Alle elementari, a Parigi, abbiamo parlato poco della Riforma, in Storia. Abbiamo fatto solo le guerre di religioni in Francia, come potete immaginare, dalla pace di Cateau- Cambrésis in poi. Quest'anno invece abbiamo studiato per bene le modifiche dottrinali introdotte da Martin Lutero, e mi ha colto come un rivelazione.
Prima di tutto mi ha affascinata la figura di quel monaco agostiniano che nel primo quarto del VI° Secolo ha spaccato il mondo in due. E' semplicemente incredibile la sua opera; nei decenni più bui e corrotti della Storia cattolica, un uomo nato lontano da Roma si è ribellato a questo marciume, difendendo i poveri e gli ignoranti dai soprusi di una Chiesa che, interessato solo ed esclusivamente al denaro e al potere temporale, sfruttava il terrore dell'eterna dannazione per ricostruire la Basilica di San Pietro, attraverso la vendita delle indulgenze. Il cinico e mediocre Leone X inizialmente non da' peso alle 95 tesi di Lutero, ma dovrà presto ricredersi. Le sue opere - "Alla nobiltà cristiana di nazionalità tedesca", "La cattività babilonese della Chiesa" e "La libertà del cristiano" -, grazie allo sviluppo della stampa a caratteri mobili, ben presto fecero il giro del mondo allora conosciuto. Lutero venne scomunicato, ma bruciò la Bolla papale insieme ad alcuni testi di diritto canonico. Nonostante quest'ennesimo gesto, apparentemente violento, a simboleggiare la definitiva spaccatura con il cattolicesimo, il teologo tedesco si dissocerà dai saccheggi e dai massacri compiuti da contadini e cavalieri perpetrati in suo nome, dal 1522 in poi.
Nel giugno del 1530 venne presentata all'Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico la Confessione Augustana, e Carlo V non poté fare che ascoltare. La Riforma di Lutero non solo aprì le porte alla libertà di culto, ma fu importante anche per l'economia moderna. Infatti, mentre il Papato considerava disdicevoli i mestieri che avevano a che fare con il denari(mercante, banchiere...), il Calvinismo(religione protestante introdotta a Zurigo da Jean Chauvin, teologo che aveva apprezzato alcune parti della riforma luterana, come la semplificazione della messa e i due sacramenti e mezzo(battesimo, comunione, confessione come mezzo- sacramento), fonda la ricerca della chiamata divina nell'impegno lavorativo, e quindi incoraggia i mercanti ad investire, cogliendo nei successi segni della benevolenza di Cristo. Per questo motivo, ancora oggi, il Calvinismo è praticato soprattutto in Svezia e in quei paesi dove regna il capitalismo più evoluto. Inoltre, la traduzione della Bibbia di Lutero ha posto le fondamenta per il tedesco moderno.
In quarta elementare c'era un solo bambino protestante nella mia classe, a Parigi, si chiamava Bruno. Me lo ricorderò sempre, il giorno in cui lo imparai tornai a casa e dissi che ero protestante. Avevo otto anni, probabilmente non sapevo neanche il significato di quel vocabolo. Ora però me ne rendo conto, e sapere quello che ci sta dietro mi fa venire quel famoso mezzo sorriso, che vuol dire: «Proprio questo aspettavo, solo che non sapevo dove trovarlo».
Battezzarsi però è un'azione lontana, un po' per paura di non fare la scelta giusta, un po' perché comunque mi da' ancora un poco l'idea di due catene da cui non puoi liberarti. Sarà ben bello così, no? Infondo io e Lutero siamo identici: non ci serve un tramite per arrivare a Dio, siamo un tutt'uno con una scala invisibile. Perché Lui ci guarda e sorride, perché quello che ci capita, quello che facciamo, Lui lo ha fatto migliaia di volte. E' come se Lui fosse in noi, in ognuno di noi. Ci consiglia, ci ama, non ci giudica, ci perdona. Con o senza battesimo, dentro o lontano dalla chiesa, Lui c'è. Anzi, André Gide direbbe che è nel peccato che Dio ci è più vicino. Sorride, e si sente più umano, quando noi ci sentiamo maggiormente Suoi figli.
Date pure la colpa alla mia formazione umanistica attualmente in corso, ma credo che il mio Dio sia un sinolo di tutti gli dei dell'Olimpo, un Dio antropomorfico, umano, con i vizi, i pregi, i desideri di noi mortali, che ha voluto trasmetterci perché la vita, che è preziosa proprio perché ha un confine, fosse perfetta, perché ogni attimo di dolore o di gioia fosse da assaporare come l'ultimo. Eccolo, il mio Signore, il mio daimon socratico personale, perfetto nella sua imperfezione, saggio perché ha imparato dagli strafalcioni dei suoi figli, molteplice perché dimora in ogni essere umano, eterno per una scherzo del Destino.
