sabato 14 aprile 2012

Melodie fulminanti

Durante le vacanze pasquali ho comperato un vecchio numero di "Poster", un mensile per ragazzine oche che contiene di norma due mega-poster e le cui pagine sono costituite da mini-poster recanti sul retro la descrizione dell'immagine. Mi è andata grassa che era un numero dedicato ai gruppi Rock. Così ho coperto una buona parte del mio armadio con i ritratti dei miei beniamini, per l'esattezza: Green Day, Verdena, Blink 182, Nevruz e Simple Plan.
Questi ultimi li ho appesi solo perché hanno suonato la sigla dell'ultima serie di Scooby Doo, e io vado matta per i cani fifoni(insieme a grushenka sono una fan di "Leone il cane fifone"). Io e Nevruz abbiamo in comune che ascoltiamo i Nirvana, ci vestiamo male, che siamo pazzi scatenati e folli veri. I Verdena mi piacciono perché, come dicono loro stessi, fanno Rock in Italia, non Rock italiano, è diverso. I Green Day li ho sposati fino a American Idiot, perché fino al quel loro meraviglioso settimo album, come dice lo stesso Billie Joe, sono pieni di rabbia e nient'altro, sono vuoti. Già, il vuoto, bella sensazione, vero? Qualche volta a questa mia testolina confusa un po' di cloroformio farebbe bene, credo.
Vi siete accorti che ho lasciato indietro una band? Certo, questa "recensione" vuole essere principalmente dedicata a loro: i Blink 182.
Premettendo che il mio preferito del tre musicisti pop punk statunitensi è Travis Barker, il batterista pieno di tatuaggi, fino a una settimana fa non li avevo ancora ascoltati seriamente.
Ma incominciamo del principio... Lunedì per caso sono finita su "American Pie - il primo assaggio non si scorda", film commedia squallido ma divertente, devo dire. Dovete sapere che dopo aver guardato un film io vado sempre su YouTube e mi ascolto tutte le soundtracks. Bene, c'erano loro, con "Everytime I Look for You" e "Mutt". La Teti mi ha prestato una chiavetta con trentotto brani, e li ho ascoltati tutti in un pomeriggio di relax totale(era ieri, mi pare), insieme a compilations degli Oasis e dei Red Hot Chili Peppers.
Insomma, veniamo al sodo... Ho riscoperte in tracce come "Dammit", "All the small things", "Dumpweed" e "What's my age again" la fulminante efficacia testuale e melodica dei Primi Green Day, con l'unica differenza(lo ammetto, non del tutto indifferente) di una maggior orecchiabilità.
La capacità di concentrare il meglio delle emozioni in meno di due minuti e mezzo e la forza di martellanti grancasse e piatti, uniti all'ironia di videoclip esilaranti - vedi "First Date" -, è questo ciò che mi aspetto da una band revival punk, e i Blink hanno pienamente soddisfatto le mie aspettative. Si pensi inoltre all'elevato numero di covers illustri da loro interpretate("The Longest Line" dei NOFX, "A Letter to Elise" e "Boys don't cry" dei Cure), anche se rispetto ai loro colleghe Green Day dimostrano minor capacità di innovazione compositiva, proprio a causa delle numerose covers. Nonostante ciò, la voce di Tom è una piacevole novità per le mie orecchie, abituate al suono graffiante e cupo dei versi di Billie Joe Armstrong e del caro John Lydon. Staremo a vedere se il gruppo si evolverà dopo essersi riunito nel 2009 dopo lungo silenzio. Mi consola la convinzione di Travis, che in un'intervista dice: "Molti dicono che chi decide di far parte di una punk rock band non sa che cosa sta facendo. In realtà, io sono molto serio riguardo a queste cose e so perfettamente dove voglio arrivare". Lui ci crede, e anch'io.

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