venerdì 23 dicembre 2011

Come fa freddo!
Come cinta da giri di biancospino
mille spilli che sento mi feriscono, 
e ognuno fluttua dal canto tuo
al cuor mio insanguinato. 

Ancor peggio il finale, 
ché le false fantasie
il Lete non lenisce. 

E tanto mi fa male
non saperne la ragione, 
che non mi spiego pure
il responsabile di quest'ustione
che mi pulsa in cuore;
da un cielo di ghiaccio venir pare.

giovedì 24 novembre 2011

Un Petit Bisou

Un petit bisou
Copain ou càlin...
Un petit bisou
Ça ne coute rien...
Un petit bisou
Donné en cachette...
Un petit bisou
Qui tourne la téte...
Un petit bisou
Doux comme une abeille...
Un petit bisou
Chaud comme un soleil...
Un petit bisou
Pour s'apprivoiser...
Un petit bisou
Et puis des milliers...
Un petit bisou
J'en ai tant revé...

Fais-moi, s'il te plait,
Un petit bisou...

Scusate ma non ho l'accento circonflesso "^" sulla tastiera del computer. Ma comunque anche senza, come dicono i francesi, il "cappello cinese", il messaggio dovrebbe intendersi. Spero di poter in questo modo fissare qui sulla Rete il tumulto dei miei pensieri, che son tanto dolci e malinconici di questi tempi. E' una poesia che ho fatto in prima elementare quando era a Parigi, e in questo momento calza proprio a pennello, non so se rendo l'idea... 


Bisou, strummer. 

P.S: Se proprio il messaggio è tanto complesso da non lasciare trasparire neppure un significato, usate Google Traduttore, il succo dovreste afferrarlo comunque. Chiedo perdono ma sono stanca e mi tira spiattellare come mio solito le mie faccende alla bella gente che mi legge. I versi criptici e sibillini che anche un bambino di sei anni può intendere sono più che sufficiente. 

venerdì 18 novembre 2011

Argon

Il modello atomico di Bohor, il prof. Neroni (un genio per chiunque l'abbia anche solo sentito nominare, con quei capelli da scienziato pazzo e i suoi esercizi "boom boom boom") ce l'ha spiegato poco tempo fa, semplificandoci molto la cosa. In pratica la favoletta e' questa. Nel nucleo dell'atomo stanno i protoni e i neutroni, mentre gli elettroni girano su delle orbite, ognuna delle quali è contenuta in un certo livello energetico. In condizioni normali, l'elettrone che gira possiede la stessa energia del suo livello energetico. In queste condizioni si trova allo Stato Stazionario, dato che non cede ne assorbe energia. Quando assorbe energia, cioè quando la materia si riscalda, passa di livello, allontanandosi dal nucleo. ecco a voi lo Stato Eccitato! Assorbe solo l'energia che gli serve per fare un determinato salto, nè un joule in più nè uno in meno. Per esempio, se il calore fornito è 5J, l'elettrone del livello 3, che ha 3J, assorbe solo 3J, supponendo che non ci sia un livello 8, ma che il livello più grande dell'elettrone da 3 che può essere raggiunto con un 3J + 5J sia il livello energetico 6. Ora, L'elettrone torna immediatamente indietro, rilasciando energia uguale alla differenza tra i due livelli, nel nostro caso 3J. Ogni volta che torna al suo livello originario emana luce. Questo processo è velocissimo.
Tutta questa pappardella per spiegarci come funzionano le lampade ad argon che ci permettono di  vedere i suoi deliziosi schemini alla lavagna? Nerons la amiamo!! <3

sabato 12 novembre 2011

Non siamo nati per stare sotto una campana di vetro!

Questo è un appello fatto col cuore. Perché i ragazzi delle classi terze del Liceo Rinaldo Corso di Correggio sono molto incazzati. I numeri c'erano, ma c'è stato qualche genitore di merda che ha protestato con il preside perché gli alunni sarebbero stati senza l'occhio vigile dei docenti nel tragitto dalla casa alla scuola, nel caso si fosse svolto la stage linguistico a Londra, nell'ultima settimana del prossimo Gennaio. Ma niente di tutto questo si farà, perché il preside si è accorto solo ora che se dovesse succederci qualcosa la responsabilità sarebbe sua. Valeva la pena prendersi la responsabilità, per un progetto di così gran valore culturale, mi sembra! Inoltre, a quei pochi(perché noi sappiamo che erano pochi e influenti) genitori che si sono preoccupati per i loro figli direi una cosa: se non vi fidate della vostra prole tenete a casa loro, non fate l'errore di inimicarvi tutta la classe '95 del liceo, anche perché sappiamo chi siete, e ritenetevi fortunati se non vi è stato detto e fatto ancora nulla. Perché noi siamo persone corrette e civili, non siamo dei vigliacchi come voi. Invece di viziare quei coglioni dei vostri pargoli provate a dirglielo in faccia che son dei deficienti, invece di preoccuparvi per i figli degli altri, che magari sono un po' più responsabili e sarebbero stati lasciati andare senza problemi!! E al signor Preside direi una cosa; se deve darci le ragioni usi quel cazzo di microfono che sta in segreteria e ci parli lei, invece di far girare una circolare - che tra l'altro non è ancora arrivata. Si è accorto ora di essere un dirigente scolastico, o piuttosto solo di non avere le palle per fare la cosa giusta? Ha solo dimostrato di non fidarsi dei suoi alunni, né tanto meno dei suoi colleghi, che ci avevano ritenuti maturi a sufficienza per quest'esperienza. Non si aspetti niente da noi, ecco tutto. In seguito a questo fatto mi sono definitivamente convinta che lei diriga una scuola di preti, che sia semplicemente un burattino caga-sotto nelle mani di pochi importanti cittadini correggesi, che dovrebbero pensare a fare bene i genitori invece di fare gli "influenti".
Questo è semplicemente l'opinione singola di una studentessa(nonostante si sia fatta un'idea generale di come la pensano gli altri sedicenni bazzicando i corridoi), che si rifiuta di consigliare alla sorellina di andare in una determinata scuola. Non siamo nati per vivere sotto una campana di vetro.

mercoledì 26 ottobre 2011

Crisi Punkettara

κρίσις, scelta. Sì, faccio il classico, ma non è questo il punto.
L'altro giorno abbiamo studiato la crisi del '300 in storia. Un disastro: tra epidemie di peste, lotte civili e flagellanti Millemosche, Pannocchia e Carestia si troverebbero benissimo. Il fatto è che noi e il nostro secolo abbiamo un sacco di cose in comune col Medioevo e con gli uomini che ci vivevano. Si parla di Paura anche ora, che abbiamo scoperto una gran fetta di quello che c'era da scoprire, perché man mano che cresciamo ci rendiamo conto che ci si sta aprendo un mondo davanti. In secondo luogo vorrei riflettere sull'etimologia della parola "crisi". Come ho già detto, scelta, svolta, cambiamento improvviso, un evento che rovesci la frittata. Nel 1300 la peste ha cambiato la mentalità del popolo nei confronti del peccato, e la Chiesa ha indirizzato il proprio progetto verso la redenzione dei peccati. Chissà come ci ritroveremo noi, quando finirà tutto 'sto casino economico? Per il momento siamo messi da panico, intendo noi giovani che finito questo dramma, se mai avrà fine, avremo ancora un futuro. What a fuck? Ma che futuro e futuro? Con le università carissime e le superiori pesantissime per noi che siamo fuori dalla riforma ma comunque siamo sfiancati dalle ore da sessanta minuti, da farsi una pera, guarda! E poi c'è 'sta faccenda dell'impiego, che col cazzo che lo trovo col percorso di studi che ho scelto, anche se dicono tutti che usciti dal classico si può fare di tutto. Bah! Ci starebbe tantissimo una nuova versione attualizzata di "God Save the Queen". Siamo sommersi da tutti questi interrogativi pratici, lo siamo tutti, ma cazzo, io ho un problema che mi sta uccidendo, cazzo! La filosofia che studio a scuola mi fa mettere in discussione ciò che faccio e penso, il mio essere. Come si fa a capire chi è nel giusto e chi ha torto? Come faccio a essere sicura che va bene il punk? Perché sono sola, sono sempre più convinta di essere rimasta indietro, perché mi danno ragione solo quelli classe 80, ed è un po' triste perché sono immersa fino al collo nella massa più insulsa, quella dei fighetti, che tentano di tornare all'epoca della civiltà di vergogna. Sono come una sovrana medioevale che non ha niente sotto mano con cui legittimarsi: dopo un po' inizia a dubitare pure lei di essere al posto giusto. Anzi forse lei continuerebbe a crederci comunque, ma io non ci riesco, anche se adoro quello che sono. Mi sento sola, ma questa volta non mi manca l'amore, sul serio, solo un gruppo di persone come me, che abbiamo la mia età o giù di lì, che mi prendano per le spalle e mi dicano:«Cazzo, scuotiti, hai ragione, siamo con te!». Perché va bene che sono diversa dagli altri, ma è pur sempre vero che il gruppo ti rende più forte.
Spero di andare prossimamente a Londra, a Camden Town; ho visto certe foto, son tutti punk laggiù. Mi sentirei molto benissimo(cit. prof. Brunetti xD) a vederli con i miei occhi. Non ci credo, potrebbe essere un trucco, anch'io so usare Photoshop. Intanto mi ripeto che ho ragione, anche se magari non è vero.
"L'essere è e non può non essere, mentre il non essere non è e non può essere" Parmenide, filosofo e consumatore di Lsd. Amico, vai a chiedere alla tua amica dea che cammino sto percorrendo? Grazie.

lunedì 10 ottobre 2011

Perché non ci è concesso dimenticare?!

Perché quello che è stato è destinato a venirci nuovamente in faccia, prima o poi? Perché farà sempre male pensare alle cose brutte(o belle) che ci sono capitate, anche se le carte in tavola sono cambiate e si è raggiunto un nuovo equilibrio? Penso che sia un'alchimia complessa che ci distingue dalle pecore, da quegli animali che mangiano, defecano, dormono e basta. Ma il punto non è in quale misura questo fastidioso(o magnifico, dipende dai punti di vista) carattere dell'umanità ci renda diversi da ciò che ci circonda. A me interessano, ora come non mai, le conseguenze del ricordare.
Chi mi conosce sa che per tre lunghi anni sono andata pazza per M.. Era maledettamente bello, e lo era ancora l'ultima volta che l'ho visto. Perché e successo un casino, sapete? In seconda liceo è stato bocciato(io l'ho saputo due settimane fa, e questo denota quanto fossi legata a lui negli ultimi anni) e, non so se volente o nolente, ma mi sa che non ne aveva proprio voglia. L'hanno mandato in un convitto maschile di preti; non importa che ordine monastico, per me resta un convento, anche se non lo è. Una prigione. La sto mettendo sul drammatico, ma vi giuro che mi sono sentita male quando ho letto la sua ubicazione sulla sua pagina di facebook. Solo perché uno non fa un cazzo tutto il giorno e fuma come un ciminiera della centrale elettrica di Ferrara non merita mica una punizione simile, secondo me. Non sono nella posizione migliore per criticare la scelta dei suoi, e non voglio con questo sfogo gettare alcuna accusa. Se non contro me stessa per essermene fregata, una volta ritrovato l'equilibrio. Ho cancellato, ho tentato di scordarmi di quella volta che al telefono mi disse, in risposta alla domanda: «Mi trovi carina?», «Bella non sei, ma almeno sei simpatica». Devo ammettere che ero proprio bruttina quattro anni fa, ma mi ha mentito, perché ero così assillante nei suoi confronti che non dovevo nemmeno stargli molto simpatica. Pensavo che cercando di non guardarlo più e di non parlargli più sarebbe stato più facile. E così è stato. Almeno fino ad oggi. Mi sono piaciuti altri ragazzi in questi due anni, due per la precisione, ma mai ne ho trovato uno che avesse le caratteristiche che ha lui. E' proprio vero che il primo amore non si scorda mai. Io non lo amo più, però mi manca, perché so che ora farò fatica a vederlo, come una freccia sulla sua bicicletta. Mi sentirò vuota tutte le volte che passerò davanti a quel bancone, perché saprò che non c'è lui dietro a quella bandiera interista.
Mi manchi, puntini di sospensione...

sabato 8 ottobre 2011

Una bella serata!!

Sabato scorso non sono andata al bowling(o il laser game, non lo so) con le altre perché non mi hanno chiamata perché già sapevano che avevo un impegno(oppure lo hanno fatto perché mi volevano fuori dai piedi, che è l'ipotesi più accreditata vista la testa che mi ritrovo). Comunque sono andata con i miei a teatro. Ci tenevo tanto a vedere i Tre Allegri Ragazzi Morti, ma alla fine non comparivano sulla locandina. Però c'erano comunque Le Luci della Centrale Elettrica, il progetto musicale del ferrarese Vasco Brondi(non è un copia incolla da Wiki :'( , l'ho imparato a memoria prma del concerto). E poi c'era Nada, che è stata fantastica. Le Luci hanno fatto "L'amore hai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici", e "Mare,mare voglio annegare" di Battiato; Nada ha cantato "Amore disperato", "Che freddo fa" e "Vuoti a perdere" incisa con The Zen Circus per l'album "Andate tutti affanculo". C'erano anche i Mariposa, che sono forti e sembran matti, e Paolo Benvegnù che però non mi è mica piaciuto tanto. 
La cosa più divertente è stata la faccia di mia sorella quando ha visto la nostra vicina di palco. Una tipa di cui mi hanno sempre parlato molto bene e che conosco di vista(ma lei ovviamente non sa chi sono io, eh!); una tipa al dir poco stilosa, con una maglietta tutta strappata, i capelli con un ciuffo stranissimo a banana bianchi e il septum. Mia sorella la trovava interessante, a quanto pare. 
La serata mi ha divertito molto, è stata emozionante.
Ciao belli alla prossima!

venerdì 23 settembre 2011

Cosa si aspettano da noi.

Da oggi e per i prossimi tre anni farò religione. Shock!! Chi mi conosce sa che non ho molta simpatia per questo genere di discipline, come molte persone. Credo che sia un po' come quando si a tredici anni e non si ama leggere. Spesso si ha paura di non capire(cit. Daniel Pennac). Io ho smesso di fare religione dopo una brutta esperienza alle scuole medie. la prof. è entrata un giorno in classe e così, a cosa, a iniziato a sparlare dietro a atei agnostici e compagnia bella. Non ho avuto il coraggio di ribattere, me ne vergogno molto; l'ho lasciata infierire sulla allora pessima considerazione che avevo di me stessa. Ha detto che gli agnostici sono ottusi e che è impossibile discutere con loro di qualunque argomento, perché sono fissi sulle loro idee. Era ancora il periodo in cui mio padre si definiva agnostico, e non mi pareva affatto una persona chiusa sulle proprie convinzioni, anzi, lo trovavo sempre disposto al dialogo. Papà mi ha anche spiegato che il termine "agnostico", nella sua particolare sfaccettatura legata alla religione, è una persona che non sa se dio esiste o meno. "Agnostico" vuol dire sì una persona che si rifiuta di discutere, ma nel caso della fede si tratta di un significato particolareggiato. Insomma mi hanno spiegato tutto quanto, e c'è voluto un po'. Ma ero rimasta shockata dalle parole della mia insegnante e ho deciso di non prendere parte alle lezioni di religione cattolica che il mio liceo offriva.
Negli ultimi due anni sono entrata un'ora dopo il giovedì, ho dormito di più oppure ho ripassato di più greco, dipendeva dalle giornate. Ma quest'anno c'è il discorso dei crediti, e siamo troppo poche ad aver chiesto l'alternativa nella nostra classe. Le altre quattro ragazze si sono rifiutate e hanno lasciato perdere un credito che fa media. Io all'inizio ero dello stesso parere, la mettevo sul piano ideologico. Mia madre era d'accordo con me, negli ultimi giorni lo ha ripetuto di continuo. Mio padre diceva che avrei dovuto affrontare queste lezioni con senso critico. Non ero molto convinta, avrei preferito dormire un'ora in più. Ma religione fa media e se non la si fa e non si frequenta nemmeno alternativa la tua media totale ne risente; in questo caso l'eventuale attività esterna certificata(sport agonistico, musica, volontariato, patente informatica...), servono solo a pareggiare i conti, e non a passare da una fascia di voto a quella seguente. Ero scettica, ripeto.
Poi, due sere fa ho avuto l'illuminazione. Era prevedibile la mia fuga da questa situazione. Troppo prevedibile. Intendiamoci, sono una che alle medie veniva salutata da alcuni maschi della classe con le dita incrociate e la simpatica formula "Vaderetro Satana!". Solo perché ero l'unica a non aver ricevuto il battesimo; per quei mocciosi era il massimo della sfiga. Ad ogni modo, mia madre se lo aspettava da me, le mie amiche, persino grushenka se lo aspettava. 
Io non sono una persona che fa le cose più ovvie, non è da me. E' così, di solito gli adolescenti tendono a comportarsi come richiede la loro posizione, come hanno imparato a fare nel corso del tempo. Chi è nato in seno ad una famiglia praticante prenderà a frequentare prima il catechismo, poi i lupetti, le coccinelle, l'ACR, gli scout. Allo stesso modo chi come me è nato "libero", non si prenderà la briga di andare a messa, perché non gli è stata trasmessa la fede dalla famiglia. A meno che, certo, non capisca da solo cosa vuole, e non prenda da sé le proprie scelte. Ecco, io voglio ribaltare questa consuetudine. Non farò quello che vi aspettavate, soprattutto perché ho ammesso a me stessa di essere rimasta bloccata in questi due anni per colpa di quella cogliona della prof.di religione delle medie, non per un fatto di ideologia. Coglierò al volo l'occasione di imparare qualcosa di più. Per accontentare i più agguerriti dirò che sto varcando le linee nemiche: tornerò indietro con le cognizioni su come batterli, in un dialogo sereno.
Quando si tratta di scelte, non fate mai ciò che gli altri si aspettano da voi; i vostri amici perderanno interesse.

giovedì 15 settembre 2011

In mezzo all'autobiografia di Johnny Rotten

Mi scuso per quello che ho scritto nel post del 13 agosto. Il punk è nato prima di McLaren, prima dei Sex Pistols. Era una cosa che scorreva nelle vene di John Lydon ancora prima che lo cacciassero dal college. E' stato un movimento che ha permesso alle donne di essere alla pari degli uomini sul piano musicale, vedi Siouxie Sioux. E' stato un periodo in cui le band potevano permettersi di gestirsi un po' per conto loro, senza le major continuamente attaccate al culo. C'era maggior creatività, accadevano cose che la gente degli anni settanta e quella degli anni prima non aveva mai visto. Lydon poteva andare in giro vestito da sposa che non ci faceva caso nessuno. Le parrocchie organizzavano manifestazioni contro i Pistols come se potessero fare chissà cosa ai loro ragazzi.
Il punk è nato spontaneamente dalla working class e ha contaminato politica, religione, costumi sociali. Poi è diventata una moda, è stato frainteso. Rotten e i suoi non hanno mai incoraggiato il conformismo, ma così è stato. La gente veniva ai concerti con la stessa identica odiosissima divisa punk, e faceva tutto schifo. Il pubblico era talmente recettivo che copiava ogni atteggiamento del gruppo sul palco. Prendiamo per esempio in esame la moda di sputare contro i musicisti. Tutto sembra partito da Rotten che, soffrendo di una forma di sinusite e avendo problemi di catarro, era costretto a sputare tra una strofa e l'altra. Da quel momento tutti i gruppi punk furono assaliti da una pioggia di bava. Che schifo!! E' sempre così, una cosa nasce genuina e viene contaminata dal pubblico cretino e da manager bramosi di soldi. Per questo John ha mollato, si sentiva preso in giro. Erano diventati una caricatura del movimento stesso. Lui, il re del punk, ha lasciato perdere. Credeva ancora all'importanza dell'individualità e della fedeltà a se stessi per opporsi al sistema. Ancora una volta, Grazie John <3

"Punk rock should mean freedom, liking and accepting everything that you like and playing whatever you
want, as sloppy as you want, as long as it's good and has passion." (Kurt Cobain)

Sto leggendo "Johnny Rotten. L'autobiografia" e la consiglio a chi vuole insieme divertirsi e scoprire cosa accadde veramente nel cuore del movimento punk. 
See you later!!  
 

lunedì 29 agosto 2011

Beata gioventù (televisiva)!!

Guardo i film e serie tv con gli occhi degli adulti. Mi spiego meglio. Ieri ho guadato “White Collar” su Italia1 (solo perché c'era quel telefilm lì, grushenka, tranquilla), che mi piace un sacco perché Nil Caffrey è semplicemente bellissimo, anche se sembra un damerino e a me piacciono i poco di buono con i jeans strappati :). In un certo senso, essendo un falsario, un po' l'animo del bad boy ce l'ha. Ecco, questo qui lo guardo come tutte le ragazzine; l'attore è figo e mi piace, non mi faccio troppi problemi, sto dalla sua parte qualsiasi cosa faccia e punto. L'anno scorso è accaduta una cosa totalmente diversa. Avevo, a quei tempi, iniziato per curiosità a guardare le puntate di Skins, una serie televisiva britannica che parla della vita di un gruppo di liceali. Le sceneggiature sono note per essere opera di ragazzi piuttosto giovani, ogni puntata è interamente dedicata a un personaggio, mentre la prima e l'ultima di ogni stagione si intitolano sempre “tutti”, perché si apre e si chiude un ciclo. Inoltre ogni due stagioni il cast di protagonisti cambia completamente, ad eccezione di Kaya Scodelario che ho preso parte a tutte le prime stagioni. Le prime tre erano già su YouTube in italiano, aspettavo con ansia la quarta stagione su Mtv. Mi persi la prima puntata, dove una ragazza drogata moriva buttandosi dal parapetto di una discoteca; guardai quell'episodio su internet con i sottotitoli in italiano. Cercai di guardare in tv tutte le altre puntate, solo che le davano il giovedì sera alle dieci, in fascia protetta (in Skins lo scenario una Bristol stile “Storie di ordinaria follia”. Come direbbe grushenka “tutto scopate e sbornie”). Per fortuna lo scorso anno scolastico il venerdì mattina avevo le prime due ore di educazione fisica. Avrei volentieri falsificato la firma di mia madre per riposarmi un po', ma data la mia agilità era più che probabile che di lì a poco mi sarei contusa cadendo per qualche inverosimile motivo, perciò tenni da parte la giustificazione, che non servì affatto. Continuai a guardare “Skins” fino a quando, dati gli scarsi ascolti, lo spostarono alle undici e mezza. Quando lo scoprii tornai a letto e aspettai che le mettessero su YouTube. Impegnai così gran parte dei pomeriggio che seguirono la Pasqua*. Ad ogni modo iniziava a disgustarmi. La storia non mostrava soluzione hai problemi di droga di Effy, anche se probabilmente non era affatto un problema. Non poneva un freno ai patimenti di Cook, cotto della giovane, stupenda tossica, e di Freddie, anche lui innamoratissimo di lei e ricambiato, dannato dall'improvviso danno psicologico manifestato dalla fidanzata. Stavo malissimo anche per le vicende di Emily e Naomi, pazze l'una dell'altra, che vengono divise dalla morte della ragazza nel primo episodio, con cui Naomi aveva fatto sesso durante un corso per andare all'università. Per non parlare di Pandora, ferita per il tradimento di Thomas e gelosa di Katie, gemella di Emily, che scopre di essere in menopausa prematura. Una tragedia! Alla fine lo psichiatra di Effy ammazza Freddie e viene a sua volta ucciso – o perlomeno gravemente ferito – quasi sicuramente da Cook nell'ultima scena, così facendo riemergere l'affetto del giovane per il suo migliore amico, anche se ama la sua ragazza. Naomi chiede scusa a Emily e le confessa che la ama dai tempi delle elementari. Thomas e Panda vanno insieme ad Harvard. Ecco, uno schifo, ma almeno aveva un lieto fine. Ma era bello come schifo. Ho l'impressione di guardare queste cose in modo un po' troppo distaccato. Forse è perché si trova in una fascia protetta, chissà?, potrebbe essere qualsiasi cosa. Prendiamo un altro caso. Un mio compagno di classe l'anno scorso mi ha consigliato di vedere “a- Team”, il nuovo film su quella serie tivù lì, insomma. L'ho visto e non ho fatto salti di gioia. Poi ciò riflettuto e mi sono messa a ridere come una deficiente. In poche parole ho iniziato la discussione con una meta e ora mi trovo dall'altra parte del globo. Ho iniziato con l'idea di argomentare una tesi, cioè che “Guardo i film e serie tv con gli occhi degli adulti”, e concludo dicendo che non è vero. Mi divertono le stronzate tipicamente adorate dai sedicenni, come è giusto che sia. Beata gioventù! Mi chiedevo perché odio "Dawson's Creek"... Beh, è ovvio, hanno la mia età e parlano e fanno  i ragionamenti di quarantenni nevrotici! Lo ripeto, BEATA GIOVENTÙ!!
*Quest'anno avevamo una prof. d'italiano del cazzo. Non ci faceva fare proprio niente, ma almeno ammetterlo...

sabato 13 agosto 2011

Non sono un fenomeno da baraccone, né tanto meno un fenomeno paranormale.

Sono solo una ragazza che non è abituata a fare le cose solo perché le fanno gli altri. Mi piace essere indipendente, non ho sempre bisogno del gruppo per sentirmi a mio agio, spesso basta un'amica o due con cui parlare e guardare un film. Oppure mi accontento di una lettura solitaria, si sta in pace. Ma ho commesso un errore grossolano. Io amo la musica, e il mio genere madre è il Punk. Mi piaceva considerarmi parte di questa cultura, perché mi faceva sentire più forte degli altri, mi piaceva semplicemente l'idea di appartenere a qualcosa di più grande della classica e generica massa adolescenziale. Ma ho scoperto di odiare le etichette, eppure mi ero affibbiata da me una razza, come fanno negli articoli culturali dei settimanali. Amo il genere, la musica, la cultura del “Anyone can do it”, in parte anche quella del “I don't care”. Ma la verità è che il Punk è morto, inutile che i Green Day o i Rancid continuino a ripetere il contrario. E' solo moda, ora. E alla fine degli anni '70 era solamente una trovata per far soldi, ideata dall'indiscutibile genio di Malcolm McLaren, manager dei Sex Pistols. Ma la gente ci credeva, e continuava a “spaccare il muso al caritatevole prossimo”. Ma un “bel” giorno, il 14 gennaio 1978, Johnny Rotten, frontman dei Pistols, pronunciò una frase famosa ma che a mio parere non tutti hanno ben chiara: « Ever get the feeling you've been cheated? » Cioè « Avete mai avuto l'impressione di essere stati imbrogliati? »
Il fatto era che Johnny non si divertiva più, era schifato dal nichilismo di Sid Vicious e dal comportamento di McLaren (in seguito saltò fuori che avesse pagato il pubblico di quell'ultimo concerto e di molti altri per infierire sulla band, al solo scopo di attirare giornalisti e carabinieri). Il cantante esortò il pubblico a non prendere sul serio la loro aggressività, probabilmente anche lui si era sentito usato, come testimonia il successivo procedimento giudiziario contro il loro ex manager. Insomma, il punk è morto quando Sid Vicious volò in cielo accanto a Nancy. Ma forse è meglio così; non abbiamo bisogno di un nome che ci distingua, dobbiamo essere noi a distinguerci con i nostri comportamenti. Siamo più liberi senza quella stupida etichetta. Grazie John! Strummer ©

E' solo una nota della mia pagina di facebook che ho spedito a un concorso. Almeno è come la penso veramente.

venerdì 12 agosto 2011

Il complesso del Presena, visto dal ghiacciaio del rifugio Mantova (3000 m., Val di Pejo, Trento)


Il 10 agosto sono stata a "Lo Scoiattolo", un rifugio a 2000 metri sopra Pejo alta. Siamo arrivati lì a piedi, con noi c'era un'altra famiglia, il cui piccolo correva - non sto scherzando, correva un salita - e pareva non stancarsi mai. Ci abbiamo messo un ora e mezza (meno del tempo indicato sull'immancabile guida della mamma), e dopo pranzo, alle due del pomeriggio, siamo saliti con la cabinovia fino al ghiacciaio del rifugio Mantova, a 3000 metri. Avevo le vertigini, santo cielo!! Eravamo un circa sessanta persone in questa scatola di vetro che saliva saliva, e anche in fretta. Ma lo spettacolo, come testimonia il video, valeva la fifa. Ciao a tutti, e alla prossima arrampicata!!

lunedì 8 agosto 2011

Chelsea Hotel will be an Hilton

Non posso credere che vogliano chiudere sul serio il Chelsea Hotel, perdindirindina! Sarebbe davvero come dare l'estremo saluto a un mito, un fatiscente alberguccio dove risiedevano (anche per lunghi periodi) Stelle della musica e non solo. Grazie a loro è diventato un luogo d'incontro per artisti che sono poi diventati famosi a livello mondiale. Janis Joplin vi è morta, Leonard Cohen vi ha risieduto e ha scritto in onore del Chelsea e della stessa Janis la canzone “Chelsea Hotel”; Sid Vicious ha ammazzato la sua fidanzata, Nancy Spungen, in una di quelle stanze; Patty Smith e Robert Mapplethorpe vi hanno vissuto, e così tanti altri, giovani, meravigliosi personaggi. Chissà se i miliardari, magari qualche famosa band da quattro soldi di oggi, insomma, chissà se, dovendovi soggiornare in un prossimo futuro, Justin Bieber riconoscerà sotto la moquette lussuosa e la carta da parati dorata, quell'alone di precarietà, mistero, spensieratezza, disagio, tristezza, malinconia? No, la povera Justina Biberon no.
Il fatto è questo: gli artisti di questi tempi spuntano come le margherite – non ho scoperto l'America, lo so – e la cosa più orribile è che solo un decimo di queste “Stelle” è veramente dotato di talento. Gli altri sono solo ragazzini che inseguono la fama improvvisandosi musicisti e cantanti. Mi dispiace essere tanto pesante, non vorrei scoraggiare quei rari gruppi giovanili muniti di una buona dose di impegno e magari con un autentico bagaglio musicale sulle spalle. Ma purtroppo si sa, e lo ripeto: la musica che aliena la mia generazione fa schifo – Many ti ricordi, l'ha detto “la cugina quattordicenne” xD. Va beh, non si possono trasformare monumenti culturali, come il Chelsea Hotel e Il CBGB's, in Hilton e in H&M.

P.S: Chi si è offeso stia tranquillo. Io mi sono abituata a sentir denigrare i miei bignamini del Rock.

domenica 7 agosto 2011

Sidney ti presento Strummer.

Ho fatto un sogno, uno di quelli che si ripetono spessissimo, uno di quegli scherzi di Morfeo per illudere persone alla cui esistenza manca qualcosa. Ho fatto un sogno, ora ve lo racconto.
Punto uno, a me manca un ragazzo.
Nel sogno andavo in un bar tutto musica tunz tunz e drag- queen (ma solo il martedì sera). Ero lì perché una mia amica sperava di incontrare l'uomo della sua vita. Ecco, a un certo punto mi metto a parlare con un tizio che se ne sta al bancone chiedendosi il perché si trova lì, in quel locale di merda. Ero perfettamente d'accordo con lui, mi sentivo fuori posto anch'io. Lui mi spiegò che probabilmente l'unico motivo per cui si trovava lì era che il suo migliore amico doveva vedersi con un ragazzo conosciuto tramite facebook. Il suo amico aveva scoperto di essere omosessuale da poco, o forse avevo solo quella curiosità assoluta verso tutte le cose più trasgressive tipiche dei sedici anni, così mi disse il giovanotto. Sembrava Sid Vicious, per la miseria, aveva i capelli ribelli tagliati male, e si vedeva che non erano ricoperti di gel, perché il loro bagliore riflesso era vivo, non come quello delle teste dei tamarri, che sembrano bottiglie piene di lucciole tramortite. Era altissimo – per me i ragazzi sono tutti dei giganti, essendo alta un metro e sessanta – e aveva strani occhi grandi e grigi, che creavano un bizzarro contrasto con la sua capigliatura di bronzo. Indossava pantaloni neri e vecchissime All Stars violacee per cui avrei dato tutti risparmi della mia paghetta (adoro le sneakers lacere!); la sua maglietta viola scuro era tutta strappata, un po' stropicciata, ma profumava di pulito. Rimasi rapita del suo chiodo in vera pelle. «Deve essere costato un botto di soldi! – credo di aver esclamato.» «E' l'unica cosa che ho chiesto ai miei lo scorso natale, – mi rispose – sapevo che valeva un sacco, ma almeno so che mi durerà un pezzo!» Poi mi chiese un consiglio sul drink. Gli risposi che se voleva una birra lì c'erano solamente marche tedesche sconosciute e mix zuccherati alla frutta; sapevo solo del Vodka alla fragola che pareva gustoso, e di quello con la menta che sapeva di collutorio. Glielo sconsigliai, ma con grande sorpresa lui ordinò proprio quello. Mentre aspettava che glielo facessero, si godette divertito il mio sgomento. Proprio non me l'aspettavo; se il mio scopo fosse stato quello di rimorchiarlo sarei rimasta ferita, ma risi solo sommessamente. «Come ti chiami? – chiesi guardandolo divertita mentre si rendeva conto che avevo ragione sulla menta» «Sidney, e tu invece, qual'è il tuo nome? - chiese, all'improvviso sembrava serio»
«Sara» «Il tuo vero nome, intendevo.» Quasi istintivamente risposi “Strummer”
Ci siamo messi insieme due sogni dopo. Chissà se la storia andrà avanti. Comunque io vi terrò informati. Tanti baci dalla vostra STRUMMER.

"Out" è moda.

Mi è venuta in mente quella volta in cui la Tamara ci ha invitate tutte all'apertura estiva dell'Oltre Caffè di Soliera. La Nina, quel genietto con l'henne, si è subito rifiutata: «Ma che cazzo dici? Non pensarci neanche! Io non mi vesto da figa solo per andare a ballare, Santoddio!! E comunque non avrei neanche il vestito decente da mettermi; – continuò – oppure sì, ce l'ho, ovvio che ce l'ho, io mi vesto sempre bene... Solo che per quei fighetti di merda non andrebbe bene niente di quello che indosso io, per la miseria! Tanto vale non andarci, anzi, ancora meglio, vado al Tempo che fra qualche giorno chiude. Poi riapre chissà quando e mi manca un sacco. Ecco, vado al tempo che la gente la lasciano entrare anche in tuta.» L'avrei sommersa di applausi, quella volta. Aveva perfettamente ragione! Io ero curiosa di vedere com'era quel buco pieno di truzzi, che sono quelli con i boxer gialli che spuntano di venti centimetri dalle brache calate, “decorati” con scritte chilometriche grandezza 41 tipo “VERO UOMO”(l'ho visto ieri al cinema, sul serio) e berretto e orecchini e piercing enormi e dilatatori giganteschi. E dire che mi dicono, e mi pare che sia così che tutta questa gente da un giorno all'altro è diventata il modello alternativo per eccellenza. E' solo Moda, Cazzo, ma non si capisce di per sé??? Si, perché adesso l'underground è moda, non esiste più niente di “fuori-moda”, non si può più essere “out”, perché anche le porcherie che negli anni settanta contraddistinguevano i punk e gli skinhead ora sono “in”. Cazzo, non ci credo. E io che mi volevo fare l'anello al naso ora non me lo faccio più, perché al massimo ora solo la mia famiglia e le persone di mezza età e gli anziani ne rimarrebbero disgustati. Io volevo schifare il mondo, porca puttana! E ora niente, i tamarri mi acclamerebbero come loro regina. Ma vaffanculo.

venerdì 22 luglio 2011

"Malinconica" e "A Omar"


Malinconica
vado per il mio giardino
accarezzando con le dita
le rose di sangue
.
per cicatrizzare
il dolore della mia solitudine.




Eravam piccini,
si giocava spesso,
si piangeva per un niente.
Nel cortile mi lanciava una palla
la biondina, e così io a lei.
Di soppiatto eccoti,
a tirarle i fili d'oro,
a farla gridare.
Si sentivano due urla solo per un attimo:
giungeva poi il riso,
limpido, sereno, vero,
una pioggerella d'estate.


Eravam piccini,
non c'era sospetto nelle nostre pupille,
nessuna antipatia nelle voci cristalline.
Non c'importavano gli occhi a mandorla,
la goffaggine, la lingua aggrovigliata...
A triangolo volava la palla,
e questo ci bastava.
 

La prima poesia è stata collegata tra i finalisti del "Premio Scafati" Edizione 2010. 26° Trofeo Nazionale di Poesia e Narrativa del Ragazzo. La Seconda è stata premiata tra i finalisti del Concorso indetto dalla Città di Carpi, "Nati per Vincere?", sul tema della disabilità.

La Poesia ne "L'attimo fuggente"

Relazione che sono stata costretta a leggere in classe da una prof. adorante che non ha ancora capito che la odio...

"Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza e in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire in punto di morte che non ero vissuto". Con questi versi di Henry David Thoreau si apre ogni riunione della Dead Poet Society, la società del poeti estinti, il titolo originale di questo film di Peter Weir. Protagonista è un gruppo di ragazzi di una scuola privata maschile degli Stati Uniti d'America che, incoraggiato dal nuovo professore di lettere, ma soprattutto incuriosito dai suoi poco ortodossi metodi di insegnamento, ricrea questa setta. Il professor John Keating, che in gioventù era stato membro della stessa setta, trasforma ogni lezione di poesia in una piccola lezione di vita. Egli fa continuamente riferimento ai versi di Walt Whitman, facendosi per esempio chiamare "Capitano, mio Capitano", primo verso del poeta in una lirica che esprime lo sconforto per la morte di Abramo Lincoln. Grazie al suo carattere aperto e confidenziale, Keating trasforma la poesia in un ponte verso un'esistenza tanto consapevole quanto intensa. Oltre al celebre verso di Orazio "Carpe Diem", che sintetizza il nostro detto "Non rimandare a domani quello che potresti fare oggi", perché "lo steso fiore che sboccia oggi, domani appassirà", molte altre sono le frasi che vengono citate e che rimangono impresse. Keating ci insegna che sono la poesia e la passione a mantenere in vita la nostra razza, tant'è che scriviamo poesie perché è nella nostra natura di esseri umani. Questo film ci insegna anche che è importante osservare le situazioni da diverse angolazioni. La realtà dell'istituto, in contrapposizione con il punto di vista che Keating offre ai suoi alunni, apre uno scorcio triste su un mondo costruito su solide tradizioni, che non si evolve e guarda con paura e disprezzo le innovative e liberali idee del professore. Una di esse è che "Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo". I ragazzi pian piano iniziano ad uscire dallo status quo e a valorizzare i propri pensieri, a non dare più tanto peso a ciò che pensano gli altri. La poesia viene così vista come l'esaltazione del pensiero individuale. È un modo di comunicare con il mondo, di aggiungere un tassello fondamentale e unico a questa gigantesca impalcatura che è la vita. Se manca il tuo contributo,quel verso uscito un dì dalle tue labbra, il palazzo vacilla. Perché questa storia ci insegna che ogni individuo è importante, necessario. E verso la fine, quando sembra che le lezioni di Keating non siano servite e nulla, e il gregge abbia fatto di nuovo scacco matto, quando il dramma della morte sembra aver reso tutto vano, un grido si leva in direzione del professore: "Capitano, mio Capitano!" 
Come a dire: "Il fato può averci indeboliti, ma siamo pur sempre eroici cuori che non hanno perso la voglia di ribellarsi. Ogni individuo è importante, necessario alla comunità".

martedì 19 luglio 2011

Cicatrici: Achille

Inizio con un racconto che farà parte dell'ebook "Cicatrici" di Barabba. http://barabba-log.blogspot.com/2011/07/cicatrici-un-ebook.html

(Posizione)
caviglia sinistra.
(Cause)
Iniziamo dal principio: sono nata prematura, di sette mesi, otto etti. Il medico appena mi vide uscì dalla sala parto e disse, a parer mio ridendo: «Non se ne fa neanche un polpettone».
Mi hanno sempre voluto tutti molto bene, anche se gli avevo fatti preoccupare moltissimo all'inizio, visto che mi ero messa in testa di non crescere più. Ho avuto un sacco di guai da bimba: polmonite, crisi respiratorie, un attacco epilettico, ma il nonno aveva profetizzato che sarei cresciuta grande, alta e forte, me lo ripetono tutt'ora.
Fatto sta che però c'era qualcosa che non andava con i muscoli del lato sinistro del mio corpo, con la postura. Hanno provato a spiegarmi come dovevo camminare in tutti i modi, ma io ero piccola e, ve lo dico in tutta franchezza, non capivo un fico secco. Quando ritennero che fossi abbastanza grande per comprendere le necessità del mio fisico vivevo a Parigi, città la cui bellezza solo ora, a sette anni da quando l'ho lasciata, riesco a percepire. Chiamarono in casa nostra un fisiokinesiterapista di nome Philippe LeDuc, Filippo il Duca, giocherellone e simpatico. Lo facevo arrabbiare sempre, perché non mi impegnavo abbastanza. Era buono con me. Mentre la mia vita sociale crollava sotto il peso del mio pessimo carattere, andammo a trovare un dottore, il Professor Sorrange. Era uno con la puzza sotto il naso, un professore universitario, molto qualificato per il suo lavoro. Siamo andati da lui in ospedale tre volte in un anno, e a fare i raggi, e intanto iniziai la terza elementare.
Dovete sapere che in Francia ogni anno le classi cambiano, si cambiano i compagni e le insegnanti. Feci amicizia con un bambino di colore di nome Tousaint, perché nato la notte di Ognissanti. Era simpaticissimo, me lo ricordo, e per di più era una delle pochissime persone che andavano d'accordo con la mia migliore – e unica fino a quel momento – amica, Stéphanie: carattere complicato, temperamento violento e perversione a otto anni. Ora capisco perché stavamo sempre insieme: eravamo uguali, insopportabili e strane. Loro due e Kim, il ragazzino per metà italiano che mi piaceva, facevano sempre un sacco di domande sulle cicatrici che ho sul collo, quelle lasciate dai tubi dell'incubatrice. Ma l'ultima cicatrice che ricordo stava per arrivare. Mi operarono di venerdì. L'intervento prevedeva l'allungamento del tendine d'Achille. Vennero i nonni a stare da noi, mia madre mi regalò il peluche elettronico di un micio che faceva le fusa. Mi sono incazzata con i medici per avermi ricoperto il gesso con delle strisce di tessuto imbevute di colla; accidenti, io volevo le scritte dei miei amici!
Pazienza, non potevo appoggiare il piede, ma farsi portare in spalla dal nonno su per le scale della scuola era una figata! Non potevo andare in piscina con gli altri bambini, mi annoiavo a starmene da sola in una classe, controllata a vista da un'insegnante di quinta con lo sguardo cattivo e dai suoi alunni giganteschi. E anche quando potevo camminare senza l'uso delle stampelle mi sentivo ridicola con quella scarpa enorme a coprire il gesso.
Ora non è rimasto altro se non questa cucitura, che mi ricorda momenti di solidarietà e tenerezza.
(Conseguenze)
Zoppico, ma questo lo facevo anche prima. Sono imbranata, ma tanto ci rido su con le mie amiche e faccio quel che posso in ginnastica – ho sette in pagella, Wow!! Col tempo sto cercando di ricordarmi di mettere sempre il piede dritto, e di stare dritta con la schiena. Sono migliorata anche a livello di relazioni; in realtà mi sforzo un sacco per non sbraitare dietro a certe oche.
E' incomprensibile il fatto che non mi sia posta il problema prima. Adesso mi faccio un sacco di pare, le mie amiche dicono che mi devo preoccupare meno delle cose. Ecco, quando ero piccola non pensavo a niente e andavo avanti e non me ne fregavo niente persino di me stessa. Ora cerco in tutti i modi di controllare il mio modo di pormi con le persone, ma alla faccenda della gamba faccio ancora fatica a pensarci, non sono abituata. Sono un po' come Achille, che era invincibile tranne che per il tallone. Con qualche differenza: la mia parte “debole” è un tantino più estesa, ma forse io ho avuto un po' più di culo. Già, io adesso mi rendo conto del mio punto debole, e non permetterò a Paride di mettermi in difficoltà.