sabato 14 aprile 2012

Io egemone

"Sostiene Pereira" mi è piaciuto talmente tanto che voglio proprio scriverci su qualcosa. Non ho il libro sottomano quindi le citazioni non sono puntualissime, ma il titolo di questo articolo me lo ricordo bene perché devo averlo sottolineato due volte con la matita celeste, come parola interessante, da cui partire per fare una riflessione.
Innanzitutto, credo lo si possa definire un romanzo filosofico. Leggerlo è stato un po' come quando si iniziano a studiare i primi filosofi greci, quelli impegnati a cercare l'arché, il principio di tutte le cose. Più vai avanti e più pensi che questi dovevano farsi di chissà cosa, nient'altro. Poi arrivano Platone e Aristotele, e lì sì che si incomincia a ragionare. La prof. inizia a fare delle belle discussioni, ci si sbizzarrisce, emergono i pensieri contorti e illuminanti di compagni che prima ritenevi stupidi e inutili alla tua classe, perché di cretini ne aveva già abbastanza. Ecco, leggere "Sostiene Pereira" è stato così; all'inizio c'è un vecchio giornalista solo, triste, grasso, sempre sudato, con la fobia della resurrezione della carne, che non faceva altro che mangiare roba fritta e limonate metà zucchero, metà succo di limone. Poi arriva un ragazzo biondo, di origini italiane, Monteiro Rossi, che scrive necrologi anticipati e ricorrenze improponibili per il regime salazarista in cui è ambientata la vicenda, troppo rivoluzionari e esterofili per un Paese, come il Portogallo del 1938, attaccando con ferocia, ad esempio, Marinetti e D'Annunzio. Nonostante tutto, Pereira conserva i pezzi, e paga il giovane praticante. Non sa neanche lui perché lo sta facendo, lo ripete alla fine di ogni capitolo. Eppure pian piano qualcosa cambia, in quell'uomo solo, vecchio e mediocre, che si interessa solo di letteratura e non si schiera mai apertamente contro il regime. Grazie all'amico cardiologo e psicologo dottor Cardoso, Pereira realizzerà che è giunto per lui il momento di mettere da parte la sua precedente carriera di cronista e la dolorosa scomparsa della moglie, col ritratto della quale parla ogni giorno, di elaborare il lutto e smetterla di vivere nel passato. Pereira si pentirà della sua vita passata senza mai prendere posizioni decise, e compirà infine una dolorosa e appassionata presa di coscienza. 
La principale componente filosofica del romanzo è l'esposizione da parte del dottor Cardoso della "Teoria della Confederazione delle Anime", messa appunto dai filosofi francesi Théodule Ribot e Pierre Janet. Secondo la suddetta tesi non esisterebbe nel nostro corpo un'anima sola, ma ce ne sarebbero numerose, intese come personalità, che, susseguendosi una dietro l'altra al comando dell'individuo, prenderebbero di volta in volta il nome di io egemone, costituendo una nuova norma di breve durata. 
Il racconto ci lascia intendere(o perlomeno a me piace vederla così) che Pereira con la sua presa di coscienza acquisisca l'io egemone che conserverà fino alla fine dei suoi giorni, come espressione della sua vera essenza. 
Un uomo che usava pubblicare le sue traduzioni di autori francesi nell'anonimato, per non lasciar intendere che la pagina culturale del "Lisboa" era formata da lui solo, quindi per orgoglio, finalmente firma col suo cognome di origine ebraica(espediente di Tabucchi per commemorare il popolo israelita, colpito dall'odio della dittatura nazista) il necrologio del giovane Monteiro Rossi, ucciso a sangue freddo dai sostenitori del regime di polizia instaurato nella città.
"Sostiene Pereira" mi ha enormemente colpita. Ho visto nel percorso di formazione del protagonista il viaggio di ogni uomo, impegnato quotidianamente nell'identificazione di problemi, spesso più grandi di lui, e combattuto tra l'allettante e serena opportunità di voltare la testa, di non guardare, e la doverosa, ma insidiosa prospettiva di fare qualcosa, nel proprio piccolo. Dopotutto Pereira è una persona mite, tranquilla, non ha mai avuto problemi con la censura, è un uomo di tutto rispetto. Perché dovrebbe immischiarsi alla causa repubblicana, perché dovrebbe andarsene via, in Francia, simbolo di libertà? Dopotutto è un letterato, non centra niente con la politica. Eppure fa ciò che è giusto, perché va fatto. Perché deve recuperare il tempo perso, come chi esce dopo quattro anni da un convento in cui è stato recluso per possesso di marijuana, come chi si accorge dopo anni che la persona giusta ce l'ha sempre avuta davanti, solo che non la vedeva, forse perché daltonico(mio caro Harry, una visita dall'oculista?). Soprattutto, secondo il mio modestissimo parere, perché "Il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso. Quale sarà il tuo verso?"(L'attimo fuggente). 
Arrivederci alla prossima "recensione": quasi sicuramente la scriverò su un grafic novel, Watchmen, gentilmente prestatomi da F.T..

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