giovedì 22 marzo 2012

Prime esperienze letterarie - Tonino Guerra

Tocca purtroppo commemorare la morte del grande Tonino Guerra, avvenuta ieri mattina intorno alle 8:30 a Rimini. Al fine di ricordarlo come merita, desidero raccontare un buffo episodio che coinvolse la sottoscritta e un'opera celeberrima che Guerra scrisse insieme a Luigi Malerba: Storie dell'anno mille.
Ma iniziamo dal principio... Erano passati a malapena tre anni dal mio ritorno trionfale da quella regione fredda e popolata da raffinatissimi individui comunemente denominata Francia. Dopo cinque anni trascorsi a svolgere compiti arretrati ammirando la luminosa punta rotante della Tour Eiffel, in seconda media mi accingevo a consegnare il mio primo manoscritto alla prof. di italiano, quando quella di storia e geografia ci appioppò un compito per le vacanze natalizie: leggere il sopracitato romanzo. Conosciuta la passione di un mio parente concittadino per la letteratura, chiesi a costui se ne possedesse una copia. Egli mi accontentò volentieri. E' d'obbligo precisare che all'epoca non avevo letto molti libri, e la mia biblioteca consisteva unicamente in un modesto numero di romanzi del mio amatissimo Roald Dahl e in un'edizione in lingua francese di "Harry Potter e la Pietra Filosofale" che, ci tengo a precisare, non ho mai iniziata. Ma, nonostante la mia mediocre famigliarità con quei parallelepipedi cartacei, ne avevo sempre avuto immensa cura; infatti, la mania di sottolineare le mie letture mi è stata tramandata, inutile dirlo, dalla mia grushenka appena nove mesi fa.
La lettura fu infinitamente veloce, divertente e ispiratrice di sogni sadici e ridicoli allo stesso tempo. Mancavano alcuni giorni alla discussione in classe riguardo al libro letto, e io l'avevo già finito da un pezzo. Fatto sta che inizia a scarabocchiarci sopra a biro: sì, proprio così, ci ho fatto un casino di ghirigori sopra, e me ne vergogno tanto. Anche perché solo dopo aver terminato con le mie decorazioni mi sono resa conto di ciò che avevo combinato. E, cosa ancor più grave, che il libro non era mio. Cazzo, ho pensato, cazzo cazzo cazzo cazzo, ecc., ora che fare?(ultima frase di Fontamara, un libro che non consiglio a nessuno, almeno che non vogliate porre fine alla vostra esistenza). Successivamente, conoscendo bene l'indole della persona che mi aveva prestato il libro, ho realizzato che la faccenda era ancora più scottante. Mia madre quella volta mi parò il culo in una maniera impressionante, andò a parlare con l'intestatario dell'opera, che stranamente se la riprese, probabilmente per non dimenticare. Non avevo niente contro l'opera di Guerra e Malerba, anzi ne ero entusiasta, ma credo che questo aneddoto sia stato determinato dal prossimo sbocciare di un certo attrito tra la sottoscritta e il proprietario di quel che restava di "Storie dell'anno mille". Ora ho una bella edizione - è vecchiotta e ingiallita ma ci sono affezionata - di quello che è stato il racconto che mi ha aperto la strada all'amore per la lettura e la letteratura. E ultimamente all'attrito si sta sostituendo una diffidente stima, che però crolla spesso e che non ho nessuna voglia di rimettere in sesto.

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