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venerdì 9 novembre 2012

Mio bel roseto, 
alto, rendi brillante
il cielo, in sfumature diviso
dal petalo in gocce intriso. 
Sulle foglie tue stelle e etere scuro
giocane all'uomo nero.

Sempre al mio costato giaci, 
qualora io annaffi 
la terra cangiante.

venerdì 3 agosto 2012

Liceo Classico

Vecchia Poesia, apparsa su "A little Trouble in the Wind", il mio primo blog su Blog, che ho cancellato perché non lo leggeva nessuno, perché non aveva un cazzo di scopo. Eccola, di nuovo eccola qui, la mia parola d'ordine. Quella che mi ricorda le figuracce e Mapplethorpe.
Oggi ho fatto la prima versione delle 20 che quella stronza della prof. ci ha lasciato, sapete, come ricordo. Dico "stronza" e dico "ricordo" perché ci lascia, a me che piaceva seriamente come insegnante, per andare non so dove per ottenere dei punti in graduatoria. Ce l'ho a morte con lei, perché ho il terrore che ci appioppino una crudele imitazione di Mortisia o una versione edulcorata di Crudelia de Mon. Chissà. Per festeggiare il felice evento vi ripropongo questi versi. Non mi aspetto che capiate, ma non ho voglia di mettere le note, non ho tempo, la versione devo ancora finirla. Ops, dimenticavo, è latino. 

Sul bordo di una fonte fresca siede,
scalza, con poco a coprirla,
solo un berretto.
Dita fragili
stringono polvere e scarabocchi
sulle pagine di Roma.
Nel cuore smarrito la rabbia sale,
sola fra tante cose.
Così mi tormentano un “dicit ut”
e l’infelice sguardo.

giovedì 5 luglio 2012

Lontananza

Vago impaurita nel vuoto
che hai lasciato, sconfinato. 
La bufera del cuore, cieca, 
scolorisce i passanti;
lacrime legittime, brillanti
fan di ghisa questo moto viscerale, 
fanno me la stessa tua cangiante emozione. 

Il mio cervello mentiva, non sono un'amica. 

sabato 12 maggio 2012

Antica speranza


Per i popoli dell'antichità(ce lo dice Esiodo nella sua Teogonia), la speranza era il male più terribile - la intendevano come "illusione"-, l'unico rimasto chiuso nello scrigno di Pandora. Siamo proprio sicuri?

Tu, che voli con lieto peso, falco d'argento,
mi gettasti in una voragine bagnata dal firmamento.
Caddi così, Lucifero ancor troppo viva era,
non ti curasti di me, impacciata chimera!
La tua volta celeste di gioia tanto splende,
che ancor mi tiene in vita – Oh, che fatica
nutrire il braciere!

Ho realizzato che il randagio più caro
può reggerti la morte.
Di notte al sole nel buio inaspettato
inconsapevole hai morso il mio cuore.

Eppure muterei forma, colore,
cambierei l'anima, il volto,
per il tuo amore.
L'ho perso nella caduta, devo ritrovare l'ardore
di comunicarti roca la mia illusione.
Ho paura, ma spero che non sia stato errore banale,
pensar e credere di averti così, al naturale.

mercoledì 21 marzo 2012

Camargue(Visione)

Oggi non è solo il primo giorno di quella stagione ventosa e soleggiata(la mia preferita), in cui nasce l'erbetta fresca e ci si spoglia dei maglioni come le cipolle delle loro pelli; oggi è anche la giornata mondiale della poesia, se non vado errando. Cosa posso fare se non lasciare un mio piccolo, personale contributo? 
Buona lettura. 


Il sangue profuma,
profuma la palude,
sa di lavanda perfino
il manto dei puledri,
macchiato di verde.
Appaiono solitarie candide
piume, mutevoli sotto il sole
d'oriente; antiche balie
che sorvolano rosei cugini immobili
e zoppi. Non c'è odore nell'aria
che parli di loro, poveri!
Qui i monti son di sale,
di Dioniso il nettare cresce sul mare,
così l'aroma intorno si perde e rimane...

Un zingara di rosso vestita
improvvisa sgomenta una ballata;
nera la madonna¹ la guarda:
com'è impacciata!
Eppure finalmente alla brughiera
si volge ammirata la gitana,
e il vento coglie un dolce:
«Grazie Sara¹».

¹ Sara la nera, Patrona dei Rom, spesso confusa con la Vergine Nera, è una manifestazione sincretistica e cristianizzata della dea indiana Kali della creazione, della malattia e della morte, poiché i primi gitani ad arrivare in Francia si ritengono di origine indiana. Arrivò a Saintes-Maries-de-la-Mer come serva di Maria Salomè, insieme anche a Maria Iosé e alla Maddalena. La sua festa viene celebrata il 24 maggio.

venerdì 22 luglio 2011

"Malinconica" e "A Omar"


Malinconica
vado per il mio giardino
accarezzando con le dita
le rose di sangue
.
per cicatrizzare
il dolore della mia solitudine.




Eravam piccini,
si giocava spesso,
si piangeva per un niente.
Nel cortile mi lanciava una palla
la biondina, e così io a lei.
Di soppiatto eccoti,
a tirarle i fili d'oro,
a farla gridare.
Si sentivano due urla solo per un attimo:
giungeva poi il riso,
limpido, sereno, vero,
una pioggerella d'estate.


Eravam piccini,
non c'era sospetto nelle nostre pupille,
nessuna antipatia nelle voci cristalline.
Non c'importavano gli occhi a mandorla,
la goffaggine, la lingua aggrovigliata...
A triangolo volava la palla,
e questo ci bastava.
 

La prima poesia è stata collegata tra i finalisti del "Premio Scafati" Edizione 2010. 26° Trofeo Nazionale di Poesia e Narrativa del Ragazzo. La Seconda è stata premiata tra i finalisti del Concorso indetto dalla Città di Carpi, "Nati per Vincere?", sul tema della disabilità.