Sono solo una ragazza che non è abituata a fare le cose solo perché le fanno gli altri. Mi piace essere indipendente, non ho sempre bisogno del gruppo per sentirmi a mio agio, spesso basta un'amica o due con cui parlare e guardare un film. Oppure mi accontento di una lettura solitaria, si sta in pace. Ma ho commesso un errore grossolano. Io amo la musica, e il mio genere madre è il Punk. Mi piaceva considerarmi parte di questa cultura, perché mi faceva sentire più forte degli altri, mi piaceva semplicemente l'idea di appartenere a qualcosa di più grande della classica e generica massa adolescenziale. Ma ho scoperto di odiare le etichette, eppure mi ero affibbiata da me una razza, come fanno negli articoli culturali dei settimanali. Amo il genere, la musica, la cultura del “Anyone can do it”, in parte anche quella del “I don't care”. Ma la verità è che il Punk è morto, inutile che i Green Day o i Rancid continuino a ripetere il contrario. E' solo moda, ora. E alla fine degli anni '70 era solamente una trovata per far soldi, ideata dall'indiscutibile genio di Malcolm McLaren, manager dei Sex Pistols. Ma la gente ci credeva, e continuava a “spaccare il muso al caritatevole prossimo”. Ma un “bel” giorno, il 14 gennaio 1978, Johnny Rotten, frontman dei Pistols, pronunciò una frase famosa ma che a mio parere non tutti hanno ben chiara: « Ever get the feeling you've been cheated? » Cioè « Avete mai avuto l'impressione di essere stati imbrogliati? »
Il fatto era che Johnny non si divertiva più, era schifato dal nichilismo di Sid Vicious e dal comportamento di McLaren (in seguito saltò fuori che avesse pagato il pubblico di quell'ultimo concerto e di molti altri per infierire sulla band, al solo scopo di attirare giornalisti e carabinieri). Il cantante esortò il pubblico a non prendere sul serio la loro aggressività, probabilmente anche lui si era sentito usato, come testimonia il successivo procedimento giudiziario contro il loro ex manager. Insomma, il punk è morto quando Sid Vicious volò in cielo accanto a Nancy. Ma forse è meglio così; non abbiamo bisogno di un nome che ci distingua, dobbiamo essere noi a distinguerci con i nostri comportamenti. Siamo più liberi senza quella stupida etichetta. Grazie John! Strummer ©
E' solo una nota della mia pagina di facebook che ho spedito a un concorso. Almeno è come la penso veramente.
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