domenica 22 aprile 2012

Otto anni e Protestante

Alle elementari, a Parigi, abbiamo parlato poco della Riforma, in Storia. Abbiamo fatto solo le guerre di religioni in Francia, come potete immaginare, dalla pace di Cateau- Cambrésis in poi. Quest'anno invece abbiamo studiato per bene le modifiche dottrinali introdotte da Martin Lutero, e mi ha colto come un rivelazione. 
Prima di tutto mi ha affascinata la figura di quel monaco agostiniano che nel primo quarto del VI° Secolo ha spaccato il mondo in due. E' semplicemente incredibile la sua opera; nei decenni più bui e corrotti della Storia cattolica, un uomo nato lontano da Roma si è ribellato a questo marciume, difendendo i poveri e gli ignoranti dai soprusi di una Chiesa che, interessato solo ed esclusivamente al denaro e al potere temporale, sfruttava il terrore dell'eterna dannazione per ricostruire la Basilica di San Pietro, attraverso la vendita delle indulgenze. Il cinico e mediocre Leone X inizialmente non da' peso alle 95 tesi di Lutero, ma dovrà presto ricredersi. Le sue opere - "Alla nobiltà cristiana di nazionalità tedesca", "La cattività babilonese della Chiesa" e "La libertà del cristiano" -, grazie allo sviluppo della stampa a caratteri mobili, ben presto fecero il giro del mondo allora conosciuto. Lutero venne scomunicato, ma bruciò la Bolla papale insieme ad alcuni testi di diritto canonico. Nonostante quest'ennesimo gesto, apparentemente violento, a simboleggiare la definitiva spaccatura con il cattolicesimo, il teologo tedesco si dissocerà dai saccheggi e dai massacri compiuti da contadini e cavalieri perpetrati in suo nome, dal 1522 in poi.
Nel giugno del 1530 venne presentata all'Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico la Confessione Augustana, e Carlo V non poté fare che ascoltare. La Riforma di Lutero non solo aprì le porte alla libertà di culto, ma fu importante anche per l'economia moderna. Infatti, mentre il Papato considerava disdicevoli i mestieri che avevano a che fare con il denari(mercante, banchiere...), il Calvinismo(religione protestante introdotta a Zurigo da Jean Chauvin, teologo che aveva apprezzato alcune parti della riforma luterana, come la semplificazione della messa e i due sacramenti e mezzo(battesimo, comunione, confessione come mezzo- sacramento), fonda la ricerca della chiamata divina nell'impegno lavorativo, e quindi incoraggia i mercanti ad investire, cogliendo nei successi segni della benevolenza di Cristo. Per questo motivo, ancora oggi, il Calvinismo è praticato soprattutto in Svezia e in quei paesi dove regna il capitalismo più evoluto. Inoltre, la traduzione della Bibbia di Lutero ha posto le fondamenta per il tedesco moderno. 
In quarta elementare c'era un solo bambino protestante nella mia classe, a Parigi, si chiamava Bruno. Me lo ricorderò sempre, il giorno in cui lo imparai tornai a casa e dissi che ero protestante. Avevo otto anni, probabilmente non sapevo neanche il significato di quel vocabolo. Ora però me ne rendo conto, e sapere quello che ci sta dietro mi fa venire quel famoso mezzo sorriso, che vuol dire: «Proprio questo aspettavo, solo che non sapevo dove trovarlo». 
Battezzarsi però è un'azione lontana, un po' per paura di non fare la scelta giusta, un po' perché comunque mi da' ancora un poco l'idea di due catene da cui non puoi liberarti. Sarà ben bello così, no? Infondo io e Lutero siamo identici: non ci serve un tramite per arrivare a Dio, siamo un tutt'uno con una scala invisibile. Perché Lui ci guarda e sorride, perché quello che ci capita, quello che facciamo, Lui lo ha fatto migliaia di volte. E' come se Lui fosse in noi, in ognuno di noi. Ci consiglia, ci ama, non ci giudica, ci perdona. Con o senza battesimo, dentro o lontano dalla chiesa, Lui c'è. Anzi, André Gide direbbe che è nel peccato che Dio ci è più vicino. Sorride, e si sente più umano, quando noi ci sentiamo maggiormente Suoi figli. 
Date pure la colpa alla mia formazione umanistica attualmente in corso, ma credo che il mio Dio sia un sinolo di tutti gli dei dell'Olimpo, un Dio antropomorfico, umano, con i vizi, i pregi, i desideri di noi mortali, che ha voluto trasmetterci perché la vita, che è preziosa proprio perché ha un confine, fosse perfetta, perché ogni attimo di dolore o di gioia fosse da assaporare come l'ultimo. Eccolo, il mio Signore, il mio daimon socratico personale, perfetto nella sua imperfezione, saggio perché ha imparato dagli strafalcioni dei suoi figli, molteplice perché dimora in ogni essere umano, eterno per una scherzo del Destino.

sabato 14 aprile 2012

Melodie fulminanti

Durante le vacanze pasquali ho comperato un vecchio numero di "Poster", un mensile per ragazzine oche che contiene di norma due mega-poster e le cui pagine sono costituite da mini-poster recanti sul retro la descrizione dell'immagine. Mi è andata grassa che era un numero dedicato ai gruppi Rock. Così ho coperto una buona parte del mio armadio con i ritratti dei miei beniamini, per l'esattezza: Green Day, Verdena, Blink 182, Nevruz e Simple Plan.
Questi ultimi li ho appesi solo perché hanno suonato la sigla dell'ultima serie di Scooby Doo, e io vado matta per i cani fifoni(insieme a grushenka sono una fan di "Leone il cane fifone"). Io e Nevruz abbiamo in comune che ascoltiamo i Nirvana, ci vestiamo male, che siamo pazzi scatenati e folli veri. I Verdena mi piacciono perché, come dicono loro stessi, fanno Rock in Italia, non Rock italiano, è diverso. I Green Day li ho sposati fino a American Idiot, perché fino al quel loro meraviglioso settimo album, come dice lo stesso Billie Joe, sono pieni di rabbia e nient'altro, sono vuoti. Già, il vuoto, bella sensazione, vero? Qualche volta a questa mia testolina confusa un po' di cloroformio farebbe bene, credo.
Vi siete accorti che ho lasciato indietro una band? Certo, questa "recensione" vuole essere principalmente dedicata a loro: i Blink 182.
Premettendo che il mio preferito del tre musicisti pop punk statunitensi è Travis Barker, il batterista pieno di tatuaggi, fino a una settimana fa non li avevo ancora ascoltati seriamente.
Ma incominciamo del principio... Lunedì per caso sono finita su "American Pie - il primo assaggio non si scorda", film commedia squallido ma divertente, devo dire. Dovete sapere che dopo aver guardato un film io vado sempre su YouTube e mi ascolto tutte le soundtracks. Bene, c'erano loro, con "Everytime I Look for You" e "Mutt". La Teti mi ha prestato una chiavetta con trentotto brani, e li ho ascoltati tutti in un pomeriggio di relax totale(era ieri, mi pare), insieme a compilations degli Oasis e dei Red Hot Chili Peppers.
Insomma, veniamo al sodo... Ho riscoperte in tracce come "Dammit", "All the small things", "Dumpweed" e "What's my age again" la fulminante efficacia testuale e melodica dei Primi Green Day, con l'unica differenza(lo ammetto, non del tutto indifferente) di una maggior orecchiabilità.
La capacità di concentrare il meglio delle emozioni in meno di due minuti e mezzo e la forza di martellanti grancasse e piatti, uniti all'ironia di videoclip esilaranti - vedi "First Date" -, è questo ciò che mi aspetto da una band revival punk, e i Blink hanno pienamente soddisfatto le mie aspettative. Si pensi inoltre all'elevato numero di covers illustri da loro interpretate("The Longest Line" dei NOFX, "A Letter to Elise" e "Boys don't cry" dei Cure), anche se rispetto ai loro colleghe Green Day dimostrano minor capacità di innovazione compositiva, proprio a causa delle numerose covers. Nonostante ciò, la voce di Tom è una piacevole novità per le mie orecchie, abituate al suono graffiante e cupo dei versi di Billie Joe Armstrong e del caro John Lydon. Staremo a vedere se il gruppo si evolverà dopo essersi riunito nel 2009 dopo lungo silenzio. Mi consola la convinzione di Travis, che in un'intervista dice: "Molti dicono che chi decide di far parte di una punk rock band non sa che cosa sta facendo. In realtà, io sono molto serio riguardo a queste cose e so perfettamente dove voglio arrivare". Lui ci crede, e anch'io.

Io egemone

"Sostiene Pereira" mi è piaciuto talmente tanto che voglio proprio scriverci su qualcosa. Non ho il libro sottomano quindi le citazioni non sono puntualissime, ma il titolo di questo articolo me lo ricordo bene perché devo averlo sottolineato due volte con la matita celeste, come parola interessante, da cui partire per fare una riflessione.
Innanzitutto, credo lo si possa definire un romanzo filosofico. Leggerlo è stato un po' come quando si iniziano a studiare i primi filosofi greci, quelli impegnati a cercare l'arché, il principio di tutte le cose. Più vai avanti e più pensi che questi dovevano farsi di chissà cosa, nient'altro. Poi arrivano Platone e Aristotele, e lì sì che si incomincia a ragionare. La prof. inizia a fare delle belle discussioni, ci si sbizzarrisce, emergono i pensieri contorti e illuminanti di compagni che prima ritenevi stupidi e inutili alla tua classe, perché di cretini ne aveva già abbastanza. Ecco, leggere "Sostiene Pereira" è stato così; all'inizio c'è un vecchio giornalista solo, triste, grasso, sempre sudato, con la fobia della resurrezione della carne, che non faceva altro che mangiare roba fritta e limonate metà zucchero, metà succo di limone. Poi arriva un ragazzo biondo, di origini italiane, Monteiro Rossi, che scrive necrologi anticipati e ricorrenze improponibili per il regime salazarista in cui è ambientata la vicenda, troppo rivoluzionari e esterofili per un Paese, come il Portogallo del 1938, attaccando con ferocia, ad esempio, Marinetti e D'Annunzio. Nonostante tutto, Pereira conserva i pezzi, e paga il giovane praticante. Non sa neanche lui perché lo sta facendo, lo ripete alla fine di ogni capitolo. Eppure pian piano qualcosa cambia, in quell'uomo solo, vecchio e mediocre, che si interessa solo di letteratura e non si schiera mai apertamente contro il regime. Grazie all'amico cardiologo e psicologo dottor Cardoso, Pereira realizzerà che è giunto per lui il momento di mettere da parte la sua precedente carriera di cronista e la dolorosa scomparsa della moglie, col ritratto della quale parla ogni giorno, di elaborare il lutto e smetterla di vivere nel passato. Pereira si pentirà della sua vita passata senza mai prendere posizioni decise, e compirà infine una dolorosa e appassionata presa di coscienza. 
La principale componente filosofica del romanzo è l'esposizione da parte del dottor Cardoso della "Teoria della Confederazione delle Anime", messa appunto dai filosofi francesi Théodule Ribot e Pierre Janet. Secondo la suddetta tesi non esisterebbe nel nostro corpo un'anima sola, ma ce ne sarebbero numerose, intese come personalità, che, susseguendosi una dietro l'altra al comando dell'individuo, prenderebbero di volta in volta il nome di io egemone, costituendo una nuova norma di breve durata. 
Il racconto ci lascia intendere(o perlomeno a me piace vederla così) che Pereira con la sua presa di coscienza acquisisca l'io egemone che conserverà fino alla fine dei suoi giorni, come espressione della sua vera essenza. 
Un uomo che usava pubblicare le sue traduzioni di autori francesi nell'anonimato, per non lasciar intendere che la pagina culturale del "Lisboa" era formata da lui solo, quindi per orgoglio, finalmente firma col suo cognome di origine ebraica(espediente di Tabucchi per commemorare il popolo israelita, colpito dall'odio della dittatura nazista) il necrologio del giovane Monteiro Rossi, ucciso a sangue freddo dai sostenitori del regime di polizia instaurato nella città.
"Sostiene Pereira" mi ha enormemente colpita. Ho visto nel percorso di formazione del protagonista il viaggio di ogni uomo, impegnato quotidianamente nell'identificazione di problemi, spesso più grandi di lui, e combattuto tra l'allettante e serena opportunità di voltare la testa, di non guardare, e la doverosa, ma insidiosa prospettiva di fare qualcosa, nel proprio piccolo. Dopotutto Pereira è una persona mite, tranquilla, non ha mai avuto problemi con la censura, è un uomo di tutto rispetto. Perché dovrebbe immischiarsi alla causa repubblicana, perché dovrebbe andarsene via, in Francia, simbolo di libertà? Dopotutto è un letterato, non centra niente con la politica. Eppure fa ciò che è giusto, perché va fatto. Perché deve recuperare il tempo perso, come chi esce dopo quattro anni da un convento in cui è stato recluso per possesso di marijuana, come chi si accorge dopo anni che la persona giusta ce l'ha sempre avuta davanti, solo che non la vedeva, forse perché daltonico(mio caro Harry, una visita dall'oculista?). Soprattutto, secondo il mio modestissimo parere, perché "Il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso. Quale sarà il tuo verso?"(L'attimo fuggente). 
Arrivederci alla prossima "recensione": quasi sicuramente la scriverò su un grafic novel, Watchmen, gentilmente prestatomi da F.T..

giovedì 5 aprile 2012

I diritti inprescrittibili del Lettore - Daniel Pennac

I. Il diritto di non leggere
II. Il diritto di saltare le pagine
III. Il diritto di non finire un libro
IV. Il diritto di rileggere
V. Il diritto di leggere qualsiasi cosa
VI. Il diritto al bovarismo (malattia testualmente contagiosa)
VII. Il diritto di leggere ovunque
VIII. Il diritto di spizzicare
IX. Il diritto di leggere ad alta voce
X. Il diritto di tacere
(Daniel Pennac, Come un romanzo)

1) Avrei voluto dire alla mia prof. di italiano che i libri che ci ha dato da leggere durante l'anno scolastico mi hanno fatto cagare alla seconda pagina, e invece me li sono letti tutti e tre perché sono troppo ligia. Amo il motto della mia Teti, quando dice: «Io mi sono rifiutata!»
2) Nel mio caso non è è proprio come quando Harry dice a Sally: «Quando compro un libro io leggo l'ultima pagina per prima, così se muoio prima di finire so quello che succede», ma poco ci manca. Nel senso che se vedo che la narrazione non va avanti apro a caso un paio di pagine dopo, ma credo che questo sia un'abitudine assai comune. 
3) "Piccole Donne", "la Freccia Nera" di Stevenson, "la Lunga Marcia" di King, "Johnny Rotten, L'autobiografia"... Sono solo alcuni dei bellissimi libri che ho lasciato a metà, promettendo a me stessa di finirli, prima o poi...
4) "La compagnia dei celestini" di Stefano Benni, capolavoro della mia IV Ginnasio, pienamente apprezzato in I Liceo. 
5) Eh sì, leggo anche le rubriche hard di Cosmopolitan e i Vangeli Apocrifi, oltre ad Andrè Gide.
6) Come recita la quarta di copertina di "Lilli de Libris e la biblioteca magica" di Jostein Gaarder e Klaus Hagerup, "Quando leggo un libro che mi piace, è come se i miei pensieri volassero via oltre la pagina che sto leggendo; cioè il libro non è solamente parole o figure sulla carta, ma tutto quello che io stesso immagino mentre leggo". 
7) Oh, come vorrei leggere un libro su un ramo, addormentarmi, rincorrere il Bianconiglio, uccidere il Ciciarampa e svegliami cadendo dall'albero!...
8) A volte capita di leggere più libri contemporaneamente, soprattutto se sei in possesso di un Kindle. Ed è così bello andare a piluccare in giro per i tomi già esplorati e riscoprirne i proverbi e le sagge frasi(perciò non apro libro senza avere una matita in mano xD). 
9) La mia sorellina si infastidisce se lo faccio, ma negli anni leggere ad alta voce mi ha aiutata a combattere la timidezza. 
10) Tacere, tacere... A volte di certe cose non parlo con nessuno, ma poi arriva quel personaggio, che guarda caso sta passando un periodo simile al mio... Ci accompagniamo vicendevolmente verso l'ennesimo mistero della vita. 
Firmato,
La vostra divoratrice di storie compulsiva, che vi adora e vi abbraccia. 
P.S: Starò fuori città fino a martedì, riuscirete a sopravvivere senza il racconto della mia patetica vita senza senso?!

Pilates

Non vi ho mica detto la novità! Pratico un'attività sportiva! Sì, proprio io, la ragazza più intera e scoordinata del pianeta, faccio pilates da quasi due mesi. Molti non lo considerano un vero e proprio sport, ma solo perché è ancora poco conosciuto. Vi assicuro che si fa una fatica bestiale. Si tratta di una specie di ginnastica a corpo libero, che si svolge soprattutto stando supini. Gli esercizi possono essere a corpo libero o richiedere dei particolari attrezzi. Il fine di questa disciplina è sviluppare tutti i muscoli del corpo, uno alla volta, allungare gli arti, combattere la rigidità. Lo adoro, se non fosse per quel dannatissimo magic circle! Dio quanto lo odio quell'aggeggio. La mia istruttrice me lo fa mettere tra le caviglia o tra le ginocchia, e a quel punto ovviamente sbaglio l''esercizio perché non capisco più che muscolo devo usare. Oggi però abbiamo preso il Foam Roller, un rullo spesso e di media lunghezza di polistirolo. E' stata una seduta rilassante, 'stavolta.
Il bello di questa disciplina è che, qualunque esercizio tu esegua, se sei concentrato senti il tuo corpo rigenerarsi completamente. Senti le vertebre della colonna vertebrale una per una, e con il culo sul Foam Roller è ancora più bello perché il sangue va verso le gambe e le senti leggere leggere. Immaginate questa sequenza: piedi sul Foam Roller, bacino sollevato. Per tornare in posizione neutra(spalle e bacino per terra, zona lombare sollevata nella cosiddetta "casa del topo"), bisogna chiudere la gabbia toracica e mettere per terra la spina dorsale una vertebra alla volta, e vi giuro che non è per niente semplice! Non per scoraggiarvi, se cercate un nuovo sport o se dovete praticare riabilitazione ve lo consiglio; Pilates era un paraplegico che si è rimesso in piedi ideando questo sistema di allenamento, che utilizza alcuni elementi dello Yoga(la respirazione) e del Do- in. Intanto per quello che mi serviva sta funzionando, mi sento più salda sulle mie gambe! E mi stanno venendo certi addominali! Vabbè la smetto con questa auto celebrazione, la mia istruttrice dice che sono portata e già per me questo è un gran bel traguardo!!
Mi rendo conto che la mia descrizione può è imprecisa e approssimativa, non sono una personal trainer. Per ravvivare l'attenzione di quei pochi volenterosi che sono giunti annoiati fin qui, vi faccio notare che il pilates è forse lo sport che contiene più allusioni sessuali che io conosca! Pensate solo alla Cadillac:

Vi giuro che la prima volta che l'ho vista ho pensato male, non so voi... 
E immaginate di dover fare su e giù con il bacino, appoggiati sulla zona lombare e con il Foam Roller tra le caviglie(l'ho fatto oggi). Io non ne so niente, ma la mia istruttrice dice che per le partorienti è un esercizio utile... xD


Se volete farvi un'idea di com'è un magic circle D: vi metto solo il link, ci manca solo che mi venga una sincope rileggendo i vecchi post... 

martedì 3 aprile 2012

T'adoro - Charles Baudelaire

T'adoro al pari della volta notturna,
o vaso di tristezza, o grande taciturna!

E tanto più t'amo quanto più mi fuggi, o bella,
e sembri, ornamento delle mie notti,
ironicamente accumulare la distanza
che separa le mie braccia dalle azzurrità infinite.

Mi porto all'attacco, m'arrampico all'assalto
come fa una fila di vermi presso un cadavere e amo,
fiera implacabile e cruda, sino la freddezza
che ti fa più bella ai miei occhi.

Quando non sapete cosa scrivere, cosa c'è di meglio che commemorare i grandi della lirica?
Io e le altre del Bruno Club amiamo Charles, perché è diretto e allo stesso tempo assolutamente struggente e pieno di romanticismo. I suoi giri di parole, la sua ironia, la sua sofferenza. 
I grandi poeti del passato servono anche a questo; lanciarti un messaggino, un po' di speranza, di sicurezza... Qualsiasi cosa tu stia passando, è capitata, prima o poi, a qualche grande scrittore, che nelle sue pagine dense di esperienza vuole trasmetterci la consapevolezza che non siamo soli. Qualche volta ci lasciano una soluzione, altre la Storia ci tramanda che le vicissitudini furono ai nostri maestri fatali. Ma questo non può e non deve scoraggiarci. «Scrivete, impegnatevi» sembrano urlarci dalle loro tombe. Naturalmente l'amore non corrisposto non portò Baudelaire alla morte, ma i suicidi per amore sono una lunga schiera di gru nell'Inferno di Dante. Fatto sta che, se loro non ce l'hanno fatta a sopportare il dolore, noialtri possiamo provarci, almeno. Chissà, se son rose fioriranno... 
La poesia aiuta, cazzo se da' una mano, eccome! Impresse sul foglio bianco, le emozioni si concretizzano, possono essere comunicate, se come Re Giorgio soffrite di balbuzie. Oppure, se il vostro scopo non è dichiararvi, è bellissimo rileggere le parole del proprio cuore, la sera, al caldo sotto le coperte. E ripetersi da sé: «Cavolo, è proprio vero». Non perdiamo la speranza, nella vita non si può mai sapere...

domenica 1 aprile 2012

Rassegna filosofica incompiuta

In questo periodo sono proprio in vena di classifiche. Il Bruno Club sta affrontando, negli ultimi tempi, una rassegna di film che si possono considerare, secondo il nostro modestissimo parere, "filosofici"; per lo meno dai quali si possano trarre stimolanti spunti di riflessione. Credo proprio che questa nostra saga personale sia iniziata circa a metà febbraio, quando ho portato ad un nostro incontro "Donnie Darko". A questo sono seguiti parecchi pomeriggi passati su facebook a discutere sulle possibili interpretazioni della pellicola. Poi, abbiamo visto "L'onda", un film tedesco del 2007 sull'autocrazia. E "V per Vendetta", dopo il quale mi sono letteralmente innamorata degli uomini con la maschera(V, il principe Filippo della "Maschera di Ferro", Zorro, ecc.). Ieri ho creduto di aver trovato il lungometraggio che avrebbe finalmente distolto mia madre dall'amore incondizionato per "Come eravamo", a mio parere il film romantico più brutto, triste e finto della storia del cinema. Invece "L'amore ha due facce", con Barbra Streisand e Jeff Bridges non le ha fatto né caldo né freddo; la solita commedia romantica. Però per noi ieri sera sono state quasi due ore di risate e lacrime; come sfatare il mito dell'Amore Platonico. Vi aggiornerò nel caso(sicuro) che a questi titoli se ne aggiungano altri. Baci.

P.S: riguardo al post "Parlami d'amore" del 24 marzo, sono felice di poter dire che qualcosa di dolce sono riuscita a metterlo assieme. E' una poesia in versi sciolti che ho attaccato con il nastro biadesivo accanto all'immagine di Euripide, vicino al cuscino. Ne vado orgogliosa, e mi commuove leggerla la sera. Non la pubblico qui solo perché se lui la leggesse capirebbe immediatamente; questo non deve accadere, non ora almeno.