domenica 29 luglio 2012

Il tempo e l'esperienza. Cioè, quando condividere nell'era della globalizzazione.

La felicità è reale solo se condivisa (Into the Wild). L'ho visto ieri con le mie amiche, per la prima volta. E' sconcertante, il finale, intendo. Per tutta la durata della pellicola ti gasi un sacco per questo figlio di papà che ha dato tutti i suoi risparmi in beneficenza ed è partito a piedi per l'Alaska, lasciandosi tutto alle spalle in una profonda e mistica ricerca della propria essenza di uomo, nonché della verità, che sembra ascendere a sembianze divine degli occhi brillanti del giovane protagonista.
Ecco, tu sei convintissimo di essere dalla sua parte, perché chiunque, vedendo questo ragazzo correre come un pazzo dietro alle proprie idee direbbe: «Certo, amico, continua così, sono con te!». Poi, la rivelazione; la frase "La felicità è reale solo se condivisa", scarabocchiata a lettere maiuscole tra due capoversi di un manuale di piante commestibili. Non so dove avessi già sentito questo concetto, credo in uno di quei diari scolastici con le frasi famose dei film e dei personaggi famosi. Ad ogni modo dovevo averlo dimenticato, perché ho trovato la giustificazione definitiva per la nostra epoca, per l'era della globalizzazione. Cristo, che colpo di genio: non a caso il regista del film è il caro Sean Penn! Ora posso rispondere a mio padre quando mi accusa di darla vinta ai dispensatori di luoghi comuni quando sostengo che mio cugino quattordicenne deve possedere un cellulare. C'è del bello nell'essere tutti collegati in questa rete gigantesca comunemente chiamata Internet, c'è qualcosa di magico nel poter condividere le proprie emozioni persino con sconosciuti, perché nessuno può più sentirsi solo, in questo modo. Sicuramente mi verranno a dire che tutti i contatti che ci facciamo sul web sono fantasmi, sono spesso dei fake, che non è gente reale, per farla breve. Sì, d'accordo, ci vogliono gli amici in carne ed ossa, ma possono anche esserci gli amici immaginari, come dice grushenka, quelli conosciuti attraverso un computer. E' questo che rende speciale quest'epoca, ora mi è chiaro; abbiamo capito che Dio ha messo la bellezza non solo nella natura incontaminata dai nostri motori, ma anche nella mente umana, e nelle sue (spesso) incomprese creazioni. E' venuto il tempo di lasciare in pace le querce e iniziare a mettere i libri in sottilissimi parallelepipedi di silicio (Kindle, IPad, ecc.), di mandare un mms, invece di aspettare il giorno dopo per scrivere una cartolina, di aggiornare in tempo reale il tuo blog, perché tutti, ma proprio tutti, possano essere lì con te, mentre rendi magnifica la tua esistenza. Deve esserci qualcosa di maledettamente ingenuo in quello che scrivo, ma non lo ammetterò mai, chi mi conosce lo sa. Vedo la bellezza dell'istante colmo di significato che si ha avuto il coraggio di cogliere al volo, prima che diventasse fuggente insieme a migliaia di altre occasioni perse. E la tecnologia sola ci può dare questo, in alcuni casi. Per dare il contentino ai romantici, ci si può ancora mettere a correre nella pioggia come Nicolas Vaporidis in "Notte prima degli esami", ma mai vorrei tornare indietro, negli anni delle comunicazioni lente, quando potevi sentire i chilometri trascorrere come fossero ore. Persino la riflessione è portata in poche frazioni di secondo sulle spalle dei nostri neuroni, perché chi studia il nostro cervello ha scoperto anche quello. La razionalità deve diventare innata, sottomessa alla creatività del singolo, alla giustizia primitiva dell'animale sociale che è l'Uomo. Non è tutto troppo facile, come dice qualcuno, come pensa Christopher in "Into the wild". Sono diventate facili le cose prima scomode, ma la verità è sempre lì, e ogni uomo intimamente la conosce. Il tempo ci serve per tirare fuori quella verità, per quelle esperienze che ci fortificano e ci fanno crescere come individui, ma basta un click per condividere questi avvenimenti. Posso concedervelo, quest'ultimo particolare può essere inquietante, ma è solo questione di testa, poiché alcune esperienza se celate si ingrandiscono e esalano fragranze benefiche, altre esplodono o muoiono nell'indifferenza. Sta alla persona scegliere se premere il tasto "Condividi" o meno, ed sta tutto dentro al nostro cranio. E il suo contenuto va protetto, essendo l'intelligenza la nostra peculiarità. Ma ci sono momenti dove bisogna buttarsi, e fare ciò che si desidera fare. Senza starci a pensare, solo per il gusto di provare. Un verbo che sa talvolta di tè dolce allo zenzero, talvolta di ginger, di spezzatino al chili. Sempre piccante comunque, e dentro hai la sensazione di assistere, di essere partecipe di qualcosa di bello, o della Bellezza in sé. Come disse John Keats, "a thing of beauty is a joy forever". Quando sentirete questo nel profondo del vostro cuore, saprete di non dover premere il tasto "Condividi". Fidatevi, capirete: dopotutto siamo esseri umani. 

Un secondo tag per grushenka: dal punto di vista puramente musicale, la colonna sonora è di un certo Eddie Vedder, ti fa piacere che me ne sia accorta?

martedì 24 luglio 2012

Sono stata dove volano alti i diavoli

So bene che questo non è un diario di bordo, ma qualcosa su Londra devo scriverla. E' enorme, sei zone diversissime l'una dall'altra. E c'è una daily travel card per attraversarle tutte, per ventiquattrore, con qualunque mezzo pubblico, e costa appena 4 sterline. Beckenham, il quartiere residenziale dove vive la mia Host Family, e dove è situato in King's College, è zona cinque, tranquillo, silenzioso, con basse case di mattoni e legno, che ogni volta che passa una macchina tremano tutte, tanto che alla mia compagna di stanza per un momento tornava l'angoscia del terremoto. E' una dolce ragazza, all'inizio aveva qualche problema con lo spicy food(cibo piccante), e con i piatti tipicamente inglese che il signor Cullen, il nostro daddy inglese, ha cucinato durante la nostra prima settimana. Però alla fine anche lei si è affezionata alla famiglia, e soprattutto, meno intensamente di me però, credo, alla city. Gli spazi ampi e strapieni di gente, così squallidi a volte eppure così vitali e colorati, vissuti a pieno da giovani che li hanno resi il loro playground(terreno di gioco). Questo ho pensato giovedì scorso, verso le cinque e mezza ora locale, vedendo le rampe e le piste da ballo clandestine a South Bank Centre, dove si erge la ruota panoramica detta "London Eye"(occhio di Londra).                                                                                                       
E' davvero un luogo poter lasciar correre la mente, dove io personalmente ho perso la testa, anche perché la mia sorellina fa skateboard e ha quasi imparato a fare l'Ollie, il che mi rende
molto fiera e, sul momento, mi trasformò completamente. Non so proprio come descrivervi questa situazione, davvero. Era come se in quel posto, in quel preciso istante, io potessi essere me stessa, libera dagli sguardi corrucciati degli invisiosi e dei benpensanti, lontana mille miglia dal giudizio dei più. Vedevo questi ragazzi, bianchi e neri insieme, in fondo a questo ex- garage disseminato di graffiti spettacolari, a ballare per terra la break- dance e a fare acrobazie e sentivo di possedere la forza di spiccare il volo, di spazzare via ogni ostacolo, etico o materiale che fosse. Ma quel prezioso, inestimabile mezzo sorriso che fa diventare raramente le mie giornate indimenticabili mi ha colto il 15 luglio, quando avevo diciassette anni da appena dodici ore. Camden Town. Grande, vivace, popolata dalla più esuberante schiera di giovani che abbia mai visto. Al secondo negozio mi sono letteralmente messa ad urlare dalla felicità. La commessa, una ventenne biondo platino dal trucco pesante, numerosi piercing facciali e completo gothic mi ha squadrato con stupore, proprio lei che sembrava uscita da "Sid e Nancy" con Gary Oldman. Ho comprato solo da lei, perché la trovavo bellissima. Adoro le mie calze di lana autoreggenti a strisce arcobaleno, non vedo l'ora di indossarle, a Natale o a Capodanno, si vedrà... E le strighe per i miei adorati Dr. Martens, e la mia cravatta nera!! Oddio ogni tanto devo guardarli per credere di averceli sul serio!! L'immagine che traspare da queste righe è di una fanciulla un po' shop- addicted, ma non mi interessa. Dopo le voci che giravano sul mio conto l'anno scorso in classe ho promesso alla mia coscienza che non giudicherò più nessuno, e smetterò di prestare ascolto alle malelingue che si bisbigliano sulla sottoscritta, in primis. Camden Town e South Bank Centre mi hanno dato una lezione importante, anche se nel profondo sono consapevole di averla sempre perlomeno sospettata: c'è posto e posto dove fare quello che davvero ti senti, ma nel tuo cuore, non puoi permetterti di essere diverso da come sei, mai! Right here, right now, You are you, and you can't change yourself.
Hey, sono sempre io, Strummer, e sono stata dove volano alti i diavoli.

sabato 7 luglio 2012

London Boulevard

Questo è un arrivederci. Perché, per la terza volta, andrò in vacanza studio in Inghilterra! Parto domani pomeriggio dall'aeroporto Marconi di Bologna e torno il 22. Due settimane piovose, dice il meteo. Spero vivamente che si sbagli come si è sbagliato in questi giorni: giovedì doveva piovere e invece ho dormito in tenda a Correggio, e non è scesa neanche una goccia. Di nuovo festeggerò il compleanno lontano dal caldo, dall'afa, e dai miei affetti. Spero non succeda come l'estate tra la prima e la seconda media, quando la torta l'ho buttata perché non commestibile. Era davvero una torta schifa! Sì, sto leggendo il giovane Holden, e quel ragazzino sfigato mi sta proprio simpatico. Alle mie amiche non è piaciuto, ma a me sì. E' sempre così, ma è per questo che voglio loro un mondo di bene, perché siamo opposte nei gusti. Poco importa, sto finendo di pesare la valigia, e ho una paura boia di non riuscire a farmi capire, ma soprattutto di non passare decentemente il test d'ingresso! Tra la seconda e la terza media, cavolo, mi hanno messa ad un livello bassissimo la prima settimana, perché nel compito c'era un esercizio sul futuro che a scuola non avevamo ancora studiato. Poi per fortuna se ne sono accorti che era un po' più avanti e mi hanno spostata al livello intermidiate. E' a quello che punto quest'anno, cazzo, sono persino uscita con otto in inglese. Oggi mi rileggo le schede grammaticali che ci ha dato la prof., così per sicurezza. C'ho una paura che non si può immaginare, ma forse mi farà bene dirlo a voi, magari migliora. In questo momento sto ascoltando "On My Way" di Phil Collins, la canzone di Koda fratello orso. Mi da la carica, spesso mi capita di metterla su prima delle verifiche, magari il giorno che precede una versione, che è secondo me il compito in classe più peso, perché devi sapere tutta la teoria e non sai che argomenti ti possono capitare mentre traduci. Ma ora non importa, le venti versioni che ci ha appioppato la prof. me le faccio ad agosto, ora non voglio pensarci. 
Notizia rock 'n' roll: su consiglio di grushenka, mi sono scritta gli indirizzi e le fermate della metropolitana dei luoghi più alternativi e importanti per il british rock. Abbey Road, dove i Beatles hanno scattato la foto per la famosa copertina dell'album omonimo, Baker Street con la casa museo di Sherlock Holmes, e via discorrendo. Spero di passare per Candem Town, ho sentito dire che ci sono certi negozi Gothic che a una mia amica piacciono un sacco, ma lei mi ha dato circa l'indirizzo di un negozio di roba giapponese; voglio che le cavi un paciugo da là dentro. Un'altra mia amica vuole qualcosa di strano, le altre sceglieremo io e la Mari, mia compagna di stanza nella nostra Host family. Okay, di nuovo il panico... Calma, Strummer, pensa a quanto sarà bella la tua foto scattata davanti alla boutique SEX. Sì, esatto, quella è una tappa imperdibile. Magna calma, su, magna calma. Arrivederci al prossimo post!! 
Eternamente vostra, Strummer  


venerdì 6 luglio 2012

River flows in you

Sto prendendo seriamente in considerazione l'opportunità di ricominciare a suonare il pianoforte. E, caso strano per una come me, abituata a nuotare sempre fuori dagli schemi, la voglia mi è tornata ascoltando questo brano classico- contemporaneo di Yiruma, proposto insieme a Kiss the rain per la colonna sonora dell'ormai famosissimo e odiatissimo Twilight. Per fortuna nessuna di queste due bellissime tracce sono mai apparse come sfondo dell'aberrante trasposizione cinematografica del fenomeno americano sui vampiri; Bella's Lullaby è stata composta, infatti, da Carter Burwell, come tutte le musiche del film. Per dire tutta la verità, il primo capitolo della saga non mi è dispiaciuto (ho il dvd), ma il resto, boff, da vomito. Ad ogni modo prima di imparare a suonare questo pezzo, per niente semplice devo dire, mi occorre qualcuno che mi aggiusti gli otto tasti rotti del piano elettrico, che scendono e gli tira il culo tornare in riga. Sapete consigliarmi un buon accordatore, o qualcuno che se ne possa occupare?

giovedì 5 luglio 2012

Lontananza

Vago impaurita nel vuoto
che hai lasciato, sconfinato. 
La bufera del cuore, cieca, 
scolorisce i passanti;
lacrime legittime, brillanti
fan di ghisa questo moto viscerale, 
fanno me la stessa tua cangiante emozione. 

Il mio cervello mentiva, non sono un'amica. 

mercoledì 27 giugno 2012

Read before Imagine

Dicono che in Italia ci siano più scrittori che lettori, è da un pezzo che lo sento ripetere. Penso che sia vero. Eppure continuo a ripetermi che i libri sono al serviszio degli scrittori, perciò leggo a tutto spiano. 

E' da un pezzo che non scrivo di libri, mi pare.
Inizio dicendo che, fatto bizzarro, sono capace di scrivere di libri, ma comincio a chiedermi se scrivere libri, scrivere storie, sia la mia strada. Sono incostante, mi faccio prendere dalle trame che mi vengono in mente, e appena mi viene un'altra idea, finisco sempre per ritenerla migliore di quella precedente, comincio ad elaborarla, ma poi la faccenda torna daccapo. Che seccatura, ho tutti questi spunti messi in fila su un blocco di carta, e non riesco a portarne a termine uno senza lasciarmi sedurre dagli altri! Una volta, forse, le cose andavano diversamente. Perché non avevo niente di speciale che mi tenesse legata alla realtà, quindi lasciavo viaggiare l'immaginazione. Vivevo nelle mie storie, perché qui non c'era proprio niente a cui pensare. Questo accadeva quando ancora non mi sentivo parte di un gruppo, quando consideravo i ragazzi dei vermi senz'anima, quando andavo dietro a un fighetto bello ma vuoto, quando non amavo, ma servivo, solitaria, le cieche aspettative degli estranei più insulsi. Ora è diverso, è cambiato tutto. Sono solidamente ancorata a questo mondo da una cerchia di amiche di cui non posso più fare a meno (e questo mi rende felice, perché mai mi sono sentita più viva), ho rivalutato il ruolo degli uomini nella mia vita grazie ad nuove amicizie, contatti ripristinati e convivenze obbligate, ma soprattutto, soprattutto mi sono innamorata. Con i ragazzi che mi sono piaciuti fin ora pazienza - erano dei citrulli di tredici anni o giù di lì, che non conoscevo neanche tanto bene - era semplice; è facile narrare un'avventura quando hai solo un volto e dei tratti caratteriali fondamentalmente imprecisi e stereotipati con cui rapportarti. Come si fa, invece, ad ispirarsi ad una persona quando la conosci tanto bene e ami talmente il modo in cui è fatta, ogni cosa che compone l'idea di quell'individuo, che vorresti rappresentarlo esattamente com'è? Ovviamente questo non ti è concesso, però, perché non vuoi che sia palese che ti sei innamorata di lui, proprio di lui. Eccolo il problema di fondo, l'ho trovato! Non riesco a scrivere qualcosa senza metterci quel brivido, quel po' di colore che solo una love story ti può dare. Non ce la faccio davvero a immaginare un racconto senza l'Amore, ecco. E visto che in testa ho lui, sempre lui, che cazzo posso fare, se non metterci lui nella tresca? Troppo simile al vero non posso rappresentarlo, sennò se ne accorgono tutti, anche se penso che si veda un casino anche senza bisogno di specificarlo. Evvai, mi ci voleva proprio una valvola di sfogo, non potevo tirare avanti a questo modo! Comunque, qualcosa di bello e di completo e finito voglio che salti fuori da quest'estate, anche se trascorsa lontano da ehm.. avete capito va!
Ad ogni modo, visto che devo ampliare i miei orizzonti e conoscere gente nuova, meglio cambiare argomento... 
Ecco la mia lista di libri da leggere prima che ricominci la scuola:
Il buio oltre le siepe - Harper Lee (finito)
Maus - Art Spiegelman (finito) 
Blankets - Craig Thompson (in dirittura d'arrivo)
L'angelo nero - Antonio Tabucchi 
Mastro don Gesualdo - Giovanni Verga (compito di italiano) 
Frankenstein - Mary Shelley (compito di inglese, versione ridotta di molto)
Il giovane Golden -J. D. Salinger
Mattatoio n. 5 - Kurt Vonnegut (ne parlano in Footloose)
Piano Meccanico - Kurt Vonnegut (compito di filosofia)
I Malavoglia - Giovanni Verga (compito di italiano, avrei dovuto leggerlo in prima superiore con l'altra prof, quindi in forse)

martedì 19 giugno 2012

L'amore si cela

Love hides in the strangest places
Love hides in familiar faces 
Love comes when you least expect it
Love hides in narrow corners
Love comes for those who seek it
Love hides inside the raimbow, yeah
Love hides in molecular structures, yeah 
Love is the answer

Provate per conto vostro a tradurre questo breve testo di Jim Morrison and The Doors, tanto non è complicato, sono per la maggior parte frasi fatti sul più vecchio e contato sentimento dell'universo. Oggi intendo fare ben altro; oltre al fatto che c'è ancora qualcuno fermamente convinto che i Doors appartengano al genere Punk, quello di Johnny Rotten e Joe Strummer, per dirla spiccia, mentre anticiparono il movimento britannico di un quindicennio,  voglio dimostrare che i testi di Morrison sono in possesso di una carica poetica che consentono loro un'autonomia incontrastata dalla musica. Prendete "Love Hides", apparsa nel disco "Doors in Concert": la melodia è immediatamente riconoscibile come loro, ma è monotona, e la voce di ottone & cuoio di Jim rimane pari, senza troppo fronzoli o mutamenti. Parla, come spesso fa nelle sue canzoni, ma il brano è relativamente corto e, come ho già cercato di rendere, privo di tensione. O forse no, la tensione potrebbe stare proprio in quei due minuti e cinquanta di versi semplici, orecchiabili, in rima, che racchiudono l'essenza dell'amore, o quasi. Negare la superiore capacità di Morrison nel comporre testi sarebbe come negare che Prévert abbia sintetizzato le stesse emozioni in Alicante
Un'arancia sulla tavola
Il tuo vestito sul tappeto
E nel mio letto tu
Dolce presente del presente
Freschezza della notte
Calore della mia vita. 
Senza un verbo, senza complementi di tempo, di modo, di fine, di causa, come accade spesso nelle poesie d'amore. Ma Prévert e Morrison sono poeti moderni, vivaci, sempre nuovi, sempre diversi, sempre se stessi. C'è certamente una componente autobiografica in questi versi del poeta francese, che attraverso con la sua vita e la sua opera tutto il Novecento, ma esso appare anche nei testi del gruppo rock. C'è spontaneità, novità, ma anche significati nascosti(si pensi al testi di Soul Kitchen), c'è immediatezza di comprensione, talvolta(Hello, I Love You dei Doors e Baciami di Prévert).
Ci ho provato, non penso di aver convinto nessuno, sono perplessa. Devo ritornare a scrivere post a pieno regime, sennò chi lo legge più sto piccolo angolo di mondo digitale? Un confronto azzardato, ma sono sempre io, Strummer :)
Sono tornata.