Bentornata a me! Giudizio sul campeggio: tenda 3, camper 200!
Grande notizia per i miei inseguitori intellettualoidi: in una bancarella di piccola/media editoria sul lungomare di Deiva Marina(vicino alle Cinque Terre) ho pescato il Decameron a otto e trenta, Romeo e Giulietta a tre e ottanta e il Simposio di Platone a cinque. In macchina all'altezza del casello di Carpi ho cominciato a leggere quest'ultimo, perché avevo appena finito "Il giovane Holden" di J.D. Salinger. Devo pensarci per capire se definirlo straordinario o soltanto un bel romanzo, però. Voglio dire, mi fa impazzire il gergo colloquiale e giovanile utilizzato, ma è la conclusione a lasciarmi perplessa. Credo che tutto abbia inizio - la conclusione - quando Holden va a casa di quel suo vecchio professore, Antolini, dalla casa del quale scappa per paura di essere stuprato o roba simile. Ho qualcosa come due facciate di libro evidenziate in rosso, giuro. Il discorso dell'uomo mi ha lasciata secca. lo incoraggia a correre dietro a ciò che vuole fare, a patto che trovi questa cosa che gli piacerebbe fare. E gli dice che una volta che avrà capito cosa vuole fare, dovrà darsi una bella mossa, velocissimamente! E che dovrà studiare sodo. Così potrà trovare la misura della sua mente, cioè ciò che alla sua stramaledetta testa va e non va giù. E' la fine di un percorso di maturazione fatto di turbamenti e sconfitte inutili. Di odio e di nausea, per certi comportamenti della gente. Tipo quello dei baristi, che non passano mai le sue ambascerie alla cabarettista di turno, o dei camerieri che non gli servono il suo amato whisky con soda. Così Holden mente - è "il più fenomenale bugiardo che abbiate mai incontrato in vita vostra", come lui stesso si definisce all'inizio del terzo capitolo -, semplicemente perché si diverte un mondo, ma secondo me anche perché non ritiene che quegli altri "bastardi", quei "balordi", sappiano chi realmente è o cosa fa nella vita. E' depresso, per quasi tutta la durata del libro, e se gli chiedi cosa gli piace ti risponde: «Allie». Solo che Allie è il suo fratellino morto, ed è l'unica sua obbiezione, e lì capisci che c'è qualcosa che non va. Perché lui al mondo non ci sta bene, preferirebbe essere sottoterra. Come dice nello stesso episodio che ho citato in precedenza il prof. Antolini, Holden appartiene a quel genere di persone che smettono di cercare ciò di cui hanno bisogno, si arrendono ancor prima di scorgere lontanamente il traguardo. Ed eccola, la citazione clou, il tocco magico che districa la matassa: «Ciò che distingue l'uomo maturo è che vuole morire nobilmente per una causa, mentre ciò che distingue l'uomo maturo è che vuole umilmente vivere per essa» (Wilhelm Stekel).
Alla fine, chi è a distogliere l'acchiappatore nella segale (il titolo originale del romanzo è "The Catcher in the Rye") dall'illusoria e fanciullesca fuga nell'ovest, lontano dagli affetti, pur di sfuggire dalla gente e dalle cose fasulle? L'innocenza, la purezza di spirito della sorellina Phoebe, mentre ride su una giostra a gettoni. E' questo che gli fa capire che deve restare. A New York. A studiare, e soprattutto a scrivere. Scrivere dei suoi turbamenti, scrivere la verità, senza compromessi, senza mitigarla dietro a falsi sorrisi, come se la vita fosse uno di quei stupidi film che danno in uno di quegli stupidi cinema che Holden odia a morte. Non come suo fratello D.B. che, come Hubbell Gardiner in "Come Eravamo", - accidenti, quanto odio quel film - spreca il suo straordinario talento di scrittore per Hollywood. E lo fa, scrive, come un ragazzino, perché è quello che è, ma anche come un uomo. Forse perché a capito che non importa se non ha ancora trovato niente di interessante per cui vale la pena continuare, ma sa che presto spunterà fuori, con tutto ciò che seguirà. Forse l'unica cosa che ha capito è che deve chiamare Jane Gallagher senza starci troppo a rimuginare sopra, ecco tutto. Che non importa se risponde la madre che è amica della sua che viene a sapere che è stato sbattuto fuori da Pencey. Ecco quando lo preferisco, il giovane Holden, quando non si preoccupa troppo delle cose.
Non so perché, sarà che lui mi ricorda tantissimo un mio amico, un po' adulto e un po' bimbo :), sarà che mi rivedo un sacco nella vecchia Phoebe, che scrive libri a tutto spiano, solo che non li finisce. Mi somiglia, per questo verso.
Non lo so, ecco, ma mi sembra di aver capito, adesso.
Non straordinario, non bello, ma indimenticabile.
Non lo so, ecco, ma mi sembra di aver capito, adesso.
Non straordinario, non bello, ma indimenticabile.
Ecco il mio giudizio, affezionati lettori. Buonanotte gente!
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