lunedì 17 dicembre 2012

Avvertenze: da qui in poi ci si annoierà.

Questo sarà l'ultima cosa semiseria che scriverò, almeno fino alla fine delle vacanze, che per me iniziano sabato perché vado a Catania dai miei nonni <3. Per un po' solo saggi brevi. Perché? Perché ho capito che esistono dei professori a cui non interessa niente quanto sei bravo a mettere insieme costruzioni che non c'entrano un cazzo le une con le altre e le fai pure star bene insieme. Giustamente, avrei dovuto capirlo prima. Ho scelto il liceo CLASSICO, quindi ho beccato un prof che vuole che scriva in modo classico. Per esempio, se leggesse i temi di grushenka di quand'era al classico e imitava Kerouac scrivendo frasi senza soggetto composte da una parola le darebbe due. E forse anche al Many, che sbaglia volutamente i congiuntivi, appiopperebbe un'insufficienza. E dire che ritrovarmi con un sette e mezzo allo scritto... Cavolo ragazzi, non avevo mai preso un voto tanto basso. Eppure mi riusciva piuttosto bene, non avevo ancora trovato un professore che mi desse meno di otto in un tema (ed è successo una volta sola). Questo mi ha fatto un po' scendere dal piedistallo: può sempre capitarti quello che non vede il genio che altri hanno subito riconosciuto. Ma ecco, magari sbagliavano gli altri. Chissà. Forse non ce l'ho, il dono di scrivere bene. Sì, forse non ce l'ho. L'argomentazione, okay, mi riesce bene, ma lo stile? Magari è il prof. ad essere toccato, che ne so?
No, aspetta, mi sto dando davvero troppe arie, devo finirla qui. Mi sto già scaricando un paio di saggi brevi per esercitarmi, visto che in greco sono sopra. Latino, speriamo. Non dico niente, per scaramanzia.

D'accordo, rileggendo questo post mi rendo conto che devo ancora lavorarci.

venerdì 9 novembre 2012

Mio bel roseto, 
alto, rendi brillante
il cielo, in sfumature diviso
dal petalo in gocce intriso. 
Sulle foglie tue stelle e etere scuro
giocane all'uomo nero.

Sempre al mio costato giaci, 
qualora io annaffi 
la terra cangiante.

venerdì 2 novembre 2012

Quattro salti in padella? Son tutte cazzate!

Ho fatto presto, lo so. Appena un ora fa uno dei miei film preferiti è stato abilmente demolito, facendo sì che dubbi atroci mi assalissero: ho temuto di aver interpretato male, se non alla rovescio, il messaggio di Footloose, che si tratti dell'originale o del remake. Già ora so come controbattere, intanto è un passo avanti. Verso il dire in faccia alla gente la verità, così, sul momento, al momento giusto. Ecco cosa mi è stato detto: che Footloose è una pellicola reazionaria, completamente imbevuta della morale americana che vuole le regole, e di conseguenza anche lo sconvolgimento di esse, approvati dall'alto, sempre. In un primo momento ho detto: «Okay, è vero. Ci sta». Poi però ci ha ragionato sopra. E la mia conclusione è che effettivamente è proprio così, nella vita vera, reale, nella politica del cambiamento, come nel film: bisogna avere l'appoggio delle autorità. Ma quello che fa Ren in Footloose non è cercare il favore del reverendo, ma qualcosa di più. Impartisce una lezione importante e molto attuale, che centra soprattutto e più che altro con il rapporto genitori - figli. La fiducia va conquistata, e i figli possono avere fiducia dai genitori solo se possono dimostrarsi responsabili. Non si possono cambiare le cose se c'è una fetta troppo grossa di gente che rema contro, ecco perché le grandi rivoluzioni non funzionano se non partono dal basso. Con i ragazzi la fetta predominante sono sempre gli adulti, un compromesso è necessario. Sono i nostri punti di riferimento, ma a volte possiamo insegnare anche noi qualcosa a loro. Dopodiché c'è una barriera invalicabile tra genitori e figli per cui i genitori non potranno mai essere sicuri al cento per cento del mancato impianto di corruzione spirituale all'interno dell' abbastanza generico "ballo dei diplomandi", ma questa è un'altra storia. Un piccolo inganno, non saprete mai come è andata a finire...

giovedì 1 novembre 2012

Dalla pelle al cuore (no, questa volta niente musica)

Rapido confronto tra due grandi poeti: Leonard Cohen e Giacomo Leopardi. Entrambi universalmente riconosciuti come tra i più importanti uomini di lettere della più recente Storia, oltre ad essere entrambi non proprio appetibili esteticamente. Eccolo lì, il problema. Le differenti posizioni verso il loro aspetto fisico. La depressione e lo sconforto di Leopardi sono ormai proverbiale, come la sua solitudine e la sua convinzione che il valore senza bellezza esteriore non viene preso in considerazione. Invece noi continuiamo a studiarlo. Ha avuto Fortuna, la sua opera per lo meno. Abbiamo fatto "L'ultimo canto di Saffo", a scuola. Il famoso verso 54 "Virtù non luce in disadorno ammanto" spiega ermeticamente e alla perfezione le sue sensazioni. Conclusioni molto attuali, nel secolo che stiamo attraversando, governato da Youtube e dalla televisioni, dalle immagini. Dalle belle immagini. Capita a tutti, di avere quei momenti no, in cui non ci andiamo bene, in cui ci sembra di non andare bene, di non valere niente. Soprattutto da adolescenti. Ci tenevo a trattare l'argomento perché mi è capitato di pensarla così, come il caro Giacomo. Anche se ti viene detto che sei carina, a quest'età, se non hai il ragazzo, o semplicemente qualcuno che ti vada dietro, sei portata a pensare di non essere all'altezza. Che poi pensiamoci, all'altezza di cosa? Di questo mondo, di questo "piattume" intellettuale e di questo bigottismo dilagante, di questo pudore ipocritamente borghese, di uno stuolo di giovani adulti rigidamente montati su piedistalli di cemento rinforzato a sabbia? Manca la spontaneità (anche dentro di me), la consapevolezza della necessità di pensare un po' a noi stessi, anziché a come gli altri ci vedono. Abbiamo l'età per decidere da che parte stare, per uscire con chi ci sta simpatico e evitare, con rispetto, chi non ci sopporta e chi non sopportiamo. Non possiamo piacere a tutti, ma, Dio quanto è importante piacere a noi stessi. E quanto è vitale dedicarci a chi ci vuole bene, a chi darebbe l'anima per noi. Chiedo scusa - ma questa è l'ultima volta, sono stufa di scusarmi per i difetti del mio essere - alle persone che ho trascurato per cercare di accontentare (e di eguagliare) chi se ne fregava di me, a causa di un'incompatibilità di carattere che solo ora riesco a scorgere. Non è vittimismo, e son stanca di piangermi addosso per questa apparente solitudine. E' "un'accresciuta percezione delle cose", caro Leonida. Non bisognerebbe mai dire "mai", ma mi piacerebbe poter giurare di non ripetere mai questi orrori. Gli amici si trovano, e io non ne sono sprovvista. Forse è giunto il momento di pensare un po' a loro, ai "pochi, ma buoni", e a me stessa. Cercando di migliorare, ma senza cambiare per chi non mi merita. Cercando di valorizzarmi. Sento una meravigliosa fenice nel mio cuore colmo di passione che non vede l'ora di spiccare il volo. E, come il caro Leonard mette in bocca alla cara Janis Joplin in "Chelsea Hotel", siamo brutti, ma abbiamo la musica, ma credo di non pensarla più semplicemente a questo modo.

Se vi è sembrato tutto maledettamente ingenuo, continuate a seguirmi, crescerò.

domenica 7 ottobre 2012

Frammento da terza media (scritto in seconda)

"Cosa sarà mai l'amore?", si chiedeva Duncan, "E' un sentimento umano o solo una parola saltata fuori dalla penna di uno scrittore ottocentesco?"
L'amore è molto più di questo. E' uno stato d'animo per cui le parole si trasformano in sensazioni, in cui non c'è più niente da dire. Duncan cercava qualcuno da amare. Si sentiva solo, aveva bisogno di percepire il profondo affetto di una donna. 
Chiunque non si fosse trovato nei suoi panni gli avrebbe setto: «Scuotiti, che si amori intorno ne hai a iosa». 
E questo non si poteva negare. 
Nella gang c'erano molte ragazze che gli facevano la corte. 
Ma non erano ragazze innamorate, solo bambine tira e molla, che facevano di tutto per ottenere un sorriso, un complimento da lui. E così i suoi "amici" che lo veneravano come un dio. Ma Duncan sapeva che si sbagliavano. Sapeva di essere debole, come ogni essere umano. Eppure agli occhi degli altri era rimasto un duro. Lui, con i capelli corvini lunghi e folti, la sua bellezza sinistra, enfatizzata dal pallore, e gli occhi che ti trapassavano da parte a parte, non poteva essere nient'altro che un duro. Ma dietro quella maschera che nessuno poteva scalfire si nasconteva un cuore tenero, che si scioglieva per poco. 
Ma per i suoi era il boss, si aspettavano il meglio da lui, e non poteva e non voleva deluderli. Così era riuscito a far tacere il vento in tre parole, a calmare le acque subito dopo lo tsunami. Ma in realtà non era mai stato bravo a parole. 
Era timido, insicuro. 
Ma soprattutto era stanco. Stufo di nascondersi dietro la maschera dell'indiferenza. Stanco di sfruttare l'ignoranza dei tanti che trovavano unica consolazione nel bere, opprimendo la libertà di pensiero. Stanco di cercare una scusa dietro l'altra. Ogni giorno doveva scovare nuove prove per convincere gli altri che lui era quello lì, insensibile, freddo, taciturno. ma prendeva consapevolezza che cercava solo di convincere sé stesso. 
E aveva paura di riuscirci. Di cancellare quel poco di buono che c'era ancora in lui. Ecco perché cercava l'anima gemella. Voleva poter rivelarsi a qualcuno che lo avrebbe capito. Per non dimenticarsi di sé stesso. 
Alla fine aveva gettato la spugna. 
Il mondo avrebbe conosciuto solo l'opacità del suo sguardo.

domenica 23 settembre 2012

150.000

Bando alle ciance, andiamo al dunque: questo è un resoconto amatoriale - a livello soprattutto emozionale - del concerto al Campovolo di Reggio Emilia del 22 settembre 2012, in favore delle terre colpite dal terremoto di maggio scorso. "Italia loves Emilia" è stata un'esperienza senza pari, oltre che il mio primo concerto all'aperto. Mi sono recata sul luogo del delitto alle quattro di ieri pomeriggio, con due mie amiche e i genitori di una di queste. Avendo parcheggiato in centro non abbiamo dovuto fare molta coda, ma c'erano davvero le 150.000 persone di cui avevo sentito parlare. Carpi, Correggio e Reggio Emilia insieme, facendo due calcoli. Solo che erano rappresentate sette regioni diverse. Abbiamo aspettato tre ore sui plaid aspettando le ore venti, scambiando le carte da scala con altri gruppi di persone e facendoci le foto con l'Ipad. Abbiamo mangiato i nostri panini e ci siamo rimesse le scarpe, abbiamo ripiegato le stuoie e ci siamo alzate in piedi. Sembrava che di colpo fosse calata la notte, c'era buio pesto e il cielo era coperto di nuvole che minacciavano pioggia. Eppure ero certa che non sarebbe venuto giù il mondo, non quella sera. C'era un'atmosfera indescrivibile, il calore e l'interessamento del nostro Bel Paese era veramente palpabile. Ce l'hanno ripetuto i grandi interpreti della canzone italiana uno dopo l'altro, che eravamo benedetti. Beati. Perché eravamo lì, non tanto perché avevamo comprato il biglietto e la maglietta e la bandana, - strabella! - ma perché ci siamo uniti per dare speranza a una nazione che sembra cadere a pezzi in ogni angolo e in ogni suo componente. E noi ci siamo presi su, invece, dimostrando che nulla è perduto, che tutto può essere rimesso in piedi. Noi per primi, proprio noi, modenesi, ferraresi e mantovani eravamo nel giardino del Liga, incollati alla radio o sul canale di Primafila in onda su Sky. E ci tenevamo davvero, di questo sono convinta. Abbiamo cantato a squarciagola per cinque ore, e nonostante ci dolessero le corde vocali abbiamo continuato: era qualcosa che andava ben oltre il nostro fisico e le nostre capacità canore(io per prima sono stonatissima!), eravamo un unico corpo unito per risollevare una regione devastata ma pronta a tornare alla carica. Abbiamo tenuto botta, arrivando al Campovolo. Spazio che dopo ieri sera potrebbe diventare la nuova Woodstock, essendo un luogo ampio come pochi in Europa. Dove stavo io eravamo abbastanza larghi, ci stava altra gente. La dimostrazione del rispetto e la passione della gente è stato lo svolgimento sereno dell'iniziativa e l'efficacia della Security e del servizio assistenza ai disabili; con così tante persone c'era da aspettarsi qualche disagio. Eppure non ho sentito lamentele su Radio Bruno, tra un sonnellino e l'altro, sulla via del ritorno. E' stato un evento memorabile, il più grande d'Italia. Artisti straordinari, tra cui svettavano (per me), Nomadi, Fiorella Mannoia e Litfiba. Un solo grande cuore che palpitava nella notte, contro chi vuole toglierci la forza di andare avanti, contro la mafia che minaccia gli appalti per la ricostruzione, contro la degenerazione del nostro sistema politico che rischia di intascarsi i profitti di un Concertone mai visto entro i confini della nostra bella penisola. Un inno al coraggio e all'orgoglio di noi gente di pianura, laboriosa e colma d'amore e di aspettative e progetti per il futuro. Che dire? Avevo racimolato pessimismo verso quest'Italia così arretrata e di strette vedute, ma forse mi sbagliavo. C'è gente disposta a cambiare, a fare uno sforzo per crescere.
Dal punto di vista meramente musicale, ho preferito i duetti di Jovanotti ai brani che ha scelto di cantare da solo, a parte "Amico mio" con Zero che mi ha fatto emozionare. Anche Ligabue era un po' afflosciato, secondo me. Grandi Negramaro e "Titti" Ferro. Ho riscoperto la bellezza della musica leggera, anche se sarò sempre per il buon vecchio rock d'oltre Manica e d'oltre Oceano.
Tesori miei buonanotte, vado a levarmi l'odore di canna dai capelli (cit.).

lunedì 10 settembre 2012

Come Olivia Newton-John alla fine di Grease?

E' da due anni che volevo farmelo fare, e finalmente mia madre ha acconsentito. Come se non fossi già abbastanza fortunata, appena ha conosciuto le mie intenzioni, mia zia mi fa: «No problem, te lo regalo io per il tuo compleanno». Sto parlando del piercing, naturalmente. Avevamo deciso per sabato pomeriggio, prima che iniziasse "Carpi c'è" - che, a proposito, è stata la notte bianca più riuscita e fruttuosa della mia ancor giovane parabola, dato che non solo la mia città ha dimostrato di avere la voglia e le capacità per riprendersi, ma anche alcuni rapporti di amicizia sono come "rinati". Invece la zia mi sveglia alle nove per dirmi che ci viene a prendere - a me e alla mamma - alle dieci e mezza per essere là alle undici. Sul momento mi è venuta una strizza pazzesca: non me l'aspettavo! Poi però siamo arrivati e mi hanno messa in coda, mi hanno spiegato tutto l'aftercare, mi hanno fatto scegliere il gioiello, e mi hanno bucato il naso. Che bello, mi sta proprio bene(con tutto che son pure modesta)! Dello studio dove sono stata - Tattodrome, in Galleria Politeama n. 7 a Correggio - mi ricordo soprattutto una coppia di trentenni, due genitori vistosamente tatuati, con questo cucciolo d'uomo biondino tutto vestito di nero con il suo coniglietto di pezza. Che dolce che era!
Come si può prevedere dal titolo di questo post, non voglio però parlarvi del mio piercing, ma farvi un analisi tematica del celebre musical "Grease", divenuto un cult presso i giovani e i meno giovani di ieri e di oggi. Attraverso la mia tormentata vicenda, si potrebbe dire. Durante le ultime tre settimane di agosto ho convissuto con mia nonna, nella sua casa in provincia di Trento. Ha cercato incessantemente e senza esclusione di colpi di farmi cambiare idea, ma finalmente si è data per vinta dicendo: «Ho provato a far ragionare anche tua cugina, ma non mi ascoltate quando parlo». Tipico degli anziani lamentarsi di non essere ascoltati, e di non contare più niente. Il mondo va tanto velocemente che sono certi di rimanere indietro, o di essere dimenticati. Ne sono talmente convinti che è difficile spiegare loro come mandare un messaggio, perché si mettono i bastoni tra le ruote da soli, con frasi del tipo: «Sono vecchia, non ci arrivo». Queste cose le ho scritte nel mio primo saggio breve della scorsa stagione scolastica, sugli anziani nelle megalopoli di oggi, appunto. Ho preso un voto discreto, anche se non me lo ricordo. La nonna non è stata l'unica a fallire nel tentativo di farmi odiare l'arte di "fare del tuo corpo quello che vuoi"(per citare una nota pagina di Facebook per maniaci della body modification, tatuaggi, body piercing e non solo...). Mio cugino quattordicenne, che tra una settimana mi affiancherà nel mio primo viaggio in corriera dell'anno scolastico, ha utilizzato tesi molto più persuasive, e in parte assai corrette, il che dimostra che mi conosce molto bene. La più originale riguarda proprio Grease: «Ma Strummer, ti ho capito, sai? Tu vorresti essere come Olivia Newton-John alla fine di Grease, mentre sei quella all'inizio».
Non potevo accettarlo, lei è così ingenua appena sbarcata nella nuova scuola! E poi le tonalità pastello del suoi golfini - e i golfini stessi - non fanno per me, accidenti! Ma ho inteso il significato occulto delle parole del mio cuginetto: - ottimo regista, squisito cameraman, ma un troppo poco open-minded per i miei gusti - sono più acqua e sapone che rockettara senza principi e interessata esclusivamente a stare dall'altra parte, ovunque sia. Mi sembra comunque opportuno difendere la dolce Sandy: fin troppe persone disprezzano la sua trasformazione finale, nella mia famiglia. Innanzitutto, prima della sua ultima entrata in scena, era senza dubbio un'ingenua studentessa che veniva presa di mira dalle altre ragazze, e schernita da Rizzo, che è una via di mezzo tra la donna in nero che balla "The one that I want" con John Travolta e la pallida ragazzina in gonnella che cantava della sua storia estiva con un Danny Zucco che non aveva ancora scoperto tutte le sue carte. In secondo luogo, anche Danny era deciso a mettere da parte l'anima ribelle per stare insieme a lei. Entrambi hanno cambiato il loro modo di essere per il proprio oggetto d'amore, il ché è semplicemente un gesto bellissimo, e non mi sembra che ci voglia una laurea per capirlo.
No, non sarò Olivia Newton-John alla fine di Grease, ma una cosa abbiamo in comune: proprio come lei, rischierò di essere giudicata per un particolare fisico, per qualcosa di innaturale che ho aggiunto all'ultimo alla mia figura. Non ditemi che sbaglio, non sono mica nata ieri. Ci sono ancora troppi pregiudizi su questo tipo di accorgimento, e la gente non riesce a rendersi conto che è solo un gioiellino, un brillantino su una narice. Ci sono persone che ritengono che il tuo corpo debba essere preservato nel suo naturale sviluppo, e che addirittura un orecchino supplementare sia sinonimo di inaffidabilità e di morbosità, quasi di cattiveria. Quasi che fossi l'uomo nero della favola. Hanno il diritto di avere le loro idee, ma tutti devono pretendere rispetto,qualsiasi differenza li separi dalla massa. E anche questa non è un'uscita particolarmente geniale. Sto mettendo le mani avanti perché sono stata avvertita da alcuni amici che rischio di perderli se i genitori dovessero venire a sapere del mio piercing. Se queste persone leggessero questo post, faccio appello al loro buon senso; sono sempre la stessa ragazza. Dopo domani la mia sorellina si farà il terzo buco, pagandoselo da sola; un po' posso prendermi il merito di questa benefica influenza, ma è ancora piccola e un buco in più non rovinerà la sua immagine, come non succederà a me.
Grazie per esservi lasciati annoiare,
per sempre vostra,
                         Strummer.

lunedì 13 agosto 2012

Who Wrote Holden Caulfield

Bentornata a me! Giudizio sul campeggio: tenda 3, camper 200!
Grande notizia per i miei inseguitori intellettualoidi: in una bancarella di piccola/media editoria sul lungomare di Deiva Marina(vicino alle Cinque Terre) ho pescato il Decameron a otto e trenta, Romeo e Giulietta a tre e ottanta e il Simposio di Platone a cinque. In macchina all'altezza del casello di Carpi ho cominciato a leggere quest'ultimo, perché avevo appena finito "Il giovane Holden" di J.D. Salinger. Devo pensarci per capire se definirlo straordinario o soltanto un bel romanzo, però. Voglio dire, mi fa impazzire il gergo colloquiale e giovanile utilizzato, ma è la conclusione a lasciarmi perplessa. Credo che tutto abbia inizio - la conclusione - quando Holden va a casa di quel suo vecchio professore, Antolini, dalla casa del quale scappa per paura di essere stuprato o roba simile. Ho qualcosa come due facciate di libro evidenziate in rosso, giuro. Il discorso dell'uomo mi ha lasciata secca. lo incoraggia a correre dietro a ciò che vuole fare, a patto che trovi questa cosa che gli piacerebbe fare. E gli dice che una volta che avrà capito cosa vuole fare, dovrà darsi una bella mossa, velocissimamente! E che dovrà studiare sodo. Così potrà trovare la misura della sua mente, cioè ciò che alla sua stramaledetta testa va e non va giù. E' la fine di un percorso di maturazione fatto di turbamenti e sconfitte inutili. Di odio e di nausea, per certi comportamenti della gente. Tipo quello dei baristi, che non passano mai le sue ambascerie alla cabarettista di turno, o dei camerieri che non gli servono il suo amato whisky con soda. Così Holden mente - è "il più fenomenale bugiardo che abbiate mai incontrato in vita vostra", come lui stesso si definisce all'inizio del terzo capitolo -, semplicemente perché si diverte un mondo, ma secondo me anche perché non ritiene che quegli altri "bastardi", quei "balordi", sappiano chi realmente è o cosa fa nella vita. E' depresso, per quasi tutta la durata del libro, e se gli chiedi cosa gli piace ti risponde: «Allie». Solo che Allie è il suo fratellino morto, ed è l'unica sua obbiezione, e lì capisci che c'è qualcosa che non va. Perché lui al mondo non ci sta bene, preferirebbe essere sottoterra. Come dice nello stesso episodio che ho citato in precedenza il prof. Antolini, Holden appartiene a quel genere di persone che smettono di cercare ciò di cui hanno bisogno, si arrendono ancor prima di scorgere lontanamente il traguardo. Ed eccola, la citazione clou, il tocco magico che districa la matassa: «Ciò che distingue l'uomo maturo è che vuole morire nobilmente per una causa, mentre ciò che distingue l'uomo maturo è che vuole umilmente vivere per essa» (Wilhelm Stekel).
Alla fine, chi è a distogliere l'acchiappatore nella segale (il titolo originale del romanzo è "The Catcher in the Rye") dall'illusoria e fanciullesca fuga nell'ovest, lontano dagli affetti, pur di sfuggire dalla gente e dalle cose fasulle? L'innocenza, la purezza di spirito della sorellina Phoebe, mentre ride su una giostra a gettoni. E' questo che gli fa capire che deve restare. A New York. A studiare, e soprattutto a scrivere. Scrivere dei suoi turbamenti, scrivere la verità, senza compromessi, senza mitigarla dietro a falsi sorrisi, come se la vita fosse uno di quei stupidi film che danno in uno di quegli stupidi cinema che Holden odia a morte. Non come suo fratello D.B. che, come Hubbell Gardiner in "Come Eravamo", - accidenti, quanto odio quel film - spreca il suo straordinario talento di scrittore per Hollywood. E lo fa, scrive, come un ragazzino, perché è quello che è, ma anche come un uomo. Forse perché a capito che non importa se non ha ancora trovato niente di interessante per cui vale la pena continuare, ma sa che presto spunterà fuori, con tutto ciò che seguirà. Forse l'unica cosa che ha capito è che deve chiamare Jane Gallagher senza starci troppo a rimuginare sopra, ecco tutto. Che non importa se risponde la madre che è amica della sua che viene a sapere che è stato sbattuto fuori da Pencey. Ecco quando lo preferisco, il giovane Holden, quando non si preoccupa troppo delle cose. 
Non so perché, sarà che lui mi ricorda tantissimo un mio amico, un po' adulto e un po' bimbo :), sarà che mi rivedo un sacco nella vecchia Phoebe, che scrive libri a tutto spiano, solo che non li finisce. Mi somiglia, per questo verso.
Non lo so, ecco, ma mi sembra di aver capito, adesso.
Non straordinario, non bello, ma indimenticabile.
Ecco il mio giudizio, affezionati lettori. Buonanotte gente!

Per chi fosse incuriosito dal titolo di quest'articolo, si tratta di una canzone dei Green Day, tratta dall'album "Kerplunk!", 1992.

venerdì 3 agosto 2012

Liceo Classico

Vecchia Poesia, apparsa su "A little Trouble in the Wind", il mio primo blog su Blog, che ho cancellato perché non lo leggeva nessuno, perché non aveva un cazzo di scopo. Eccola, di nuovo eccola qui, la mia parola d'ordine. Quella che mi ricorda le figuracce e Mapplethorpe.
Oggi ho fatto la prima versione delle 20 che quella stronza della prof. ci ha lasciato, sapete, come ricordo. Dico "stronza" e dico "ricordo" perché ci lascia, a me che piaceva seriamente come insegnante, per andare non so dove per ottenere dei punti in graduatoria. Ce l'ho a morte con lei, perché ho il terrore che ci appioppino una crudele imitazione di Mortisia o una versione edulcorata di Crudelia de Mon. Chissà. Per festeggiare il felice evento vi ripropongo questi versi. Non mi aspetto che capiate, ma non ho voglia di mettere le note, non ho tempo, la versione devo ancora finirla. Ops, dimenticavo, è latino. 

Sul bordo di una fonte fresca siede,
scalza, con poco a coprirla,
solo un berretto.
Dita fragili
stringono polvere e scarabocchi
sulle pagine di Roma.
Nel cuore smarrito la rabbia sale,
sola fra tante cose.
Così mi tormentano un “dicit ut”
e l’infelice sguardo.

Battute sui Puffi a parte...

Attenzione: questa vuole essere la mia prima recensione di un film, se "Detention", diretto e scritto da Joseph Kahn può essere considerato un film. Di norma uno cerca di essere cauto nelle prime esperienze, mentre io sarò spietata, perché mai tre euro furono spesi peggio. Cerchiamo subito di esaurire i convenevoli... Uscito in America nel 2011, presenta un cast mediocre, composto principalmente da Josh Hutcherson, Shanley Caswell e Spencer Locke, fatta eccezione per il primo nome, che qualche mese dopo aver girato questa schifezza ci ha donato una splendida interpretazione nel film d'azione "Hunger Games", pellicola di straordinaria qualità tratta dall'omonimo bestseller internazionale di Suzanne Collins, primo di una trilogia che, secondo Stephen King, "dà assuefazione". L'ho letto ed è veramente stupendo, anche se credo che per fare questo tipo di articolo bisogna essere più oggettivi possibile, quindi meglio non lasciarsi trascinare dal sentimento ed essere razionali.
Allora, cominciamo dal principio... Io e Ilaria, una mia amica, andiamo con mia sorella al Video Biff, il cui proprietario è famoso per quanto se la tira: l'altro giorno stava dicendo ad un neo- cliente di avere più titoli del Blockbuster più grande d'Italia che stava a Milano, qualcosa come 16 mila titoli, fatto chiudere dai suoi 21. Cerchiamo "Hunger Games", perché l'Illi adora la saga - che ha letto in meno di due mesi - ed il film ha letteralmente cambiato il suo modo di vedere il mondo. Sinceramente anch'io amo quel film e il libro da cui è tratto, ma devo ancora leggere "La ragazza di fuoco", per poi gustarmi "Il canto della rivolta" su Kindle, il prossimo Natale. Fatto sta che in DVD uscirà a settembre, e diamo un'occhiata in giro alla ricerca di qualcos'altro da vedere. Troviamo "Detention", dove c'è pure Hutcherson, ma la mancanza di segnalino giallo indica che non ci sono più copie disponibili. Dopo tanto osservare non troviamo niente di più accattivante, e la sottoscritta prova a chiedere se per culo non sia appena stato riconsegnato. E per culo ce lo portiamo a casa. Per tutto il tragitto mi congratulo con l'Illi per la sua fortuna. Fortuna? Si tratta di uno schifosissimo Teen Movie dell'orrore, sulla falsissima riga di Pulp Fiction, che al contrario di "Detention" è un gran bel film! E' una commediola senza capo né coda, che si snoda tra un assassino dal nome bizzarro (Cenerantola), un quaterback che nasconde il DNA di una mosca, una madre e una figlia che si scambiano i corpi e l'anno del diploma, una macchina del tempo nascosta nella mascotte della scuola a forma di orso bruno, una skater figo e una sfigata primordiale. Non c'è una trama logica, c'è solo un velo troppo vomitevole di splatter a legare vite parallele di adolescenti vuoti e adulti allo sbando. Due esempi, giusto per dimostrarvi che la vita a Grizzly Falls è una cacca: all'improvviso salta fuori un orso che sale su un disco volante alieno, e un vegetale extraterrestre travestito da canadese minaccia di uccidere tutti i vegetariani. Inoltre, verso la fine della pellicola, ci viene presentato un specie di "gioco delle scatole cinesi", di ragazzi che guardano un film dove altri ragazzi guardano un film identico, che si conclude con una ventina di secondi di porno misto sadomaso, così, a caso. Conclusione, il nostro amato Josh è un ballerino provetto che si mette con la sfigata dalla gamba ingessata, Riley (pensavo fosse un nome maschile), la figlia nel corpo della madre si spupazza il preside e la madre è ancora nel corpo della figlia, l'assassino viene ucciso dall'orso impagliato, eccetera eccetera. 
Morale della favola, il film più brutto che sia mai stato prodotto dal cinema americano. Una nota di merito va a Josh Hutcherson per essere cresciuto spiritualmente dopo aver preso parte a quella che oserei giudicare la peggior storia che sia mai stata messa sul grande schermo.
Interpretazione personale: è solo il liceo, non è la fine del mondo.
P.S: Chi l'ha visto potrebbe indicarmi la morale? Non la trovo!!
P.P.S: Uomo Mosca sei mitico!, e i Puffi hanno ispirato Avatar.

domenica 29 luglio 2012

Il tempo e l'esperienza. Cioè, quando condividere nell'era della globalizzazione.

La felicità è reale solo se condivisa (Into the Wild). L'ho visto ieri con le mie amiche, per la prima volta. E' sconcertante, il finale, intendo. Per tutta la durata della pellicola ti gasi un sacco per questo figlio di papà che ha dato tutti i suoi risparmi in beneficenza ed è partito a piedi per l'Alaska, lasciandosi tutto alle spalle in una profonda e mistica ricerca della propria essenza di uomo, nonché della verità, che sembra ascendere a sembianze divine degli occhi brillanti del giovane protagonista.
Ecco, tu sei convintissimo di essere dalla sua parte, perché chiunque, vedendo questo ragazzo correre come un pazzo dietro alle proprie idee direbbe: «Certo, amico, continua così, sono con te!». Poi, la rivelazione; la frase "La felicità è reale solo se condivisa", scarabocchiata a lettere maiuscole tra due capoversi di un manuale di piante commestibili. Non so dove avessi già sentito questo concetto, credo in uno di quei diari scolastici con le frasi famose dei film e dei personaggi famosi. Ad ogni modo dovevo averlo dimenticato, perché ho trovato la giustificazione definitiva per la nostra epoca, per l'era della globalizzazione. Cristo, che colpo di genio: non a caso il regista del film è il caro Sean Penn! Ora posso rispondere a mio padre quando mi accusa di darla vinta ai dispensatori di luoghi comuni quando sostengo che mio cugino quattordicenne deve possedere un cellulare. C'è del bello nell'essere tutti collegati in questa rete gigantesca comunemente chiamata Internet, c'è qualcosa di magico nel poter condividere le proprie emozioni persino con sconosciuti, perché nessuno può più sentirsi solo, in questo modo. Sicuramente mi verranno a dire che tutti i contatti che ci facciamo sul web sono fantasmi, sono spesso dei fake, che non è gente reale, per farla breve. Sì, d'accordo, ci vogliono gli amici in carne ed ossa, ma possono anche esserci gli amici immaginari, come dice grushenka, quelli conosciuti attraverso un computer. E' questo che rende speciale quest'epoca, ora mi è chiaro; abbiamo capito che Dio ha messo la bellezza non solo nella natura incontaminata dai nostri motori, ma anche nella mente umana, e nelle sue (spesso) incomprese creazioni. E' venuto il tempo di lasciare in pace le querce e iniziare a mettere i libri in sottilissimi parallelepipedi di silicio (Kindle, IPad, ecc.), di mandare un mms, invece di aspettare il giorno dopo per scrivere una cartolina, di aggiornare in tempo reale il tuo blog, perché tutti, ma proprio tutti, possano essere lì con te, mentre rendi magnifica la tua esistenza. Deve esserci qualcosa di maledettamente ingenuo in quello che scrivo, ma non lo ammetterò mai, chi mi conosce lo sa. Vedo la bellezza dell'istante colmo di significato che si ha avuto il coraggio di cogliere al volo, prima che diventasse fuggente insieme a migliaia di altre occasioni perse. E la tecnologia sola ci può dare questo, in alcuni casi. Per dare il contentino ai romantici, ci si può ancora mettere a correre nella pioggia come Nicolas Vaporidis in "Notte prima degli esami", ma mai vorrei tornare indietro, negli anni delle comunicazioni lente, quando potevi sentire i chilometri trascorrere come fossero ore. Persino la riflessione è portata in poche frazioni di secondo sulle spalle dei nostri neuroni, perché chi studia il nostro cervello ha scoperto anche quello. La razionalità deve diventare innata, sottomessa alla creatività del singolo, alla giustizia primitiva dell'animale sociale che è l'Uomo. Non è tutto troppo facile, come dice qualcuno, come pensa Christopher in "Into the wild". Sono diventate facili le cose prima scomode, ma la verità è sempre lì, e ogni uomo intimamente la conosce. Il tempo ci serve per tirare fuori quella verità, per quelle esperienze che ci fortificano e ci fanno crescere come individui, ma basta un click per condividere questi avvenimenti. Posso concedervelo, quest'ultimo particolare può essere inquietante, ma è solo questione di testa, poiché alcune esperienza se celate si ingrandiscono e esalano fragranze benefiche, altre esplodono o muoiono nell'indifferenza. Sta alla persona scegliere se premere il tasto "Condividi" o meno, ed sta tutto dentro al nostro cranio. E il suo contenuto va protetto, essendo l'intelligenza la nostra peculiarità. Ma ci sono momenti dove bisogna buttarsi, e fare ciò che si desidera fare. Senza starci a pensare, solo per il gusto di provare. Un verbo che sa talvolta di tè dolce allo zenzero, talvolta di ginger, di spezzatino al chili. Sempre piccante comunque, e dentro hai la sensazione di assistere, di essere partecipe di qualcosa di bello, o della Bellezza in sé. Come disse John Keats, "a thing of beauty is a joy forever". Quando sentirete questo nel profondo del vostro cuore, saprete di non dover premere il tasto "Condividi". Fidatevi, capirete: dopotutto siamo esseri umani. 

Un secondo tag per grushenka: dal punto di vista puramente musicale, la colonna sonora è di un certo Eddie Vedder, ti fa piacere che me ne sia accorta?

martedì 24 luglio 2012

Sono stata dove volano alti i diavoli

So bene che questo non è un diario di bordo, ma qualcosa su Londra devo scriverla. E' enorme, sei zone diversissime l'una dall'altra. E c'è una daily travel card per attraversarle tutte, per ventiquattrore, con qualunque mezzo pubblico, e costa appena 4 sterline. Beckenham, il quartiere residenziale dove vive la mia Host Family, e dove è situato in King's College, è zona cinque, tranquillo, silenzioso, con basse case di mattoni e legno, che ogni volta che passa una macchina tremano tutte, tanto che alla mia compagna di stanza per un momento tornava l'angoscia del terremoto. E' una dolce ragazza, all'inizio aveva qualche problema con lo spicy food(cibo piccante), e con i piatti tipicamente inglese che il signor Cullen, il nostro daddy inglese, ha cucinato durante la nostra prima settimana. Però alla fine anche lei si è affezionata alla famiglia, e soprattutto, meno intensamente di me però, credo, alla city. Gli spazi ampi e strapieni di gente, così squallidi a volte eppure così vitali e colorati, vissuti a pieno da giovani che li hanno resi il loro playground(terreno di gioco). Questo ho pensato giovedì scorso, verso le cinque e mezza ora locale, vedendo le rampe e le piste da ballo clandestine a South Bank Centre, dove si erge la ruota panoramica detta "London Eye"(occhio di Londra).                                                                                                       
E' davvero un luogo poter lasciar correre la mente, dove io personalmente ho perso la testa, anche perché la mia sorellina fa skateboard e ha quasi imparato a fare l'Ollie, il che mi rende
molto fiera e, sul momento, mi trasformò completamente. Non so proprio come descrivervi questa situazione, davvero. Era come se in quel posto, in quel preciso istante, io potessi essere me stessa, libera dagli sguardi corrucciati degli invisiosi e dei benpensanti, lontana mille miglia dal giudizio dei più. Vedevo questi ragazzi, bianchi e neri insieme, in fondo a questo ex- garage disseminato di graffiti spettacolari, a ballare per terra la break- dance e a fare acrobazie e sentivo di possedere la forza di spiccare il volo, di spazzare via ogni ostacolo, etico o materiale che fosse. Ma quel prezioso, inestimabile mezzo sorriso che fa diventare raramente le mie giornate indimenticabili mi ha colto il 15 luglio, quando avevo diciassette anni da appena dodici ore. Camden Town. Grande, vivace, popolata dalla più esuberante schiera di giovani che abbia mai visto. Al secondo negozio mi sono letteralmente messa ad urlare dalla felicità. La commessa, una ventenne biondo platino dal trucco pesante, numerosi piercing facciali e completo gothic mi ha squadrato con stupore, proprio lei che sembrava uscita da "Sid e Nancy" con Gary Oldman. Ho comprato solo da lei, perché la trovavo bellissima. Adoro le mie calze di lana autoreggenti a strisce arcobaleno, non vedo l'ora di indossarle, a Natale o a Capodanno, si vedrà... E le strighe per i miei adorati Dr. Martens, e la mia cravatta nera!! Oddio ogni tanto devo guardarli per credere di averceli sul serio!! L'immagine che traspare da queste righe è di una fanciulla un po' shop- addicted, ma non mi interessa. Dopo le voci che giravano sul mio conto l'anno scorso in classe ho promesso alla mia coscienza che non giudicherò più nessuno, e smetterò di prestare ascolto alle malelingue che si bisbigliano sulla sottoscritta, in primis. Camden Town e South Bank Centre mi hanno dato una lezione importante, anche se nel profondo sono consapevole di averla sempre perlomeno sospettata: c'è posto e posto dove fare quello che davvero ti senti, ma nel tuo cuore, non puoi permetterti di essere diverso da come sei, mai! Right here, right now, You are you, and you can't change yourself.
Hey, sono sempre io, Strummer, e sono stata dove volano alti i diavoli.

sabato 7 luglio 2012

London Boulevard

Questo è un arrivederci. Perché, per la terza volta, andrò in vacanza studio in Inghilterra! Parto domani pomeriggio dall'aeroporto Marconi di Bologna e torno il 22. Due settimane piovose, dice il meteo. Spero vivamente che si sbagli come si è sbagliato in questi giorni: giovedì doveva piovere e invece ho dormito in tenda a Correggio, e non è scesa neanche una goccia. Di nuovo festeggerò il compleanno lontano dal caldo, dall'afa, e dai miei affetti. Spero non succeda come l'estate tra la prima e la seconda media, quando la torta l'ho buttata perché non commestibile. Era davvero una torta schifa! Sì, sto leggendo il giovane Holden, e quel ragazzino sfigato mi sta proprio simpatico. Alle mie amiche non è piaciuto, ma a me sì. E' sempre così, ma è per questo che voglio loro un mondo di bene, perché siamo opposte nei gusti. Poco importa, sto finendo di pesare la valigia, e ho una paura boia di non riuscire a farmi capire, ma soprattutto di non passare decentemente il test d'ingresso! Tra la seconda e la terza media, cavolo, mi hanno messa ad un livello bassissimo la prima settimana, perché nel compito c'era un esercizio sul futuro che a scuola non avevamo ancora studiato. Poi per fortuna se ne sono accorti che era un po' più avanti e mi hanno spostata al livello intermidiate. E' a quello che punto quest'anno, cazzo, sono persino uscita con otto in inglese. Oggi mi rileggo le schede grammaticali che ci ha dato la prof., così per sicurezza. C'ho una paura che non si può immaginare, ma forse mi farà bene dirlo a voi, magari migliora. In questo momento sto ascoltando "On My Way" di Phil Collins, la canzone di Koda fratello orso. Mi da la carica, spesso mi capita di metterla su prima delle verifiche, magari il giorno che precede una versione, che è secondo me il compito in classe più peso, perché devi sapere tutta la teoria e non sai che argomenti ti possono capitare mentre traduci. Ma ora non importa, le venti versioni che ci ha appioppato la prof. me le faccio ad agosto, ora non voglio pensarci. 
Notizia rock 'n' roll: su consiglio di grushenka, mi sono scritta gli indirizzi e le fermate della metropolitana dei luoghi più alternativi e importanti per il british rock. Abbey Road, dove i Beatles hanno scattato la foto per la famosa copertina dell'album omonimo, Baker Street con la casa museo di Sherlock Holmes, e via discorrendo. Spero di passare per Candem Town, ho sentito dire che ci sono certi negozi Gothic che a una mia amica piacciono un sacco, ma lei mi ha dato circa l'indirizzo di un negozio di roba giapponese; voglio che le cavi un paciugo da là dentro. Un'altra mia amica vuole qualcosa di strano, le altre sceglieremo io e la Mari, mia compagna di stanza nella nostra Host family. Okay, di nuovo il panico... Calma, Strummer, pensa a quanto sarà bella la tua foto scattata davanti alla boutique SEX. Sì, esatto, quella è una tappa imperdibile. Magna calma, su, magna calma. Arrivederci al prossimo post!! 
Eternamente vostra, Strummer  


venerdì 6 luglio 2012

River flows in you

Sto prendendo seriamente in considerazione l'opportunità di ricominciare a suonare il pianoforte. E, caso strano per una come me, abituata a nuotare sempre fuori dagli schemi, la voglia mi è tornata ascoltando questo brano classico- contemporaneo di Yiruma, proposto insieme a Kiss the rain per la colonna sonora dell'ormai famosissimo e odiatissimo Twilight. Per fortuna nessuna di queste due bellissime tracce sono mai apparse come sfondo dell'aberrante trasposizione cinematografica del fenomeno americano sui vampiri; Bella's Lullaby è stata composta, infatti, da Carter Burwell, come tutte le musiche del film. Per dire tutta la verità, il primo capitolo della saga non mi è dispiaciuto (ho il dvd), ma il resto, boff, da vomito. Ad ogni modo prima di imparare a suonare questo pezzo, per niente semplice devo dire, mi occorre qualcuno che mi aggiusti gli otto tasti rotti del piano elettrico, che scendono e gli tira il culo tornare in riga. Sapete consigliarmi un buon accordatore, o qualcuno che se ne possa occupare?

giovedì 5 luglio 2012

Lontananza

Vago impaurita nel vuoto
che hai lasciato, sconfinato. 
La bufera del cuore, cieca, 
scolorisce i passanti;
lacrime legittime, brillanti
fan di ghisa questo moto viscerale, 
fanno me la stessa tua cangiante emozione. 

Il mio cervello mentiva, non sono un'amica. 

mercoledì 27 giugno 2012

Read before Imagine

Dicono che in Italia ci siano più scrittori che lettori, è da un pezzo che lo sento ripetere. Penso che sia vero. Eppure continuo a ripetermi che i libri sono al serviszio degli scrittori, perciò leggo a tutto spiano. 

E' da un pezzo che non scrivo di libri, mi pare.
Inizio dicendo che, fatto bizzarro, sono capace di scrivere di libri, ma comincio a chiedermi se scrivere libri, scrivere storie, sia la mia strada. Sono incostante, mi faccio prendere dalle trame che mi vengono in mente, e appena mi viene un'altra idea, finisco sempre per ritenerla migliore di quella precedente, comincio ad elaborarla, ma poi la faccenda torna daccapo. Che seccatura, ho tutti questi spunti messi in fila su un blocco di carta, e non riesco a portarne a termine uno senza lasciarmi sedurre dagli altri! Una volta, forse, le cose andavano diversamente. Perché non avevo niente di speciale che mi tenesse legata alla realtà, quindi lasciavo viaggiare l'immaginazione. Vivevo nelle mie storie, perché qui non c'era proprio niente a cui pensare. Questo accadeva quando ancora non mi sentivo parte di un gruppo, quando consideravo i ragazzi dei vermi senz'anima, quando andavo dietro a un fighetto bello ma vuoto, quando non amavo, ma servivo, solitaria, le cieche aspettative degli estranei più insulsi. Ora è diverso, è cambiato tutto. Sono solidamente ancorata a questo mondo da una cerchia di amiche di cui non posso più fare a meno (e questo mi rende felice, perché mai mi sono sentita più viva), ho rivalutato il ruolo degli uomini nella mia vita grazie ad nuove amicizie, contatti ripristinati e convivenze obbligate, ma soprattutto, soprattutto mi sono innamorata. Con i ragazzi che mi sono piaciuti fin ora pazienza - erano dei citrulli di tredici anni o giù di lì, che non conoscevo neanche tanto bene - era semplice; è facile narrare un'avventura quando hai solo un volto e dei tratti caratteriali fondamentalmente imprecisi e stereotipati con cui rapportarti. Come si fa, invece, ad ispirarsi ad una persona quando la conosci tanto bene e ami talmente il modo in cui è fatta, ogni cosa che compone l'idea di quell'individuo, che vorresti rappresentarlo esattamente com'è? Ovviamente questo non ti è concesso, però, perché non vuoi che sia palese che ti sei innamorata di lui, proprio di lui. Eccolo il problema di fondo, l'ho trovato! Non riesco a scrivere qualcosa senza metterci quel brivido, quel po' di colore che solo una love story ti può dare. Non ce la faccio davvero a immaginare un racconto senza l'Amore, ecco. E visto che in testa ho lui, sempre lui, che cazzo posso fare, se non metterci lui nella tresca? Troppo simile al vero non posso rappresentarlo, sennò se ne accorgono tutti, anche se penso che si veda un casino anche senza bisogno di specificarlo. Evvai, mi ci voleva proprio una valvola di sfogo, non potevo tirare avanti a questo modo! Comunque, qualcosa di bello e di completo e finito voglio che salti fuori da quest'estate, anche se trascorsa lontano da ehm.. avete capito va!
Ad ogni modo, visto che devo ampliare i miei orizzonti e conoscere gente nuova, meglio cambiare argomento... 
Ecco la mia lista di libri da leggere prima che ricominci la scuola:
Il buio oltre le siepe - Harper Lee (finito)
Maus - Art Spiegelman (finito) 
Blankets - Craig Thompson (in dirittura d'arrivo)
L'angelo nero - Antonio Tabucchi 
Mastro don Gesualdo - Giovanni Verga (compito di italiano) 
Frankenstein - Mary Shelley (compito di inglese, versione ridotta di molto)
Il giovane Golden -J. D. Salinger
Mattatoio n. 5 - Kurt Vonnegut (ne parlano in Footloose)
Piano Meccanico - Kurt Vonnegut (compito di filosofia)
I Malavoglia - Giovanni Verga (compito di italiano, avrei dovuto leggerlo in prima superiore con l'altra prof, quindi in forse)

martedì 19 giugno 2012

L'amore si cela

Love hides in the strangest places
Love hides in familiar faces 
Love comes when you least expect it
Love hides in narrow corners
Love comes for those who seek it
Love hides inside the raimbow, yeah
Love hides in molecular structures, yeah 
Love is the answer

Provate per conto vostro a tradurre questo breve testo di Jim Morrison and The Doors, tanto non è complicato, sono per la maggior parte frasi fatti sul più vecchio e contato sentimento dell'universo. Oggi intendo fare ben altro; oltre al fatto che c'è ancora qualcuno fermamente convinto che i Doors appartengano al genere Punk, quello di Johnny Rotten e Joe Strummer, per dirla spiccia, mentre anticiparono il movimento britannico di un quindicennio,  voglio dimostrare che i testi di Morrison sono in possesso di una carica poetica che consentono loro un'autonomia incontrastata dalla musica. Prendete "Love Hides", apparsa nel disco "Doors in Concert": la melodia è immediatamente riconoscibile come loro, ma è monotona, e la voce di ottone & cuoio di Jim rimane pari, senza troppo fronzoli o mutamenti. Parla, come spesso fa nelle sue canzoni, ma il brano è relativamente corto e, come ho già cercato di rendere, privo di tensione. O forse no, la tensione potrebbe stare proprio in quei due minuti e cinquanta di versi semplici, orecchiabili, in rima, che racchiudono l'essenza dell'amore, o quasi. Negare la superiore capacità di Morrison nel comporre testi sarebbe come negare che Prévert abbia sintetizzato le stesse emozioni in Alicante
Un'arancia sulla tavola
Il tuo vestito sul tappeto
E nel mio letto tu
Dolce presente del presente
Freschezza della notte
Calore della mia vita. 
Senza un verbo, senza complementi di tempo, di modo, di fine, di causa, come accade spesso nelle poesie d'amore. Ma Prévert e Morrison sono poeti moderni, vivaci, sempre nuovi, sempre diversi, sempre se stessi. C'è certamente una componente autobiografica in questi versi del poeta francese, che attraverso con la sua vita e la sua opera tutto il Novecento, ma esso appare anche nei testi del gruppo rock. C'è spontaneità, novità, ma anche significati nascosti(si pensi al testi di Soul Kitchen), c'è immediatezza di comprensione, talvolta(Hello, I Love You dei Doors e Baciami di Prévert).
Ci ho provato, non penso di aver convinto nessuno, sono perplessa. Devo ritornare a scrivere post a pieno regime, sennò chi lo legge più sto piccolo angolo di mondo digitale? Un confronto azzardato, ma sono sempre io, Strummer :)
Sono tornata.

sabato 12 maggio 2012

Antica speranza


Per i popoli dell'antichità(ce lo dice Esiodo nella sua Teogonia), la speranza era il male più terribile - la intendevano come "illusione"-, l'unico rimasto chiuso nello scrigno di Pandora. Siamo proprio sicuri?

Tu, che voli con lieto peso, falco d'argento,
mi gettasti in una voragine bagnata dal firmamento.
Caddi così, Lucifero ancor troppo viva era,
non ti curasti di me, impacciata chimera!
La tua volta celeste di gioia tanto splende,
che ancor mi tiene in vita – Oh, che fatica
nutrire il braciere!

Ho realizzato che il randagio più caro
può reggerti la morte.
Di notte al sole nel buio inaspettato
inconsapevole hai morso il mio cuore.

Eppure muterei forma, colore,
cambierei l'anima, il volto,
per il tuo amore.
L'ho perso nella caduta, devo ritrovare l'ardore
di comunicarti roca la mia illusione.
Ho paura, ma spero che non sia stato errore banale,
pensar e credere di averti così, al naturale.

domenica 22 aprile 2012

Otto anni e Protestante

Alle elementari, a Parigi, abbiamo parlato poco della Riforma, in Storia. Abbiamo fatto solo le guerre di religioni in Francia, come potete immaginare, dalla pace di Cateau- Cambrésis in poi. Quest'anno invece abbiamo studiato per bene le modifiche dottrinali introdotte da Martin Lutero, e mi ha colto come un rivelazione. 
Prima di tutto mi ha affascinata la figura di quel monaco agostiniano che nel primo quarto del VI° Secolo ha spaccato il mondo in due. E' semplicemente incredibile la sua opera; nei decenni più bui e corrotti della Storia cattolica, un uomo nato lontano da Roma si è ribellato a questo marciume, difendendo i poveri e gli ignoranti dai soprusi di una Chiesa che, interessato solo ed esclusivamente al denaro e al potere temporale, sfruttava il terrore dell'eterna dannazione per ricostruire la Basilica di San Pietro, attraverso la vendita delle indulgenze. Il cinico e mediocre Leone X inizialmente non da' peso alle 95 tesi di Lutero, ma dovrà presto ricredersi. Le sue opere - "Alla nobiltà cristiana di nazionalità tedesca", "La cattività babilonese della Chiesa" e "La libertà del cristiano" -, grazie allo sviluppo della stampa a caratteri mobili, ben presto fecero il giro del mondo allora conosciuto. Lutero venne scomunicato, ma bruciò la Bolla papale insieme ad alcuni testi di diritto canonico. Nonostante quest'ennesimo gesto, apparentemente violento, a simboleggiare la definitiva spaccatura con il cattolicesimo, il teologo tedesco si dissocerà dai saccheggi e dai massacri compiuti da contadini e cavalieri perpetrati in suo nome, dal 1522 in poi.
Nel giugno del 1530 venne presentata all'Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico la Confessione Augustana, e Carlo V non poté fare che ascoltare. La Riforma di Lutero non solo aprì le porte alla libertà di culto, ma fu importante anche per l'economia moderna. Infatti, mentre il Papato considerava disdicevoli i mestieri che avevano a che fare con il denari(mercante, banchiere...), il Calvinismo(religione protestante introdotta a Zurigo da Jean Chauvin, teologo che aveva apprezzato alcune parti della riforma luterana, come la semplificazione della messa e i due sacramenti e mezzo(battesimo, comunione, confessione come mezzo- sacramento), fonda la ricerca della chiamata divina nell'impegno lavorativo, e quindi incoraggia i mercanti ad investire, cogliendo nei successi segni della benevolenza di Cristo. Per questo motivo, ancora oggi, il Calvinismo è praticato soprattutto in Svezia e in quei paesi dove regna il capitalismo più evoluto. Inoltre, la traduzione della Bibbia di Lutero ha posto le fondamenta per il tedesco moderno. 
In quarta elementare c'era un solo bambino protestante nella mia classe, a Parigi, si chiamava Bruno. Me lo ricorderò sempre, il giorno in cui lo imparai tornai a casa e dissi che ero protestante. Avevo otto anni, probabilmente non sapevo neanche il significato di quel vocabolo. Ora però me ne rendo conto, e sapere quello che ci sta dietro mi fa venire quel famoso mezzo sorriso, che vuol dire: «Proprio questo aspettavo, solo che non sapevo dove trovarlo». 
Battezzarsi però è un'azione lontana, un po' per paura di non fare la scelta giusta, un po' perché comunque mi da' ancora un poco l'idea di due catene da cui non puoi liberarti. Sarà ben bello così, no? Infondo io e Lutero siamo identici: non ci serve un tramite per arrivare a Dio, siamo un tutt'uno con una scala invisibile. Perché Lui ci guarda e sorride, perché quello che ci capita, quello che facciamo, Lui lo ha fatto migliaia di volte. E' come se Lui fosse in noi, in ognuno di noi. Ci consiglia, ci ama, non ci giudica, ci perdona. Con o senza battesimo, dentro o lontano dalla chiesa, Lui c'è. Anzi, André Gide direbbe che è nel peccato che Dio ci è più vicino. Sorride, e si sente più umano, quando noi ci sentiamo maggiormente Suoi figli. 
Date pure la colpa alla mia formazione umanistica attualmente in corso, ma credo che il mio Dio sia un sinolo di tutti gli dei dell'Olimpo, un Dio antropomorfico, umano, con i vizi, i pregi, i desideri di noi mortali, che ha voluto trasmetterci perché la vita, che è preziosa proprio perché ha un confine, fosse perfetta, perché ogni attimo di dolore o di gioia fosse da assaporare come l'ultimo. Eccolo, il mio Signore, il mio daimon socratico personale, perfetto nella sua imperfezione, saggio perché ha imparato dagli strafalcioni dei suoi figli, molteplice perché dimora in ogni essere umano, eterno per una scherzo del Destino.

sabato 14 aprile 2012

Melodie fulminanti

Durante le vacanze pasquali ho comperato un vecchio numero di "Poster", un mensile per ragazzine oche che contiene di norma due mega-poster e le cui pagine sono costituite da mini-poster recanti sul retro la descrizione dell'immagine. Mi è andata grassa che era un numero dedicato ai gruppi Rock. Così ho coperto una buona parte del mio armadio con i ritratti dei miei beniamini, per l'esattezza: Green Day, Verdena, Blink 182, Nevruz e Simple Plan.
Questi ultimi li ho appesi solo perché hanno suonato la sigla dell'ultima serie di Scooby Doo, e io vado matta per i cani fifoni(insieme a grushenka sono una fan di "Leone il cane fifone"). Io e Nevruz abbiamo in comune che ascoltiamo i Nirvana, ci vestiamo male, che siamo pazzi scatenati e folli veri. I Verdena mi piacciono perché, come dicono loro stessi, fanno Rock in Italia, non Rock italiano, è diverso. I Green Day li ho sposati fino a American Idiot, perché fino al quel loro meraviglioso settimo album, come dice lo stesso Billie Joe, sono pieni di rabbia e nient'altro, sono vuoti. Già, il vuoto, bella sensazione, vero? Qualche volta a questa mia testolina confusa un po' di cloroformio farebbe bene, credo.
Vi siete accorti che ho lasciato indietro una band? Certo, questa "recensione" vuole essere principalmente dedicata a loro: i Blink 182.
Premettendo che il mio preferito del tre musicisti pop punk statunitensi è Travis Barker, il batterista pieno di tatuaggi, fino a una settimana fa non li avevo ancora ascoltati seriamente.
Ma incominciamo del principio... Lunedì per caso sono finita su "American Pie - il primo assaggio non si scorda", film commedia squallido ma divertente, devo dire. Dovete sapere che dopo aver guardato un film io vado sempre su YouTube e mi ascolto tutte le soundtracks. Bene, c'erano loro, con "Everytime I Look for You" e "Mutt". La Teti mi ha prestato una chiavetta con trentotto brani, e li ho ascoltati tutti in un pomeriggio di relax totale(era ieri, mi pare), insieme a compilations degli Oasis e dei Red Hot Chili Peppers.
Insomma, veniamo al sodo... Ho riscoperte in tracce come "Dammit", "All the small things", "Dumpweed" e "What's my age again" la fulminante efficacia testuale e melodica dei Primi Green Day, con l'unica differenza(lo ammetto, non del tutto indifferente) di una maggior orecchiabilità.
La capacità di concentrare il meglio delle emozioni in meno di due minuti e mezzo e la forza di martellanti grancasse e piatti, uniti all'ironia di videoclip esilaranti - vedi "First Date" -, è questo ciò che mi aspetto da una band revival punk, e i Blink hanno pienamente soddisfatto le mie aspettative. Si pensi inoltre all'elevato numero di covers illustri da loro interpretate("The Longest Line" dei NOFX, "A Letter to Elise" e "Boys don't cry" dei Cure), anche se rispetto ai loro colleghe Green Day dimostrano minor capacità di innovazione compositiva, proprio a causa delle numerose covers. Nonostante ciò, la voce di Tom è una piacevole novità per le mie orecchie, abituate al suono graffiante e cupo dei versi di Billie Joe Armstrong e del caro John Lydon. Staremo a vedere se il gruppo si evolverà dopo essersi riunito nel 2009 dopo lungo silenzio. Mi consola la convinzione di Travis, che in un'intervista dice: "Molti dicono che chi decide di far parte di una punk rock band non sa che cosa sta facendo. In realtà, io sono molto serio riguardo a queste cose e so perfettamente dove voglio arrivare". Lui ci crede, e anch'io.

Io egemone

"Sostiene Pereira" mi è piaciuto talmente tanto che voglio proprio scriverci su qualcosa. Non ho il libro sottomano quindi le citazioni non sono puntualissime, ma il titolo di questo articolo me lo ricordo bene perché devo averlo sottolineato due volte con la matita celeste, come parola interessante, da cui partire per fare una riflessione.
Innanzitutto, credo lo si possa definire un romanzo filosofico. Leggerlo è stato un po' come quando si iniziano a studiare i primi filosofi greci, quelli impegnati a cercare l'arché, il principio di tutte le cose. Più vai avanti e più pensi che questi dovevano farsi di chissà cosa, nient'altro. Poi arrivano Platone e Aristotele, e lì sì che si incomincia a ragionare. La prof. inizia a fare delle belle discussioni, ci si sbizzarrisce, emergono i pensieri contorti e illuminanti di compagni che prima ritenevi stupidi e inutili alla tua classe, perché di cretini ne aveva già abbastanza. Ecco, leggere "Sostiene Pereira" è stato così; all'inizio c'è un vecchio giornalista solo, triste, grasso, sempre sudato, con la fobia della resurrezione della carne, che non faceva altro che mangiare roba fritta e limonate metà zucchero, metà succo di limone. Poi arriva un ragazzo biondo, di origini italiane, Monteiro Rossi, che scrive necrologi anticipati e ricorrenze improponibili per il regime salazarista in cui è ambientata la vicenda, troppo rivoluzionari e esterofili per un Paese, come il Portogallo del 1938, attaccando con ferocia, ad esempio, Marinetti e D'Annunzio. Nonostante tutto, Pereira conserva i pezzi, e paga il giovane praticante. Non sa neanche lui perché lo sta facendo, lo ripete alla fine di ogni capitolo. Eppure pian piano qualcosa cambia, in quell'uomo solo, vecchio e mediocre, che si interessa solo di letteratura e non si schiera mai apertamente contro il regime. Grazie all'amico cardiologo e psicologo dottor Cardoso, Pereira realizzerà che è giunto per lui il momento di mettere da parte la sua precedente carriera di cronista e la dolorosa scomparsa della moglie, col ritratto della quale parla ogni giorno, di elaborare il lutto e smetterla di vivere nel passato. Pereira si pentirà della sua vita passata senza mai prendere posizioni decise, e compirà infine una dolorosa e appassionata presa di coscienza. 
La principale componente filosofica del romanzo è l'esposizione da parte del dottor Cardoso della "Teoria della Confederazione delle Anime", messa appunto dai filosofi francesi Théodule Ribot e Pierre Janet. Secondo la suddetta tesi non esisterebbe nel nostro corpo un'anima sola, ma ce ne sarebbero numerose, intese come personalità, che, susseguendosi una dietro l'altra al comando dell'individuo, prenderebbero di volta in volta il nome di io egemone, costituendo una nuova norma di breve durata. 
Il racconto ci lascia intendere(o perlomeno a me piace vederla così) che Pereira con la sua presa di coscienza acquisisca l'io egemone che conserverà fino alla fine dei suoi giorni, come espressione della sua vera essenza. 
Un uomo che usava pubblicare le sue traduzioni di autori francesi nell'anonimato, per non lasciar intendere che la pagina culturale del "Lisboa" era formata da lui solo, quindi per orgoglio, finalmente firma col suo cognome di origine ebraica(espediente di Tabucchi per commemorare il popolo israelita, colpito dall'odio della dittatura nazista) il necrologio del giovane Monteiro Rossi, ucciso a sangue freddo dai sostenitori del regime di polizia instaurato nella città.
"Sostiene Pereira" mi ha enormemente colpita. Ho visto nel percorso di formazione del protagonista il viaggio di ogni uomo, impegnato quotidianamente nell'identificazione di problemi, spesso più grandi di lui, e combattuto tra l'allettante e serena opportunità di voltare la testa, di non guardare, e la doverosa, ma insidiosa prospettiva di fare qualcosa, nel proprio piccolo. Dopotutto Pereira è una persona mite, tranquilla, non ha mai avuto problemi con la censura, è un uomo di tutto rispetto. Perché dovrebbe immischiarsi alla causa repubblicana, perché dovrebbe andarsene via, in Francia, simbolo di libertà? Dopotutto è un letterato, non centra niente con la politica. Eppure fa ciò che è giusto, perché va fatto. Perché deve recuperare il tempo perso, come chi esce dopo quattro anni da un convento in cui è stato recluso per possesso di marijuana, come chi si accorge dopo anni che la persona giusta ce l'ha sempre avuta davanti, solo che non la vedeva, forse perché daltonico(mio caro Harry, una visita dall'oculista?). Soprattutto, secondo il mio modestissimo parere, perché "Il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso. Quale sarà il tuo verso?"(L'attimo fuggente). 
Arrivederci alla prossima "recensione": quasi sicuramente la scriverò su un grafic novel, Watchmen, gentilmente prestatomi da F.T..

giovedì 5 aprile 2012

I diritti inprescrittibili del Lettore - Daniel Pennac

I. Il diritto di non leggere
II. Il diritto di saltare le pagine
III. Il diritto di non finire un libro
IV. Il diritto di rileggere
V. Il diritto di leggere qualsiasi cosa
VI. Il diritto al bovarismo (malattia testualmente contagiosa)
VII. Il diritto di leggere ovunque
VIII. Il diritto di spizzicare
IX. Il diritto di leggere ad alta voce
X. Il diritto di tacere
(Daniel Pennac, Come un romanzo)

1) Avrei voluto dire alla mia prof. di italiano che i libri che ci ha dato da leggere durante l'anno scolastico mi hanno fatto cagare alla seconda pagina, e invece me li sono letti tutti e tre perché sono troppo ligia. Amo il motto della mia Teti, quando dice: «Io mi sono rifiutata!»
2) Nel mio caso non è è proprio come quando Harry dice a Sally: «Quando compro un libro io leggo l'ultima pagina per prima, così se muoio prima di finire so quello che succede», ma poco ci manca. Nel senso che se vedo che la narrazione non va avanti apro a caso un paio di pagine dopo, ma credo che questo sia un'abitudine assai comune. 
3) "Piccole Donne", "la Freccia Nera" di Stevenson, "la Lunga Marcia" di King, "Johnny Rotten, L'autobiografia"... Sono solo alcuni dei bellissimi libri che ho lasciato a metà, promettendo a me stessa di finirli, prima o poi...
4) "La compagnia dei celestini" di Stefano Benni, capolavoro della mia IV Ginnasio, pienamente apprezzato in I Liceo. 
5) Eh sì, leggo anche le rubriche hard di Cosmopolitan e i Vangeli Apocrifi, oltre ad Andrè Gide.
6) Come recita la quarta di copertina di "Lilli de Libris e la biblioteca magica" di Jostein Gaarder e Klaus Hagerup, "Quando leggo un libro che mi piace, è come se i miei pensieri volassero via oltre la pagina che sto leggendo; cioè il libro non è solamente parole o figure sulla carta, ma tutto quello che io stesso immagino mentre leggo". 
7) Oh, come vorrei leggere un libro su un ramo, addormentarmi, rincorrere il Bianconiglio, uccidere il Ciciarampa e svegliami cadendo dall'albero!...
8) A volte capita di leggere più libri contemporaneamente, soprattutto se sei in possesso di un Kindle. Ed è così bello andare a piluccare in giro per i tomi già esplorati e riscoprirne i proverbi e le sagge frasi(perciò non apro libro senza avere una matita in mano xD). 
9) La mia sorellina si infastidisce se lo faccio, ma negli anni leggere ad alta voce mi ha aiutata a combattere la timidezza. 
10) Tacere, tacere... A volte di certe cose non parlo con nessuno, ma poi arriva quel personaggio, che guarda caso sta passando un periodo simile al mio... Ci accompagniamo vicendevolmente verso l'ennesimo mistero della vita. 
Firmato,
La vostra divoratrice di storie compulsiva, che vi adora e vi abbraccia. 
P.S: Starò fuori città fino a martedì, riuscirete a sopravvivere senza il racconto della mia patetica vita senza senso?!

Pilates

Non vi ho mica detto la novità! Pratico un'attività sportiva! Sì, proprio io, la ragazza più intera e scoordinata del pianeta, faccio pilates da quasi due mesi. Molti non lo considerano un vero e proprio sport, ma solo perché è ancora poco conosciuto. Vi assicuro che si fa una fatica bestiale. Si tratta di una specie di ginnastica a corpo libero, che si svolge soprattutto stando supini. Gli esercizi possono essere a corpo libero o richiedere dei particolari attrezzi. Il fine di questa disciplina è sviluppare tutti i muscoli del corpo, uno alla volta, allungare gli arti, combattere la rigidità. Lo adoro, se non fosse per quel dannatissimo magic circle! Dio quanto lo odio quell'aggeggio. La mia istruttrice me lo fa mettere tra le caviglia o tra le ginocchia, e a quel punto ovviamente sbaglio l''esercizio perché non capisco più che muscolo devo usare. Oggi però abbiamo preso il Foam Roller, un rullo spesso e di media lunghezza di polistirolo. E' stata una seduta rilassante, 'stavolta.
Il bello di questa disciplina è che, qualunque esercizio tu esegua, se sei concentrato senti il tuo corpo rigenerarsi completamente. Senti le vertebre della colonna vertebrale una per una, e con il culo sul Foam Roller è ancora più bello perché il sangue va verso le gambe e le senti leggere leggere. Immaginate questa sequenza: piedi sul Foam Roller, bacino sollevato. Per tornare in posizione neutra(spalle e bacino per terra, zona lombare sollevata nella cosiddetta "casa del topo"), bisogna chiudere la gabbia toracica e mettere per terra la spina dorsale una vertebra alla volta, e vi giuro che non è per niente semplice! Non per scoraggiarvi, se cercate un nuovo sport o se dovete praticare riabilitazione ve lo consiglio; Pilates era un paraplegico che si è rimesso in piedi ideando questo sistema di allenamento, che utilizza alcuni elementi dello Yoga(la respirazione) e del Do- in. Intanto per quello che mi serviva sta funzionando, mi sento più salda sulle mie gambe! E mi stanno venendo certi addominali! Vabbè la smetto con questa auto celebrazione, la mia istruttrice dice che sono portata e già per me questo è un gran bel traguardo!!
Mi rendo conto che la mia descrizione può è imprecisa e approssimativa, non sono una personal trainer. Per ravvivare l'attenzione di quei pochi volenterosi che sono giunti annoiati fin qui, vi faccio notare che il pilates è forse lo sport che contiene più allusioni sessuali che io conosca! Pensate solo alla Cadillac:

Vi giuro che la prima volta che l'ho vista ho pensato male, non so voi... 
E immaginate di dover fare su e giù con il bacino, appoggiati sulla zona lombare e con il Foam Roller tra le caviglie(l'ho fatto oggi). Io non ne so niente, ma la mia istruttrice dice che per le partorienti è un esercizio utile... xD


Se volete farvi un'idea di com'è un magic circle D: vi metto solo il link, ci manca solo che mi venga una sincope rileggendo i vecchi post... 

martedì 3 aprile 2012

T'adoro - Charles Baudelaire

T'adoro al pari della volta notturna,
o vaso di tristezza, o grande taciturna!

E tanto più t'amo quanto più mi fuggi, o bella,
e sembri, ornamento delle mie notti,
ironicamente accumulare la distanza
che separa le mie braccia dalle azzurrità infinite.

Mi porto all'attacco, m'arrampico all'assalto
come fa una fila di vermi presso un cadavere e amo,
fiera implacabile e cruda, sino la freddezza
che ti fa più bella ai miei occhi.

Quando non sapete cosa scrivere, cosa c'è di meglio che commemorare i grandi della lirica?
Io e le altre del Bruno Club amiamo Charles, perché è diretto e allo stesso tempo assolutamente struggente e pieno di romanticismo. I suoi giri di parole, la sua ironia, la sua sofferenza. 
I grandi poeti del passato servono anche a questo; lanciarti un messaggino, un po' di speranza, di sicurezza... Qualsiasi cosa tu stia passando, è capitata, prima o poi, a qualche grande scrittore, che nelle sue pagine dense di esperienza vuole trasmetterci la consapevolezza che non siamo soli. Qualche volta ci lasciano una soluzione, altre la Storia ci tramanda che le vicissitudini furono ai nostri maestri fatali. Ma questo non può e non deve scoraggiarci. «Scrivete, impegnatevi» sembrano urlarci dalle loro tombe. Naturalmente l'amore non corrisposto non portò Baudelaire alla morte, ma i suicidi per amore sono una lunga schiera di gru nell'Inferno di Dante. Fatto sta che, se loro non ce l'hanno fatta a sopportare il dolore, noialtri possiamo provarci, almeno. Chissà, se son rose fioriranno... 
La poesia aiuta, cazzo se da' una mano, eccome! Impresse sul foglio bianco, le emozioni si concretizzano, possono essere comunicate, se come Re Giorgio soffrite di balbuzie. Oppure, se il vostro scopo non è dichiararvi, è bellissimo rileggere le parole del proprio cuore, la sera, al caldo sotto le coperte. E ripetersi da sé: «Cavolo, è proprio vero». Non perdiamo la speranza, nella vita non si può mai sapere...

domenica 1 aprile 2012

Rassegna filosofica incompiuta

In questo periodo sono proprio in vena di classifiche. Il Bruno Club sta affrontando, negli ultimi tempi, una rassegna di film che si possono considerare, secondo il nostro modestissimo parere, "filosofici"; per lo meno dai quali si possano trarre stimolanti spunti di riflessione. Credo proprio che questa nostra saga personale sia iniziata circa a metà febbraio, quando ho portato ad un nostro incontro "Donnie Darko". A questo sono seguiti parecchi pomeriggi passati su facebook a discutere sulle possibili interpretazioni della pellicola. Poi, abbiamo visto "L'onda", un film tedesco del 2007 sull'autocrazia. E "V per Vendetta", dopo il quale mi sono letteralmente innamorata degli uomini con la maschera(V, il principe Filippo della "Maschera di Ferro", Zorro, ecc.). Ieri ho creduto di aver trovato il lungometraggio che avrebbe finalmente distolto mia madre dall'amore incondizionato per "Come eravamo", a mio parere il film romantico più brutto, triste e finto della storia del cinema. Invece "L'amore ha due facce", con Barbra Streisand e Jeff Bridges non le ha fatto né caldo né freddo; la solita commedia romantica. Però per noi ieri sera sono state quasi due ore di risate e lacrime; come sfatare il mito dell'Amore Platonico. Vi aggiornerò nel caso(sicuro) che a questi titoli se ne aggiungano altri. Baci.

P.S: riguardo al post "Parlami d'amore" del 24 marzo, sono felice di poter dire che qualcosa di dolce sono riuscita a metterlo assieme. E' una poesia in versi sciolti che ho attaccato con il nastro biadesivo accanto all'immagine di Euripide, vicino al cuscino. Ne vado orgogliosa, e mi commuove leggerla la sera. Non la pubblico qui solo perché se lui la leggesse capirebbe immediatamente; questo non deve accadere, non ora almeno.