La felicità è reale solo se condivisa (Into the Wild). L'ho visto ieri con le mie amiche, per la prima volta. E' sconcertante, il finale, intendo. Per tutta la durata della pellicola ti gasi un sacco per questo figlio di papà che ha dato tutti i suoi risparmi in beneficenza ed è partito a piedi per l'Alaska, lasciandosi tutto alle spalle in una profonda e mistica ricerca della propria essenza di uomo, nonché della verità, che sembra ascendere a sembianze divine degli occhi brillanti del giovane protagonista.
Ecco, tu sei convintissimo di essere dalla sua parte, perché chiunque, vedendo questo ragazzo correre come un pazzo dietro alle proprie idee direbbe: «Certo, amico, continua così, sono con te!». Poi, la rivelazione; la frase "La felicità è reale solo se condivisa", scarabocchiata a lettere maiuscole tra due capoversi di un manuale di piante commestibili. Non so dove avessi già sentito questo concetto, credo in uno di quei diari scolastici con le frasi famose dei film e dei personaggi famosi. Ad ogni modo dovevo averlo dimenticato, perché ho trovato la giustificazione definitiva per la nostra epoca, per l'era della globalizzazione. Cristo, che colpo di genio: non a caso il regista del film è il caro Sean Penn! Ora posso rispondere a mio padre quando mi accusa di darla vinta ai dispensatori di luoghi comuni quando sostengo che mio cugino quattordicenne deve possedere un cellulare. C'è del bello nell'essere tutti collegati in questa rete gigantesca comunemente chiamata Internet, c'è qualcosa di magico nel poter condividere le proprie emozioni persino con sconosciuti, perché nessuno può più sentirsi solo, in questo modo. Sicuramente mi verranno a dire che tutti i contatti che ci facciamo sul web sono fantasmi, sono spesso dei fake, che non è gente reale, per farla breve. Sì, d'accordo, ci vogliono gli amici in carne ed ossa, ma possono anche esserci gli amici immaginari, come dice grushenka, quelli conosciuti attraverso un computer. E' questo che rende speciale quest'epoca, ora mi è chiaro; abbiamo capito che Dio ha messo la bellezza non solo nella natura incontaminata dai nostri motori, ma anche nella mente umana, e nelle sue (spesso) incomprese creazioni. E' venuto il tempo di lasciare in pace le querce e iniziare a mettere i libri in sottilissimi parallelepipedi di silicio (Kindle, IPad, ecc.), di mandare un mms, invece di aspettare il giorno dopo per scrivere una cartolina, di aggiornare in tempo reale il tuo blog, perché tutti, ma proprio tutti, possano essere lì con te, mentre rendi magnifica la tua esistenza. Deve esserci qualcosa di maledettamente ingenuo in quello che scrivo, ma non lo ammetterò mai, chi mi conosce lo sa. Vedo la bellezza dell'istante colmo di significato che si ha avuto il coraggio di cogliere al volo, prima che diventasse fuggente insieme a migliaia di altre occasioni perse. E la tecnologia sola ci può dare questo, in alcuni casi. Per dare il contentino ai romantici, ci si può ancora mettere a correre nella pioggia come Nicolas Vaporidis in "Notte prima degli esami", ma mai vorrei tornare indietro, negli anni delle comunicazioni lente, quando potevi sentire i chilometri trascorrere come fossero ore. Persino la riflessione è portata in poche frazioni di secondo sulle spalle dei nostri neuroni, perché chi studia il nostro cervello ha scoperto anche quello. La razionalità deve diventare innata, sottomessa alla creatività del singolo, alla giustizia primitiva dell'animale sociale che è l'Uomo. Non è tutto troppo facile, come dice qualcuno, come pensa Christopher in "Into the wild". Sono diventate facili le cose prima scomode, ma la verità è sempre lì, e ogni uomo intimamente la conosce. Il tempo ci serve per tirare fuori quella verità, per quelle esperienze che ci fortificano e ci fanno crescere come individui, ma basta un click per condividere questi avvenimenti. Posso concedervelo, quest'ultimo particolare può essere inquietante, ma è solo questione di testa, poiché alcune esperienza se celate si ingrandiscono e esalano fragranze benefiche, altre esplodono o muoiono nell'indifferenza. Sta alla persona scegliere se premere il tasto "Condividi" o meno, ed sta tutto dentro al nostro cranio. E il suo contenuto va protetto, essendo l'intelligenza la nostra peculiarità. Ma ci sono momenti dove bisogna buttarsi, e fare ciò che si desidera fare. Senza starci a pensare, solo per il gusto di provare. Un verbo che sa talvolta di tè dolce allo zenzero, talvolta di ginger, di spezzatino al chili. Sempre piccante comunque, e dentro hai la sensazione di assistere, di essere partecipe di qualcosa di bello, o della Bellezza in sé. Come disse John Keats, "a thing of beauty is a joy forever". Quando sentirete questo nel profondo del vostro cuore, saprete di non dover premere il tasto "Condividi". Fidatevi, capirete: dopotutto siamo esseri umani. Un secondo tag per grushenka: dal punto di vista puramente musicale, la colonna sonora è di un certo Eddie Vedder, ti fa piacere che me ne sia accorta?
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