lunedì 26 marzo 2012

Escargot - Antonio Tabucchi

Le prof di italiano delle due I°Classico ci avevano assegnato, dopo "Fontamara" di Silone e "Un borghese piccolo, piccolo" di Cerami, "Sostiene Pereira" di Tabucchi. Ho tirato un sospiro di sollievo, sicura che almeno questo libro fosse bello, nel vero senso del termine(diciamo che gli altri due hanno fatto schifo a quaranta persone, compresi i ragazzi della B, che sono considerati i più normali...). Ma sapete, dopo aver assistito alla conferenza di Alessandro D'Avenia, le insegnanti non hanno potuto fare a meno di portare in classe i propri amori, anziché i propri umori (cit. -.-'')...
E poi che succede? Mia madre ieri mattina si gira sentendomi entrare in cucina e mi fa: «E' morto Tabucchi.» Io ho solo detto: «Cazzo.» Lo so, è una parola che mi piace parecchio. Mi serve per nascondere la delusione, l'amarezza. E' una delle tante maschere che ho. Esprime sufficienza, che in quel caso era assolutamente assente. Quella volta si trattava di pura desolazione.
Oggi ho iniziato a leggere "Sostiene Pereira": sembra una deposizione, e quel vecchio giornalista solo e triste e lardoso mi fa tenerezza, ma nei suoi primi gesti senza spiegazione percepisco una forza sottile e determinata. Chissà, vedrò se le mie supposizioni corrispondono al vero...
Quando oggi sono tornata per pranzo, mia madre me lo ha ripetuto, che è morto, quasi temessi che potessi averlo dimenticato così presto. Si è lamentata perché dice che al giornale radio non hanno detto quasi nulla sull'argomento(mia madre ascolta sempre la radio, sapete com'è, quando covi un odio profondo per la tivù...).
Ora vado ad ascoltarmi la puntata di Fahrenheit, sicuramente loro lo hanno tenuto in dovuta considerazione. Ad ogni modo oggi è la giornata della lentezza e, da brava chiocciola, intendo assaporare uno a uno quei venticinque, invitanti capitoli.

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