lunedì 13 agosto 2012

Who Wrote Holden Caulfield

Bentornata a me! Giudizio sul campeggio: tenda 3, camper 200!
Grande notizia per i miei inseguitori intellettualoidi: in una bancarella di piccola/media editoria sul lungomare di Deiva Marina(vicino alle Cinque Terre) ho pescato il Decameron a otto e trenta, Romeo e Giulietta a tre e ottanta e il Simposio di Platone a cinque. In macchina all'altezza del casello di Carpi ho cominciato a leggere quest'ultimo, perché avevo appena finito "Il giovane Holden" di J.D. Salinger. Devo pensarci per capire se definirlo straordinario o soltanto un bel romanzo, però. Voglio dire, mi fa impazzire il gergo colloquiale e giovanile utilizzato, ma è la conclusione a lasciarmi perplessa. Credo che tutto abbia inizio - la conclusione - quando Holden va a casa di quel suo vecchio professore, Antolini, dalla casa del quale scappa per paura di essere stuprato o roba simile. Ho qualcosa come due facciate di libro evidenziate in rosso, giuro. Il discorso dell'uomo mi ha lasciata secca. lo incoraggia a correre dietro a ciò che vuole fare, a patto che trovi questa cosa che gli piacerebbe fare. E gli dice che una volta che avrà capito cosa vuole fare, dovrà darsi una bella mossa, velocissimamente! E che dovrà studiare sodo. Così potrà trovare la misura della sua mente, cioè ciò che alla sua stramaledetta testa va e non va giù. E' la fine di un percorso di maturazione fatto di turbamenti e sconfitte inutili. Di odio e di nausea, per certi comportamenti della gente. Tipo quello dei baristi, che non passano mai le sue ambascerie alla cabarettista di turno, o dei camerieri che non gli servono il suo amato whisky con soda. Così Holden mente - è "il più fenomenale bugiardo che abbiate mai incontrato in vita vostra", come lui stesso si definisce all'inizio del terzo capitolo -, semplicemente perché si diverte un mondo, ma secondo me anche perché non ritiene che quegli altri "bastardi", quei "balordi", sappiano chi realmente è o cosa fa nella vita. E' depresso, per quasi tutta la durata del libro, e se gli chiedi cosa gli piace ti risponde: «Allie». Solo che Allie è il suo fratellino morto, ed è l'unica sua obbiezione, e lì capisci che c'è qualcosa che non va. Perché lui al mondo non ci sta bene, preferirebbe essere sottoterra. Come dice nello stesso episodio che ho citato in precedenza il prof. Antolini, Holden appartiene a quel genere di persone che smettono di cercare ciò di cui hanno bisogno, si arrendono ancor prima di scorgere lontanamente il traguardo. Ed eccola, la citazione clou, il tocco magico che districa la matassa: «Ciò che distingue l'uomo maturo è che vuole morire nobilmente per una causa, mentre ciò che distingue l'uomo maturo è che vuole umilmente vivere per essa» (Wilhelm Stekel).
Alla fine, chi è a distogliere l'acchiappatore nella segale (il titolo originale del romanzo è "The Catcher in the Rye") dall'illusoria e fanciullesca fuga nell'ovest, lontano dagli affetti, pur di sfuggire dalla gente e dalle cose fasulle? L'innocenza, la purezza di spirito della sorellina Phoebe, mentre ride su una giostra a gettoni. E' questo che gli fa capire che deve restare. A New York. A studiare, e soprattutto a scrivere. Scrivere dei suoi turbamenti, scrivere la verità, senza compromessi, senza mitigarla dietro a falsi sorrisi, come se la vita fosse uno di quei stupidi film che danno in uno di quegli stupidi cinema che Holden odia a morte. Non come suo fratello D.B. che, come Hubbell Gardiner in "Come Eravamo", - accidenti, quanto odio quel film - spreca il suo straordinario talento di scrittore per Hollywood. E lo fa, scrive, come un ragazzino, perché è quello che è, ma anche come un uomo. Forse perché a capito che non importa se non ha ancora trovato niente di interessante per cui vale la pena continuare, ma sa che presto spunterà fuori, con tutto ciò che seguirà. Forse l'unica cosa che ha capito è che deve chiamare Jane Gallagher senza starci troppo a rimuginare sopra, ecco tutto. Che non importa se risponde la madre che è amica della sua che viene a sapere che è stato sbattuto fuori da Pencey. Ecco quando lo preferisco, il giovane Holden, quando non si preoccupa troppo delle cose. 
Non so perché, sarà che lui mi ricorda tantissimo un mio amico, un po' adulto e un po' bimbo :), sarà che mi rivedo un sacco nella vecchia Phoebe, che scrive libri a tutto spiano, solo che non li finisce. Mi somiglia, per questo verso.
Non lo so, ecco, ma mi sembra di aver capito, adesso.
Non straordinario, non bello, ma indimenticabile.
Ecco il mio giudizio, affezionati lettori. Buonanotte gente!

Per chi fosse incuriosito dal titolo di quest'articolo, si tratta di una canzone dei Green Day, tratta dall'album "Kerplunk!", 1992.

venerdì 3 agosto 2012

Liceo Classico

Vecchia Poesia, apparsa su "A little Trouble in the Wind", il mio primo blog su Blog, che ho cancellato perché non lo leggeva nessuno, perché non aveva un cazzo di scopo. Eccola, di nuovo eccola qui, la mia parola d'ordine. Quella che mi ricorda le figuracce e Mapplethorpe.
Oggi ho fatto la prima versione delle 20 che quella stronza della prof. ci ha lasciato, sapete, come ricordo. Dico "stronza" e dico "ricordo" perché ci lascia, a me che piaceva seriamente come insegnante, per andare non so dove per ottenere dei punti in graduatoria. Ce l'ho a morte con lei, perché ho il terrore che ci appioppino una crudele imitazione di Mortisia o una versione edulcorata di Crudelia de Mon. Chissà. Per festeggiare il felice evento vi ripropongo questi versi. Non mi aspetto che capiate, ma non ho voglia di mettere le note, non ho tempo, la versione devo ancora finirla. Ops, dimenticavo, è latino. 

Sul bordo di una fonte fresca siede,
scalza, con poco a coprirla,
solo un berretto.
Dita fragili
stringono polvere e scarabocchi
sulle pagine di Roma.
Nel cuore smarrito la rabbia sale,
sola fra tante cose.
Così mi tormentano un “dicit ut”
e l’infelice sguardo.

Battute sui Puffi a parte...

Attenzione: questa vuole essere la mia prima recensione di un film, se "Detention", diretto e scritto da Joseph Kahn può essere considerato un film. Di norma uno cerca di essere cauto nelle prime esperienze, mentre io sarò spietata, perché mai tre euro furono spesi peggio. Cerchiamo subito di esaurire i convenevoli... Uscito in America nel 2011, presenta un cast mediocre, composto principalmente da Josh Hutcherson, Shanley Caswell e Spencer Locke, fatta eccezione per il primo nome, che qualche mese dopo aver girato questa schifezza ci ha donato una splendida interpretazione nel film d'azione "Hunger Games", pellicola di straordinaria qualità tratta dall'omonimo bestseller internazionale di Suzanne Collins, primo di una trilogia che, secondo Stephen King, "dà assuefazione". L'ho letto ed è veramente stupendo, anche se credo che per fare questo tipo di articolo bisogna essere più oggettivi possibile, quindi meglio non lasciarsi trascinare dal sentimento ed essere razionali.
Allora, cominciamo dal principio... Io e Ilaria, una mia amica, andiamo con mia sorella al Video Biff, il cui proprietario è famoso per quanto se la tira: l'altro giorno stava dicendo ad un neo- cliente di avere più titoli del Blockbuster più grande d'Italia che stava a Milano, qualcosa come 16 mila titoli, fatto chiudere dai suoi 21. Cerchiamo "Hunger Games", perché l'Illi adora la saga - che ha letto in meno di due mesi - ed il film ha letteralmente cambiato il suo modo di vedere il mondo. Sinceramente anch'io amo quel film e il libro da cui è tratto, ma devo ancora leggere "La ragazza di fuoco", per poi gustarmi "Il canto della rivolta" su Kindle, il prossimo Natale. Fatto sta che in DVD uscirà a settembre, e diamo un'occhiata in giro alla ricerca di qualcos'altro da vedere. Troviamo "Detention", dove c'è pure Hutcherson, ma la mancanza di segnalino giallo indica che non ci sono più copie disponibili. Dopo tanto osservare non troviamo niente di più accattivante, e la sottoscritta prova a chiedere se per culo non sia appena stato riconsegnato. E per culo ce lo portiamo a casa. Per tutto il tragitto mi congratulo con l'Illi per la sua fortuna. Fortuna? Si tratta di uno schifosissimo Teen Movie dell'orrore, sulla falsissima riga di Pulp Fiction, che al contrario di "Detention" è un gran bel film! E' una commediola senza capo né coda, che si snoda tra un assassino dal nome bizzarro (Cenerantola), un quaterback che nasconde il DNA di una mosca, una madre e una figlia che si scambiano i corpi e l'anno del diploma, una macchina del tempo nascosta nella mascotte della scuola a forma di orso bruno, una skater figo e una sfigata primordiale. Non c'è una trama logica, c'è solo un velo troppo vomitevole di splatter a legare vite parallele di adolescenti vuoti e adulti allo sbando. Due esempi, giusto per dimostrarvi che la vita a Grizzly Falls è una cacca: all'improvviso salta fuori un orso che sale su un disco volante alieno, e un vegetale extraterrestre travestito da canadese minaccia di uccidere tutti i vegetariani. Inoltre, verso la fine della pellicola, ci viene presentato un specie di "gioco delle scatole cinesi", di ragazzi che guardano un film dove altri ragazzi guardano un film identico, che si conclude con una ventina di secondi di porno misto sadomaso, così, a caso. Conclusione, il nostro amato Josh è un ballerino provetto che si mette con la sfigata dalla gamba ingessata, Riley (pensavo fosse un nome maschile), la figlia nel corpo della madre si spupazza il preside e la madre è ancora nel corpo della figlia, l'assassino viene ucciso dall'orso impagliato, eccetera eccetera. 
Morale della favola, il film più brutto che sia mai stato prodotto dal cinema americano. Una nota di merito va a Josh Hutcherson per essere cresciuto spiritualmente dopo aver preso parte a quella che oserei giudicare la peggior storia che sia mai stata messa sul grande schermo.
Interpretazione personale: è solo il liceo, non è la fine del mondo.
P.S: Chi l'ha visto potrebbe indicarmi la morale? Non la trovo!!
P.P.S: Uomo Mosca sei mitico!, e i Puffi hanno ispirato Avatar.