dove si erge la ruota panoramica detta "London Eye"(occhio di Londra).
E' davvero un luogo poter lasciar correre la mente, dove io personalmente ho perso la testa, anche perché la mia sorellina fa skateboard e ha quasi imparato a fare l'Ollie, il che mi rende
molto fiera e, sul momento, mi trasformò completamente. Non so proprio come descrivervi questa situazione, davvero. Era come se in quel posto, in quel preciso istante, io potessi essere me stessa, libera dagli sguardi corrucciati degli invisiosi e dei benpensanti, lontana mille miglia dal giudizio dei più. Vedevo questi ragazzi, bianchi e neri insieme, in fondo a questo ex- garage disseminato di graffiti spettacolari, a ballare per terra la break- dance e a fare acrobazie e sentivo di possedere la forza di spiccare il volo, di spazzare via ogni ostacolo, etico o materiale che fosse. Ma quel prezioso, inestimabile mezzo sorriso che fa diventare raramente le mie giornate indimenticabili mi ha colto il 15 luglio, quando avevo diciassette anni da appena dodici ore. Camden Town. Grande, vivace, popolata dalla più esuberante schiera di giovani che abbia mai visto. Al secondo negozio mi sono letteralmente messa ad urlare dalla felicità. La commessa, una ventenne biondo platino dal trucco pesante, numerosi piercing facciali e completo gothic mi ha squadrato con stupore, proprio lei che sembrava uscita da "Sid e Nancy" con Gary Oldman. Ho comprato solo da lei, perché la trovavo bellissima. Adoro le mie calze di lana autoreggenti a strisce arcobaleno, non vedo l'ora di indossarle, a Natale o a Capodanno, si vedrà... E le strighe per i miei adorati Dr. Martens, e la mia cravatta nera!! Oddio ogni tanto devo guardarli per credere di averceli sul serio!! L'immagine che traspare da queste righe è di una fanciulla un po' shop- addicted, ma non mi interessa. Dopo le voci che giravano sul mio conto l'anno scorso in classe ho promesso alla mia coscienza che non giudicherò più nessuno, e smetterò di prestare ascolto alle malelingue che si bisbigliano sulla sottoscritta, in primis. Camden Town e South Bank Centre mi hanno dato una lezione importante, anche se nel profondo sono consapevole di averla sempre perlomeno sospettata: c'è posto e posto dove fare quello che davvero ti senti, ma nel tuo cuore, non puoi permetterti di essere diverso da come sei, mai! Right here, right now, You are you, and you can't change yourself.
Hey, sono sempre io, Strummer, e sono stata dove volano alti i diavoli.
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